Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LA BELLEZZA MUOVE TUTTO, ANCHE LA TECNOLOGIA – IL CASO DI LENA FORSÉN, LA “CONIGLIETTA” DA CUI NAQUE IL JPG (di Matteo Fais)

Immaginate di andare da Dante Aligheri e dirgli a muso duro che, nella sua attenzione ossessiva per Beatrice, vi è del sessismo, nel senso che tutto ciò che ha scritto è semplicemente motivato dall’attrazione, dalla riduzione della donna a oggetto d’amore. Giustamente il poeta, probabilmente smoccolando come un indemoniato, vi risponderebbe che senza Beatrice e il suo desiderio per questa – per quanto sublimato e idealizzato nella forma della donna angelicata – non vi sarebbe stata la Vita Nova, né tantomeno la Divina Commedia. Similmente si esprimerebbe Petrarca rispetto a Laura e Boccaccio in relazione a Fiammetta.

Per tal motivo i maschilisti di oggi – per fortuna, il loro numero è infinitesimale – fanno sinceramente sorridere, quando affibbiano epiteti dei più ingiuriosi alle donne. In verità questi ragazzi, terribilmente frustrati dalla propria esclusione, sanno benissimo, e celano pietosamente, di ritenere la propria vita priva di significato se mancante della presenza femminile.

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In effetti i maschi, senza la controparte del genere opposto, condurrebbero un’esistenza tanto placida quanto miserabile. Probabilmente, li si troverebbe tutti sdraiati, come lucertole sulle rocce, a prendere il sole in attesa della morte. Ogni grande creazione maschile ha come fine, almeno latente, una donna. Dal momento in cui ci si scopre virili, fino a quello del trapasso, non si vive per altro – a meno che, frattanto, non si sia destinatari della chiamata divina. Per fortuna, poi, le femmine sembrano nate solo per annichilire i nostri desideri: ecco spiegata la produzione artistica e più in generale intellettuale avutasi dall’inizio dei tempi a oggi.

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Non sembra un caso dunque se Alexander Sawchuk, un professore dell’Università della California, nel 1972, sia stato mosso dalla foto, nel paginone centrale di “Playboy”, che ritraeva quella conturbante divinità di Lena Forsén, una modella svedese, a condurre i suoi esperimenti per arrivare a creare immagini compresse da poter far circolare con maggiore facilità – per saperlo, il risultato sarà il famoso formato jpg. Insomma, è stato ispirato dalla bellezza – i buontemponi direbbero invece, usando una mirabile sineddoche, dalla “fica”. Il punto è capire che non vi è niente di male in tutto ciò, anzi.

Se persino un docente di una simile facoltà è stato turbato dall’immagine di quella creatura dagli occhi pieni di discreta malizia, dotata di un corpo fine e slanciato, con il culo pronunciato al punto giusto e i seni di adolescenziale perfezione, vuol dire che anche la scienza, come ha ben chiarito la postmodernità, è ben lontana dall’essere un’attività algida e slegata dalle umane passioni.

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Purtroppo, come sempre capita in questo tempo così politicamente corretto da dare la nausea, la comunità scientifica, denominata Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE), ha comunicato che non accetterà più articoli che riportino tale immagine, nel mentre divenuta iconica in tale campo, come esempio. L’accusa, manco a dirlo, è proprio quella di sessismo. Una simile decisione era già stata presa da quelli di “Nature”, nel 2018, con tale motivazione: “Crediamo che la storia dell’immagine di Lena sia in contrasto con gli sforzi estesi per promuovere le donne che intraprendono gli studi superiori in scienze e ingegneria e quindi abbiamo deciso di adottare questa politica”.

Che palle, diciamocelo. Davvero, tutto ciò è come togliere l’immagine di Beatrice dalla fantasia visionaria di Dante o, più radicalmente, come sfilare il pavimento da sotto i piedi a chi cammina. Senza desiderio, senza “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, cade ogni volontà di avanzamento e progresso. Senza Eros resta solo Thanatos, astenia, accidia, apatia, inerzia, indolenza, neghittosità e pigrizia. Davvero questo femminismo da strapazzo – esattamente come il maschilismo di ritorno – ha qualcosa di mortifero e antivitale. Se dovesse prendere piede in modo ancora più estremo, spegnerà ogni pulsione presente su questa terra, uccidendo l’umanità.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

Un commento su “LA BELLEZZA MUOVE TUTTO, ANCHE LA TECNOLOGIA – IL CASO DI LENA FORSÉN, LA “CONIGLIETTA” DA CUI NAQUE IL JPG (di Matteo Fais)

  1. La cosa più assurda è che le femministe hanno passato secoli ad accusare la chiesa di oscurantismo, sessofobia etc. Adesso invece sono più oscurantisti di loro.

    Ricordano molto l’orwelliana lega giovanile anti-sesso. Davvero inquietante.

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