Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

SIBILLA ALERAMO – LA POESIA DEL CUORE (di Matteo Fais)

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La sua figura è intrigante, appassionante come quella dell’eroina di un romanzo – di cui, in effetti, è, se si considera il suo autobiografico Una donna, esempio perfetto di quella che oggi si chiamerebbe autofiction. La stessa sua vita è un tentativo di trasformare l’esistenza in arte.

La femmina è bella, o quantomeno piace da morire nell’ambiente letterario, facendo impazzire praticamente ogni poeta più o meno famoso del periodo, da Campana a Quasimodo, passando per Cardarelli, guadagnandosi così, da quella simpatica carogna di Prezzolini, l’epiteto di “lavatoio sessuale della letteratura italiana”. Lei, altrettanto simpaticamente, se ne disinteressa e sguazza avidamente nel poliamore (“divenni libera amante, divenni scrittrice, imposi alla società la mia ribellione e la mia audacia”), con alcuni degli uomini migliori che il secolo scorso abbia prodotto – leggete la sua corrispondenza con Campana e Cardarelli per capire come l’accusa di essere di facili costumi sia una colossale bassezza da popolani, quando si arriva a dare vita a certi prodotti letterari.

Esce, adesso, per Il Saggiatore, un poderoso volume che raccoglie la sua opera in versi, Tutte le poesie, con Prefazione di Ilaria Gaspari e un saggio del taumaturgo della lirica femminile, Silvio Raffo, colui a cui si deve il grande rilancio di Emily Dickinson e tante altre autrici straniere, qui in Italia.

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Sibilla Aleramo, Tutte le poesie, Il Saggiatore.

Proprio come sottolinea quest’ultimo, la lirica della Aleramo “vive di lampi, di emozioni e vibrazioni” e tanta libertà stilistica. Manca, insomma, una tediosissima e pretenziosa volontà di costruzione ad ampio raggio di un’opera nel senso vero e proprio del termine. La poesia nasce nell’occasione, sull’onda di un turbamento e di una sensazione, similmente, se pur non in senso dispregiativo, all’annotazione diaristica, da cui peraltro l’autrice spesso attinge per creare i suoi libri, in una sorta di costante scambio dialettico tra arte ed esistenza.

Naturalmente, meglio chiarirlo per il lettore, non tutta la produzione in versi della Aleramo possiede la medesima potenza. Per esempio l’ultima, quella della vecchiaia. Se la poetessa è tanto abile e sfolgorante tra i fuochi d’artificio del sentimento e a raccontare i moti dell’anima, si riduce a operaia della parola quando, in là negli anni, abbraccia la fede comunista e viene accolta trionfalmente da un Togliatti sempre felice di allargare la schiera di intellettuali organici da cui il PCI trae lustro e cerca di conquistare la famosa egemonia culturale.

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Ecco, non si faccia affidamento sulla Aleramo dal punto di vista ideologico. La donna risulta decisamente confusa, in tal senso – per quanto probabilmente agisca sempre in buona fede. Prima firma il Manifesto crociano degli intellettuali antifascisti, poi pretende un vitalizio, qualche prebenda e l’inserimento nell’Accademia d’Italia da Mussolini in persona, dal quale viene ricevuta, malgrado i suoi trascorsi, e che riesce, stando a quanto si racconta, ad ammaliare – il Duce aveva presumibilmente ben compreso che il novanta percento degli intellettuali sono solo animali da salotto in cerca di uno stipendietto di Stato, per potersi dedicare tranquillamente al sollazzo letterario e che, anche quando parlano del popolo, lo vedono attraverso le lenti della trasfigurazione romantica.

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Ma, del resto, da una donna di cuore non bisogna pretendere razionalità politica – ne risentirebbe l’afflato lirico, come poi in effetti è accaduto. Infatti ella non è mai stata una vera rivoluzionaria, ma unicamente una ribelle dalla vocazione esistenziale. Perciò non resta che godersi la bellezza delle sue parole, il riverbero che queste possono suscitare nell’animo di chi legge. La Aleramo la si comprende, come per tutti i poeti del sentimento, solo se se ne condivide il tragico e stralunato sentire (“Io, io di me sola vivo e di desolato silenzio,/ o forse silenzio non è, ma frusciante potenza,/ ahi sovrana e vana, da ogni cuore lontana!”).

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L’autrice di origine piemontese è qui, in questi versi di struggimento e sofferto splendore (“Sembrami d’aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra./ Non son più che sguardo, sguardo perduto, e vene”), di superiore erotismo (“l’urto delle nostre carni/ dopo tanto distacco/ e il terrore di mai più ritrovarsi,/ – tu l’hai creduto/ ma non io mai –/ tutta l’aria qui già ne trema,/ il bacio l’abbraccio l’urto,/ saremo nuovi/ come al primo amplesso sulla terra”), in cui il sentimento amoroso si estende fino a sfiorare una dimensione metafisica (“Vi son sere, tu lontano,/ tanta è la tenerezza sospesa/ fra il mio cuore e il cielo,/ tanta l’effusa chiarità di perla/ che d’ogni cosa fa specchio al tuo assente viso,/ sere in cui ben conosco esser perfetto/ l’amore onde per te m’incanto…”).

Anche il suo femminismo è totalmente altro da ciò a cui le donne di oggi ci hanno abituato. Non lotta contro il genere maschile, ma affermazione della propria esistenza, del diritto alle proprie emozioni – cosa che, oggi, appena qualche retrivo, vittima del proprio disagio psichiatrico, vorrebbe negare. La poesia di Sibilla vive d’amore e per l’amore, di laica meraviglia e stupore, di tristezze derivanti da una brama di vita tale da non poter mai essere pienamente soddisfatta. Leggetela con il cuore e per il suo cuore.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi. Di recente, ha iniziato a tenere una rubrica su Radio Radio, durante la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana, intitolata “Il Detonatore”, in cui stronca un testo a settimana.

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