Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

DALL’ARIZONA ALL’EUROPA – A FAVORE DELL’ABORTO, MA SOPRATTUTTO DEL DIRITTO SUL PROPRIO CORPO (di Matteo Fais)

Se c’è una cosa che abbiamo imparato nel tempo della pandemia, è cosa voglia dire non avere più il possesso del proprio corpo. Rimesso nelle mani della violenza statale e di quella entità tristemente nota come la comunità – “lo dovete fare per gli altri” –, esso è stato sottoposto a ogni abuso e maltrattamento sanitario. Rinchiuso durante il lockdown, costretto a indossare una mascherina, trafitto dai vaccini, obbligato a esibire il green pass per trovare accesso nei più diversi spazi: in una parola, vittima della società del controllo, specificamente concentrata su ciò che non possiamo scegliere di abbandonare, pena perdere la vita stessa.

Forte della lezione appresa, ogni vero liberale e libertario non potrà che accogliere favorevolmente qualsiasi misura volta a garantire il diritto sulla propria persona fisica, finanche se questa viene dall’Unione Europea, con la risoluzione per includere il diritto all’aborto sicuro e legale nella sua Carta fondamentale. Al contempo, non si può che respingere categoricamente la decisione presa dalla Corte Suprema dell’Arizona che, riaffermando l’assoluta validità di una legge del 1864, vieta ogni forma di interruzione di gravidanza fin dal concepimento, salvo complicazioni.

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L’aspetto inquietante è che, nel 2024, si sia ancora qua a dover difendere l’ultima fortezza, la propria carne, dall’attacco del moloch burocratico. Qui si gioca una battaglia fondamentale tra due concetti ideali che vanno molto oltre la possibilità di trastullarsi irresponsabilmente con i propri organi genitali, diversamente da quel che pensa il conservatore più retrivo. La questione è: siamo individui o ingranaggi di un meccanismo?

Intendiamoci, nessuna società può stare in piedi senza alcuna limitazione o regola comune. Ciò vale per la struttura più sfrenatamente liberale, come per quella più collettivista. Il limite primo e massimo da salvaguardare, dal punto di vista occidentale, è proprio il corpo, la proprietà di natura originaria. Si può discutere se sia giusto espropriare il terreno di Socrate, dietro compenso, perché in esso si è deciso di far passare una ferrovia, ma non si può chiedere all’uomo che risponde a quel nome di dare il suo corpo in sacrificio per una qualsiasi volontà di un organismo più grande, come lo Stato, la Società o la Comunità. Significherebbe riconoscere che questo esiste solo in ragione di tale legame e non, in prima istanza, in quanto individuo.

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Naturalmente il corpo in questione è tanto quello maschile quanto quello femminile con tutte le problematicità che ad esso si accompagnano, come ad esempio la questione che solo la donna può far crescere dentro di sé la vita. Al netto della delicatezza dell’argomento ed evitando le prospettive più estremiste che vorrebbero estromettere l’uomo da qualsiasi possibilità decisionale in merito, la posizione più ragionevole, pur tra mille dubbi, sembra sempre quella della libertà di coscienza di ognuno. Meglio un terribile aborto che una donna costretta ad andare contro la propria volontà.

Il principio è e deve essere che, per quanto possibile, i vincoli devono venir ridotti al minimo e la persona, a meno che questa non sia riconosciuta incapace di intendere e di volere, deve in coscienza poter scegliere assumendosi, prima di tutto con sé stessa, le responsabilità dei propri gesti, specie quando in gioco è il suo corpo. L’interruzione di gravidanza non fa eccezione.

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Poi, certamente, bisogna cercare di limitare il danno a mezzo di sane pratiche quali una contraccezione diffusa e accessibile a tutti, ma ciò deve avvenire in un ambiente disteso e rilassato, senza vivere nel terrore di commettere un errore fatale. La possibilità di rimediare ai propri errori non distrugge l’opzione famigliare, come pensano i conservatori, anzi permette che si formino solo quelle che veramente meritano di nascere.

Fosse pure l’ultima battaglia, ma la dobbiamo vincere. “Il corpo è mio e me lo gestisco io” è la sintesi della nostra posizione al cospetto della Storia.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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