Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LEGGERE MARCO AURELIO, IN SPIAGGIA, PER SOPRAVVIVERE AL DEGRADO BALNEARE (di Matteo Fais)

Per vivere bene, non è necessario essere imperatori, casomai guadagnare un imperiale distacco dalla miseria di ciò che esiste senza coscienza, limitandosi alle proprie funzioni vegetative, come per esempio la gran maggioranza dei bagnanti.

“Alcuni cercano di ritirarsi fra i campi, al mare, sui monti, e tu pure desideri ardentemente questi luoghi, d’abitudine; ma tutto ciò è degno d’un uomo volgare e ignorante, ché tu puoi, quando tu lo voglia, ritirarti in te medesimo. Infatti, l’uomo non si può ritirare in alcun posto nel quale sia tranquillità maggiore o calma più assoluta che non nell’intimo della propria anima, e specialmente per colui che ha in sé tali idee che, solo a contemplarle, subito riacquista tutta la pace del proprio spirito”, scrisse Marco Aurelio, quasi avesse di fronte uno stabilimento a Rimini o una delle più gettonate spiagge della Sardegna – più probabilmente, aveva appena assistito a qualche massacro sul campo di battaglia, cosa in fin dei conti non troppo diversa dal contendersi un palmo di terra per stendere il proprio asciugamano.

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Affascinanti questi Ricordi – così la tradizione ha intitolato l’opera dell’imperatore filosofo –, scritti come una sorta di dialogo frammentato col proprio sé e che, in teoria, egli aveva dato disposizione di bruciare alla sua morte – grazie al cielo esistono sempre dei trasgressori che se ne fregano degli ordini. Più che mai giungono in aiuto, in questi giorni di ustionante calura, lidi assaliti da barbari tatuati vestiti in perizoma, urlanti e mangianti. In effetti, il migliore esercizio di stoicismo, o radicalchicchismo, è sopravvivere a tanto degrado senza impazzire o abbracciare il kalashnikov. Basta rileggere passi come “La maggior parte delle cose che la plebe ammira si riducono alle più volgari” e ripetersi che lo si sapeva fin dai tempi dei romani. Quindi niente assalti alle folle disperatamente in cerca di divertimento e perdizione borghese, con bombe a mano, perché “L’uomo infine che tiene in gran conto l’intelligenza ragionevole, universale e sociale, non si preoccupa più di altro, ma attende sopra ogni cosa a conservare la propria anima nel possesso e nella pratica attiva della ragione e del bene sociale, e aiuta il suo simile a ottenere la stessa cosa”.

Sì, indubbiamente andrebbero aiutati, ma è difficile fare politica in spiaggia. Meglio ripiegarsi sul proprio animo e assistere allo spettacolo con bonaria rassegnazione, sforzandosi di comprendere che questi sono nostri simili che sbagliano, senza rendersene conto. Nella peggiore delle ipotesi, non resta che osservarli e fregarsene (“Per un motivo l’uomo ci è strettamente congiunto: perché dobbiamo giovargli e sopportarlo; ma se taluni cercano di osteggiarmi in quel che mi conviene, egli diventa per me una cosa indifferente quanto il sole, il vento, una belva, oggetti che possono intralciare la mia azione”).

Come dice il cesare che ci fa da guida sotto il sole che pizzica, le vespe che ronzano tra gli avanzi dei fasti pomeridiani e i bambini che fanno gli infanti imitati dai genitori: “Assomigliare allo scoglio, contro cui s’infrangono continuamente le onde ed esso rimane fermo e intorno ad esso si addorme il ribollir delle acque”. Ecco, rimanete fermi, cercate di non vederli e non sentirli, lasciateli cuocere nell’acqua salata piena di piscio e calda come il brodo. Concentratevi sul vostro essere immensamente diversi, perché “Il modo migliore di vendicarsi è quello di non adeguarsi”. Fatelo anche se qualcuno, passandovi vicino, inavvertitamente vi schizza con l’acqua che gli ristagna tra i capelli, o scuote il suo asciugamano senza capire che il vento riempirà voi di alghe. Limitatevi a non essere come loro (“non più discutere su come deve essere l’uomo dabbene, ma esserlo veramente”).

La spiaggia è davvero l’avamposto migliore per confrontarsi con l’umanità e prendere coscienza che si è parte di un insieme tanto vasto quanto inutile. “E allora osserva come l’oblio scenda rapidamente e tutto avvolga l’abisso sconfinato del tempo, la vanità dell’eco, l’incostanza, la sconsideratezza di chi pare distribuire la lode, e l’angustia del luogo in cui è circoscritta la tua fama; pensa che la terra intera non è che un punto e di questo qual parte è il cantuccio dove tu stai!”. Ascoltarli parlare può essere terribile, ma niente è peggio di quando si spingono senza remo fino a condividere con una cassa portatile la loro musica trap. Prima di tirar loro pietre, per fargli capire quanto si apprezzi certi gusti diffusi, medita su questo fatto: “A tutte queste cose è necessario mostrar viso non disgustato, ma benevolo, però capire che ognuno vale quanto ciò che ricerca.”.

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Recarsi presso il mare, per una persona ragionevole, vuol dire anche ridimensionare il proprio idealismo al parametro della realtà. Insomma, questa è la materia umana con cui abbiamo a che fare – gente che pensa solo a tatuarsi e altri che indossano la mascherina mentre fanno il bagno –, dunque “Non sperare in una repubblica come quella di Platone, ma ritienti soddisfatto d’ogni piccolo progresso e rifletti che non è poco l’ottenerlo. Chi può mutare le opinioni degli uomini? E senza mutamenti d’opinioni, che altro mai può esistere, se non servi che si lamentano e fingono obbedienza?”.

Ogni intellettuale dovrebbe recarsi lì a riflettere e chi non ne ha il coraggio o non riesce a meditare di fronte a un simile casino, poco ma sicuro non ha un intelletto degno di un mondo tanto complicato – non per niente, Marco Aurelio scriveva nelle pause tra una battaglia e l’altra, in accampamenti di fortuna. Provateci anche voi e vedete che succede, capirete se siete tra coloro “capaci di star diritti da sé” o tra quelli che hanno “bisogno di essere raddrizzati”.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

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