Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

CON LA SCUSA DEL FUMO, INASPRISCONO I CONTROLLI (di Matteo Fais)

Un Paese come l’Italia, affetto dal grave male di un popolo succube e passivo, si ritrova funestato da una miriade di limitazioni da cui non esiste via di fuga. La pandemia, poi, ha dato la stura a questa tendenza a porre vincoli, già di per sé insita nel meccanismo politico, che dà tanto fastidio quanto incontra un certo gusto e piacere diffuso nei confronti dell’imposizione. Siamo la Nazione dell’uomo forte, non dimentichiamolo mai e, tutto sommato, durante il periodo in questione, non è azzardato dire che molti abbiano tratto un masochistico sollazzo dal distanziamento sociale, come dalla mascherina imposta e dallo stare in fila per farsi siringare.

Non stupisce quindi che il Potere si senta libero di prescrivere, in modo totalmente arbitrario, restrizioni di ogni tipo. Come a Torino, dove il Consiglio Comunale ha approvato una delibera che vieta di fumare all’aperto, a meno di non rispettare una “distanza di cortesia” di 5 metri dalle altre persone. In alternativa, bisogna ottenere il consenso di queste per potersi accendere una sigaretta, sigaro, o pipa. Persino per la sigaretta elettronica vale tale principio.

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Premesso che sicuramente, nello spirito di unire il dilettevole alla fregatura, questa sarà una buona scusa per far cassa in periodi di magra – è facile immaginare il vigile, munito di metro immaginario, che si accanisce contro qualcuno perché si trovava a 4 metri e mezzo, invece che a 5, da un capannello di persone –, la tragedia è che molti applaudono alla misura perché magari odiano il fumo.

Nessuno capisce come, permettere l’intromissione dello Stato finanche a questi livelli quotidiani della nostra esistenza, non produrrà risultati positivi. Ogni parte della nostra vita viene regolamentata e, soprattutto, partendo da una limitazione non si sa mai dove si va a finire, perché a una se ne aggiunge un’altra in una spirale perversa e incontrollata.

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Quel che sarebbe necessario capire è che, aprire le porte a tutto ciò, lentamente, ci condurrà a una situazione tendente all’assurdo e che, peraltro, sarà ben lungi dallo stabilire in modo netto il confine tra comportamento lecito e violazione della norma. Le situazioni che si verrebbero a creare risulterebbero pericolosamente simili a quelle relative al consenso sessuale.

Oggi come oggi, per capirci, nessuno ha ben chiara, oltre ogni ragionevole dubbio, la differenza tra questo e la violenza. Alcuni dicono – ecco il punto: dicono, ma non sanno con sicurezza – che ci voglia un “sì” esplicito della donna. Ma chi potrà poi realmente dimostrare che lei l’abbia proferito? Oppure, di fronte a una persona pronta ad affermare che tale consenso sia stato estorto, se non con la forza, quantomeno con un atteggiamento intimidatorio, chi sarà in grado di mostrare chiaramente la dinamica dell’accaduto? Ancora: la persona non deve essere sotto effetto di stupefacenti o alcol. Quanti stupefacenti o alcol deve assumere una per perdere la capacità di dare un assenso pieno? Per non parlare del fatto che, in un certo femminismo – e non si comprende quanto tale idea sia diffusa in società –, passa anche la visione secondo cui un ipotetico marito non può arrivare da dietro, con lo spirito di massima intimità che dovrebbe sussistere tra coniugi, e accarezzare il culo della compagna.

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Come si potrà notare, insomma, andare a regolamentare, soprattutto se lo si fa all’italiana, è ben lungi dal diradare le nebbie – ammesso e non concesso che sia giusto mettere di mezzo lo Stato, per fare chiarezza, in ogni aspetto della vita. Ciò può unicamente condurre ad abusi e violazioni arbitrarie a danno di malcapitati, magari unicamente perché antipatici o in ragione di una parola di troppo sfuggita di bocca.

Poi, nei commenti agli articoli di giornale, leggerete di gente che giubila con argomenti del tipo “Giusto, è assurdo stare fuori a cena, all’aperto, con il fumo del tavolo vicino che ti arriva addosso”. In tal caso, meglio sarebbe avvicinarsi alle persone che disturbano e chiedere la cortesia di smettere, invece di dover per forza avere lì i vigili pronti a scatenare l’inferno. Ma una cosa è certa: gli Italiani non arriveranno mai a pensare a tutto ciò. Si fermeranno molto prima, come al solito.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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