Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL PROBLEMA DELLE FEMMINISTE È NON VOLER FARE I CONTI CON IL LIBERO ARBITRIO (di Matteo Fais)

“Il punto è se questa tecnica sia davvero in grado di rendere buono un essere umano. Il bene dovrebbe nascere dall’animo, 6655321. È qualcosa che noi scegliamo. Quando un essere umano non può più scegliere, smette di essere umano” (Anthony Burgess, Arancia meccanica, Einaudi).

Non è un caso che il femminismo avanzi tesi stupide, essendo un prodotto collaterale della Sinistra. Le premesse del suo ragionamento sono sbagliate e, si sa, su pessime fondamenta è difficile riuscire a costruire un edificio stabile.

Non per niente Sartre asserisce che il marxismo è una filosofia rozza nello spiegare l’intenzionalità umana e sull’analisi di essa basa i suoi sforzi migliori. Nella visione determinista il soggetto non esiste, se non come prodotto delle strutture – quindi, per esempio, l’uomo nato entro una società patriarcale ne assorbirà e replicherà una visione del mondo, oltre alla sua conseguente prassi.

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Grazie al cielo, le cose non sono così semplici, altrimenti non si spiegherebbe il dinamismo e mutamento storico, come la sussistenza, sempre esistita, di sacche di resistenza a un determinato Potere – e, infatti, tale fenomeno difficilmente trova una motivazione entro una certa filosofia, che si limita a constare l’esistenza di tale variabile imponderabile.

In realtà, la faccenda si risolve inserendo come fattore fondamentale in gioco il libero arbitrio. Il soggetto comune, escludendo i pazzi, è un essere dotato della capacità di scegliere e, anzi, sempre per dirla con Sartre, egli è condannato costantemente a prendere una decisione. Il padre può insegnare al figlio che le donne sono esseri inferiori, da comandare a bacchetta e umiliare per renderle mansuete, ma ciò non giustifica eventuali azioni efferate da parte di quest’ultimo, perché egli si trova sempre e comunque nella condizione di poter valutare se fare propria la parola del genitore, o respingerla – può farlo dopo averla sottoposta ad attento vaglio critico, come per semplice spirito ribelle di opposizione, ciò importa poco.

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Il fatto che i più si adeguino a una certa posizione diffusa o in voga, presso il loro mondo, non significa che non siano liberi, o peggio ancora che li si possa paragonare a robot su cui viene caricato un programma da eseguire. Semplicemente, il conformista sceglie di fare proprio un pensiero che gli altri hanno già pensato per lui, si adagia nel quieto vivere, decide di soddisfare le pretese avanzate nei suoi confronti in luogo di rischiare la lotta e l’attrito per far valere istanze differenti.

Per tutta questa serie di motivi, le femministe che vanno blaterando sulla necessità di educare fin dalla più tenera età i rappresentanti del genere maschile sono, a trattarle con i guanti, delle povere ingenue, totalmente ignare di cosa sia l’umanità. Se, poi, pensano realmente di poter girare ovunque preferiscono nude, senza doversi guardare le spalle, sono proprio delle pazze da manicomio.

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In tal senso, è certo molto più utile e problematico il cristianesimo che, ben consapevole dell’esistenza del male, sa che l’uomo potrebbe sceglierlo e che in tale possibilità risiede la sua libertàse non esistesse l’opzione di una libera adesione a Dio o a Satana, l’uomo sarebbe solo il pupazzo dell’Essere Supremo. Ciò aveva ben compreso l’autore di Arancia Meccanica, Anthony Burgess: Alex, il protagonista del libro, ama Beethoven e usa la Nona Sinfonia “come stimolante delle sue fantasie violente […] ma non c’era niente a impedirgli di usare quella musica come semplice consolazione o come immagine dell’ordine divino”. Come nel caso del povero ragazzo delinquente, vittima di uno Stato distopico che sogna la manipolazione come modalità per creare buoni cittadini, non basterà una vita di lavaggio del cervello per renderci alieni da qualsivoglia maligna volontà perché, come dice il prete, il bene è una scelta che deve venire da dentro.

Ci sarà sempre qualcuno insomma che, incurante di tutti i buoni consigli e gli inviti a tenersi l’armamentario bellico nei pantaloni, farà una scelta diversa, totalmente immorale e inconciliabile con qualsivoglia etica. Non basteranno mille milioni di cortei, in qualsiasi parte del mondo, a esorcizzare il mostruoso che abita nell’umano. Sarà pur vero, come hanno detto alcune di loro, che sono stanche di avere paura, ma nessun essere umano, per quanto ciò possa risultare sfiancante, potrà levarsi di dosso tale inquietudine. Chiunque tra noi è in balia dell’arbitrio altrui.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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