Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

CHIEDITI PERCHÉ UN GIOVANE MASCHIO SU TRE NON FA SESSO… (di Matteo Fais)

“I know she’s playin’ with me […]/ I may be dumb, but I’m not a dweeb/ I’m just a sucker with no self esteem” (Offspring, Self Esteem)

Ecco una ricerca interessante: secondo la Società Italiana di Andrologia, che ha condotto un’indagine su un campione di 500 persone, un giovane maschio su tre, dai 18 ai 35 anni, non avrebbe una vita sessuale, se non virtuale – volgarmente, si limiterebbe a farsi le seghe, guardando porno online.

Naturalmente, tali dati di per sé vogliono dire tutto e nulla, vanno insomma interpretati. I commentatori ufficiali, come il professor Alessandro Palmieri, presidente della società in questione, si soffermano su una sessualità oramai sganciata dalla componente relazionale e sulle ricadute per la natalità – che, come noto, va sempre riducendosi. Della qual cosa si potrebbe tranquillamente dire che, a livello di ricadute sulla vita personale, non frega un accidente a nessuno.

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Senza ambizioni socio-psicologiche troppo alte, e rimanendo nell’ambito di un’empiria molto quotidiana, si possono a ogni modo tentare alcune riflessioni forse più interessanti per l’uomo medio.

In verità, che un giovane uomo su tre, in quel range di età, se non oltre, non abbia mai visto la fica o la scorga di rado e per brevi intervalli di tempo – cosa più probabile –, non colpisce nessuno che ogni tanto metta becco fuori di casa, vada al mare, o prenda genericamente parte ad attività sociali dei tipi più disparati.

Malgrado lo sfoggio e l’esibizione di nudità a ogni angolo di strada, la cura maniacale per il corpo e il vestiario, le unghie pitturate con i disegni più incredibili e le foto scollacciate su Instagram, le tizie in circolazione tutto sembrano fuorché facilmente approcciabili. Praticamente, a meno di non rientrare nella categoria dei bellissimi o di coloro che non si capisce come ma esercitano un particolare magnetismo sul gentil sesso, un uomo comune – né basso né alto, né magro né grasso, né ipertrofico né macilento – può tranquillamente circolare per una città di medie dimensioni e sentirsi alla stregua di un fantasma.

Potete recarvi ogni giorno in palestra, in spiaggia, a correre, al bar – quindi evitare di fare gli hikikomori, confinati nella propria stanzetta – senza che una – fosse pure uno scaldabagno di 120 chili – vi degni di un sorriso o di un mezzo sguardo. Sì, qualsiasi uomo lo sa: trovare una donna, fosse pure una con cui intrattenersi una sera, senza che necessariamente questa diventi l’amore della propria vita, è praticamente impossibile, forse un pelino più probabile di vincere 500 euro al Gratta e Vinci. La situazione è fondamentalmente disarmante – questo parlando di uomini normali, in un’età tale da non essere considerati anziani, che non siano affetti da menomazioni gravi.

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Chiaramente, dopo un po’, è facile che il soggetto maschile si adagi in tale posizione senza uscita, anche perché, se persino procurarsi una scopata deve divenire un’occupazione a tempo pieno e più faticosa di guadagnare un posto da ingegnere aerospaziale alla Nasa, giustamente un povero Cristo preferisce ricorrere alla mano destra e chiuderla lì. Tanto più che d’accordo mantenersi in forma, non ingrassare, avere un fisico decente, degli interessi, ma se ciò non deve portare a niente, o a una mezz’ora di copula annuale, tanto vale mandare tutti al diavolo. Va bene tutto, ma solo un pazzo o un martire prosegue in uno sforzo che non dà mai risultati immediati, neanche minimi.

Questa la situazione. Le femmine vivono oramai in un loro mondo che per troppi è solo un miraggio, in un delirio disneyano in cui non si comprende bene che diamine di principe azzurro aspettino – come se la maggior parte di loro, peraltro, potesse ambire al ruolo di principessa. 

Inutile attribuire le colpe di tutto ciò a un presunto neoliberismo che non esiste, ma che ormai sembra il responsabile di ogni male del mondo, e meno che mai al capitalismo che esiste oramai dalla notte dei tempi per quel che riguarda noi uomini di oggi. Anche il femminismo, tutto sommato, ha avuto un impatto minimale, visto che semplicemente è giunto a liberare le donne dalle anguste maglie di un universo patriarcale oramai morto e sepolto da almeno cent’anni.

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I principali responsabili di tutto ciò sono gli uomini, ma non i dongiovanni, i seduttori incalliti, o quelli circondati da femmine che, anzi, con il trattamento che riservano loro, non fanno che ridurle al ruolo di merce eternamente sostituibile. Il problema sono proprio gli sfigati, quelli che fanno gli zerbini con tutte, quelli per cui “ogni donna è una principessa”, che non le criticano mai e che sperano, esaltando ogni stronza, di conquistarla, coloro che scrivono “sei bellissima” sotto la foto di ogni sessantenne cellulitica.

Grazie a questi viscidi personaggi, la donna, sempre in cerca di lusinghe, che forse la compiacciono più della vera e propria consumazione del piacere, trova piena approvazione e consolida la sua sicurezza nel mercato sessuale. È abbastanza ovvio che, se tutti ti danno della insostituibile, tu finisca per crederti tale. In breve, chi è causa del suo male piange sé stesso.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi. Di recente, ha iniziato a tenere una rubrica su Radio Radio, durante la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana, intitolata “Il Detonatore”, in cui stronca un testo a settimana.

4 commenti su “CHIEDITI PERCHÉ UN GIOVANE MASCHIO SU TRE NON FA SESSO… (di Matteo Fais)

  1. Anche questa è andata! Sono d’accordo.
    Sai qual’è una delle mie “teorie” (troiate) che mi sono passate per la testa e lì si è fermata come una patacca sullo scoglio: il matrimonio o l’unione tra una donna e un’uomo sono la plastica rappresentazione di un rapporto omosessuale tra 2 donne; nella fattispecie la madre di lui e la tizia che lo ha scelto. Di fatto (oggi) questa figura di fattorino che porta il semino a colei che dovrà assumersi l’onere di diventare la mamma di domani, calza perfettamente con il maschio “maneggione” che sa solo fantasticare di sesso senza capirne la ragione.

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