Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

NON È VERO CHE ESPORTARE LA DEMOCRAZIA È SBAGLIATO (di Alex Vön Punk)

“Ho giurato sull’altare di Dio eterna guerra contro qualsiasi forma di tirannia sulla mente dell’uomo.“

Thomas Jefferson 

“Fino a quando gli uomini non sono liberi – nelle loro esistenze e nelle loro opinioni, nella loro espressione e nella loro conoscenza – a fino a quel momento la Rivoluzione americana non si sarà conclusa.”

Robert F. Kennedy 

Guerrafondai! Pazzi! Imperialisti!”. Tutto da leggere con tono catastrofico, apocalittico e, qualora possibile, con accento russo o cinese.

Perché, sì, in tanti, nel tempo della post-verità, sono convinti che pacifismo ed essere pacifici siano sinonimi, che la pace sia un evento magico scaturito dal nulla, che il diritto di autodeterminazione di un popolo sia sovrapponibile al diritto alla violenza più brutale su una minoranza.

Leggerete, girovagando per la rete, che non esistono diritti universali oggettivi, che tutto è relativo, l’unica cosa certa per taluni è la colpevolezza degli Stati Uniti e della NATO, impero del male manifesto.

Potreste imbattervi persino in chi difende il diritto della teocrazia iraniana ad impiccare gli omosessuali – “è casa loro, alla fine”. Oppure, in chi crede nella giustezza della repressione politica nel regime comunista cinese o nei lavori forzati in Nord Corea.

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In realtà stiamo parlando, seppur con sfumature politiche differenti, di una medesima categoria di persone, odiatori della democrazia, squinternati difensori dei peggiori regimi della storia, di chi, a pensarci bene, se ne frega del mondo, riecheggiando un celebre video di Maccio Capatonda, in cui questo, fermato da un ragazzo che parla dell’aumento della benzina, risponde “e che mi frega a me, io ho il diesel”. Insomma, “che mi frega a me, mica sono un omosessuale che vive in Iran o un dissidente politico sotto il regime di Pyongyang. E poi, se vivono tanto male, non possono fuggire?”.

No, non è proprio semplice fuggire dall’inferno dei paesi comunisti. Vi ricordate la fine dei cittadini della DDR che tentarono di varcare quel dannato muro, in cerca di libertà? In realtà,  questo equivoco del pensiero scaturisce da un relativismo culturale, alimentato criminosamente dalla propaganda anti-atlantista, la quale, già all’epoca della Unione Sovietica, dipingeva la tirannia comunista come superiore alle democrazie del blocco occidentale. 

L’eredità di tali menzogne – portata avanti dalla Russia, dagli ancora sopravvissuti regimi rossi, e dalle peggiori teocrazie, tra tutte quella iraniana – ha fatto sì che oggi si considerino interscambiabili i nostri valori e conquiste con la loro repressione, con la negazione dei diritti. È chiaro che, in quest’ottica, ogni intervento per riportare la libertà in quei Paesi venga visto come un aggressione.

Però, pensiamo un attimo, se nella casa a fianco la nostra vivesse una persona che muove violenza verso i propri figli, neutralizzarla sarebbe un’aggressione? Se questa persona minacciasse tutto il vicinato, sarebbe aggressione? Ovviamente si tratta di una forzatura, ma questo esempio serve per riflettere sul fatto che solo perché “attacchiamo” non possiamo essere qualificati come aggressori, e che la nostra forza è necessaria per il nostro bene e quello del prossimo.

Allo stesso modo eliminare un tiranno che incarcera, tortura, violenta il proprio popolo come dovrebbe essere considerato? E se questo tiranno minaccia il mondo libero? Si, ho proprio scritto il mondo libero. Noi! L’Occidente!

In un discorso tenuto il 26 marzo del 2014, a Bruxelles, l’ex Presidente Barack Obama disse “Sì, noi crediamo nella democrazia, una democrazia con elezioni libere e regolari, un apparato giudiziario indipendente, partiti all’opposizione, una società civile e un’informazione senza censure che permetta a chiunque di fare le proprie scelte. Sì, noi crediamo in economie aperte basate sul libero mercato, l’innovazione, l’iniziativa personale, l’imprenditorialità, il commercio e gli investimenti, tutti elementi che portano a una maggiore prosperità. E, sì, noi crediamo nella dignità umana, che tutti gli uomini sono creati uguali, indipendentemente dalla loro identità o dalla loro origine, dal loro aspetto o dal loro orientamento sessuale. Questo è ciò che crediamo. Questo è ciò che ci rende forti”. 

Si potrebbe sintetizzare con “noi crediamo nella libertà individuale”: questo rende la nostra società superiore, se non per altro per il rispetto nei confronti dei diritti umani, per il motivo – che, purtroppo, agli occhi di molti occidentali sembra poco – che non uccidiamo o incarceriamo qualcuno perché ha un certo orientamento sessuale, o un’idea politica distante da quella democratica. Certo non siamo perfetti, “né gli Stati Uniti né l’Europa aderiscono perfettamente a questi ideali, né pretendiamo di essere gli unici a poter decidere cosa è giusto o sbagliato nel mondo. Siamo umani, dopotutto, e affrontiamo scelte difficili su come esercitare il nostro potere. Ma parte di ciò che ci rende diversi è il fatto che accettiamo le critiche, così come accettiamo le responsabilità che derivano da una leadership globale” (Barack Obama, Discorso alla gioventù europea). Gli ideali che ci muovono fanno di noi una società migliore, che nel suo embrione ha la tutela delle minoranze, anche se alle volte questa viene meno. Non possiamo e non dobbiamo essere considerati equivalenti a Paesi che sistematicamente negano i diritti umani e i diritti naturali.

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La missione ideale è chiara e granitica, ma si accompagna necessariamente a questioni anche di ordine pratico e universale, in quanto “un’America coperta da pile d’oro e vestita di un’armatura impenetrabile, circondata però da nazioni povere e disperate in un mondo caotico, non potrebbe né garantire la propria sicurezza, né inseguire il sogno di una civiltà dedita alla realizzazione dell’uomo” (Robert F. Kennedy– New York City – 11 ottobre 1966). 

Lo spirito di libertà del nostro mondo merita di essere difeso da qualsiasi minaccia, sostenendo le resistenze democratiche interne come sta avvenendo in Ucraina, dando forza agli oppositori democratici che si contrappongono alle teocrazie come nel caso dei Curdi e financo con l’eliminazione del tiranno di turno.

L’uomo non nasce libero, la libertà è la più grande conquista della nostra società e dobbiamo proteggerla con unghie e denti, con ogni mezzo necessario.

Alex Vön Punk

Emailvonpunk@tutanota.com

Telegram: @VonPunk

L’AUTORE

Alex Vön Punk viene costruito a Pisa negli anni ‘80. Bandito, cantante e scrittore di canzoni punk nella band pisana Enkymosis fino al 2009. Autodidatta d’assalto tra un lavoro precario e l’altro, grafico freelanceagitatore politico e provocatore di tendenze anarchiche, anti-autoritarie e federaliste, membro del Centro Studi Liibertario “Società Aperta” che si occupa di libertarismo, diritti civili e della promozione del reddito di base universale.

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