Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

MATTEO FALCINELLI, OVVERO OGNI SCUSA È BUONA PER PARLARE MALE DELL’AMERICA (di Matteo Fais)

Oramai nella galassia rossobruna, ovvero tra questi disagiati che sognano un sorta di regime a metà tra comunismo e fascismo – nessuno sa come si possano conciliare le due cose, ma lasciamo perdere –, la foga antiamericana sta raggiungendo livelli di delirio addirittura grotteschi.

Manco a dirlo, il caso di Matteo Falcinelli, il ragazzo malmenato e legato dalla polizia, in Florida, ha fornito a questo manipolo di squinternati il là per partire con i soliti cori contro il Paese a stelle e a strisce. La maggior parte, ovviamente, ne ha anche approfittato per fare il consueto discorso, secondo cui una violenza compiuta oltreoceano, automaticamente, equiparerebbe gli US alla Russia.

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Purtroppo, con gente simile, la ragionevolezza è una via inutile da percorrere. Da parte loro non vi è alcuna volontà di approdare a una verità, ma solo di trovare conferma a un pregiudizio antiamericano. Per capirci, in tal senso, non sono dissimili dalle femministe che accomunano tutti gli uomini nell’indistinta fascia dei violenti, che si tratti di stupratori, corteggiatori incauti, fischiatori da strada o innocui passeggiatori.

Nel caso dei fanatici antiamericani, vale lo stesso principio. La strategia è quella del cherry picking. Si prende un fatto, per quanto isolato, se ne parla fino a farlo apparire come assoluto e così facendo, tramite un effetto lente di ingrandimento, l’accaduto sembra equiparare in ordine quantitativo quanto avviene nei Paesi spesso denunciati per violazioni dei diritti umani e via dicendo.

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Naturalmente, qualsiasi persona sana di mente ed equilibrata sa bene che l’America ha ben più di un difetto, ingiustizia e stortura. Nessuno negherebbe mai la cosa. Del resto non esiste un Paese che sia il paradiso terrestre, esattamente come nessun uomo è un santo, ma cionondimeno corre una notevole differenza tra l’essere stati sgarbati una volta, l’aver rubato una mela, essere Ted Bundy, o fare il killer su commissione. Persino per il cristiano più intransigente, se è pur vero che tutti gli uomini sono peccatori, non tutti lo sono allo stesso modo.

Ma non c’è niente da fare, questo dato non lo vogliono vedere, così come non ci stanno a registrare che la violenza in questione non è stata politica, ma limitata alla personale reazione di due poliziotti e che la reale dinamica dei fatti, salvo ciò che si può vedere nel video, è decisamente fumosa, con il ragazzo stesso che dice di non ricordare una parte della serata.

Per loro tutto questo è ininfluente. Uno schiaffo di un poliziotto su di giri alle 3 di mattina o un campo di lavoro forzato stanno sullo stesso piano, se si devono rintracciare a tutti i costi motivi per gettare discredito sull’avversario.

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È curioso, peraltro, perché costoro sognano sovente il pugno duro a fasi alterne – per esempio, con i migranti non disdegnerebbero –, però, poi, si indignano se l’America lo adotta realmente.

Purtroppo il malcontento diffuso entro una certa parte della società sta portando a trovare capri espiatori a cui attribuire tutti i mali che ci troviamo a vivere: ebrei e americani sono tra i primi. Invece di prendercela contro i nostri politici e la loro inettitudine pluridecennale, in preda al delirio paranoico, abbiamo cominciato a scorgere mostri ovunque.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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