Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

DAL GIAPPONE ALL’ITALIA – NON SI RASSEGNANO AL FATTO CHE, IN UNA SOCIETÀ CIVILIZZATA, SI FACCIANO SEMPRE MENO FIGLI (di Matteo Fais)

Non si capisce perché, ma le ovvietà in questo Paese suonano sempre come stravaganze, insolite e difficilmente spiegabili. Da qualche giorno, branchi di conservatori e pseudo-tradizionalisti accaniti hanno colto la palla al balzo e stanno tuonando perché in Giappone, a quanto pare, la maggior parte se ne fotte amabilmente di far figli, addirittura di intraprendere una relazione, adducendo come motivazione che essa comporterebbe un eccessivo dispendio di risorse economiche e di tempo. 

Per i nostrani sostenitori della famiglia tradizionale ad ogni costo, quelli che hanno gioito quando la senatrice di Fratelli d’Italia, Lavinia Mennuni, ha asserito pubblicamente che le donne, fin dalla giovane età, dovrebbero pensare a procreare, questi dati hanno rappresentato lo shock finale. 

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In verità, solo i fessi possono saltare sulla sedia al cospetto di certe notizie. È abbastanza scontato che, in qualsiasi società avanzata, i figli smettano di essere un caso o un passaggio obbligatorio dell’esistenza per divenire scelta consapevole di alcuni. L’essere umano, nel benessere, muta, sviluppa un certo modo di pensare che non sarebbe potuto essere suo in altri contesti. Anche le relazioni, una volta superata questa ossessione sociale per la filiazione, divengono, ovviamente, una necessità meno stringente come dimostra, appunto, il caso nipponico. 

Dunque, niente di nuovo né aberrante sotto il sole. La gente si è svegliata, ha mangiato la foglia, capito l’antifona. È naturale che ciò avvenga in un contesto occidentale, capitalista, in cui l’inedia è, grazie al cielo, unicamente un triste ricordo e giustamente chi fa figli prende una tale decisione solo perché ritiene di poter garantire loro un futuro degno. 

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Sarebbe anche il caso di ribadire, una volta per tutte, che una creatura non si mette al mondo in nome della Nazione, della Patria o di qualcheduna di queste altre stronzate. Un figlio si fa perché si crede nella vita. Non c’è Duce, Premier o Presidente della Repubblica a cui render conto delle proprie decisioni in tale ambito. La massa di fessi e tradizionalisti, o meglio di tradizionalisti fessi, non capisce, non vuole intendere che si esiste in prima istanza per sé stessi, non per un dovere nei confronti di una presunta e fantomatica comunità, come sostenevano i cretini del green pass. 

A ogni buon conto, se proprio la politica tiene con tanto cuore all’idea di avere 8 milioni di baionette o di semplici bambini festanti, meglio che si occupi, come giustamente suggerisce Claudia De Lillo sulle pagine di “La Repubblica” dell’8 gennaio 2024, non di quel 51% di persone che in Italia non ha la benché minima voglia di riprodursi, ma di quel 28% che invece dichiara di desiderarli ma non poterseli permettere

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Al netto dei proclami, che stanno a zero e hanno francamente preso all’anima, è a quella gente che bisognerebbe guardare, garantendo loro le condizioni ottimali per poter decidere di dare un seguito a sé stessi. 

Si mettano l’anima in pace i tradizionalisti reazionari e fratellini d’Italia vari. Nessuno darà più loro cascate di giovani da sfruttare e di cui far carne da macello. Abbiamo conosciuto la condizione ottimale e non vogliamo tornare indietro.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

3 commenti su “DAL GIAPPONE ALL’ITALIA – NON SI RASSEGNANO AL FATTO CHE, IN UNA SOCIETÀ CIVILIZZATA, SI FACCIANO SEMPRE MENO FIGLI (di Matteo Fais)

  1. I tradizionalisti mi fanno ridere perché passano il tempo a criticare quelli che non fanno figli ma non si curano di chi li ha e non arriva a fine mese

  2. Peccato che a lungo andare la società collassa senza ricambio generazionale. In parole povere tra non molto si avrà una marea di ultra-ottantenni del tutto inutili a fini produttivi e di sviluppo (suona male, ma è così) ma che, per via della salute ormai irreversibilmente danneggiata e prossima alla fine, necessitano di di un’infinità di cure per proseguire un’esistenza che arranca. Ovviamente questa cosa va a gravare sulle spalle dei pochi giovani (oddio, giovani… a 50 anni uno non è che sia così giovane) che devono sbattersi per mantenere una massa di gente che va avanti per inerzia. Poi, visto che hai citato le baionette, hai idea di che cosa provoca una situazione del genere a livello militare e di sicurezza? Qualche settimana fa un vecchio a Firenze è stato aggredito da un trentenne e la scena parla da sola: il giovane lo assalta, lo manda a terra senza problemi e lo riempie di calci. Il tutto con una facilità assurda, senza che la vittima riesca a opporre la benché minima resistenza all’attacco. Se fossero stati coetanei probabilmente sarebbe stata una rissa vera e propria, non un pestaggio a senso unico. Ce lo vedi un 70enne al fronte? Perché in prima linea ci stanno sempre ragazzi e non anziani? Un motivo ci sarà… Senza contare il fatto che molti giovani d’oggi, soprattutto maschi, non sono entusiasti della loro condizione: si veda il fenomeno incel e la violenza stragista dei giovani frustrati (David Kozak ha mostrato che l’America è molto più vicina di quello che sembra). Quindi o la società occidentale (e tutti i suoi derivati, incluso il Giappone) inverte la tendenza o semplicemente scomparirà, poiché nessuno dei suoi rappresentanti sarà in grado, o avrà motivo, di difenderla contro masse di giovani forti e coesi proveniente da zone più “tradizionaliste”.

  3. “Un figlio si fa perché si crede nella vita.”
    Forse, ma in primis lo si fa perché si vuole ottenere la propria gratificazione, e per servire una propria idea mentale di necessità che non esiste realmente, esponendo altri esseri a dei rischi inutili.

    Come del resto è inutile specificare che un figlio non lo si può fare per il bene del figlio stesso, cioè per altruismo, perché prima deve esserci un bisogno da soddisfare, e quel bisogno lo crea il genitore procreando. Dunque l’idea di “garantire un futuro dignitoso” non è altro che un tentativo di fornire una soluzione a un problema che si è deliberatamente creato con le proprie mani. Il tutto, come sopra, esponendo il nascituro a rischi non necessari in nome della propria personale soddisfazione. Perché alla fine della fiera, la vita non è che questo: sofferenza inutile in nome di benefici inutili, che non rappresentano un miglioramento rispetto al non venire al mondo.

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