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JORGE SEMPRÚN E L’ILLUSIONE FALLITA DEL COMUNISMO (di Davide Cavaliere)

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Jorge Semprún, come ricorda la terza di copertina del bellissimo La seconda morte di Ramón Mercader, edito dalle Edizioni Settecolori, è stato un importante «testimone del Novecento», ossia uno di quegli individui che hanno attraversato le tenebre del XX secolo, resistendo al male, ma senza perdersi, secondo la formula di Tzvetan Todorov, per delle «incarnazioni del bene». 

Figlio di un diplomatico della repubblica spagnola travolta dall’Alzamiento nazionalista rifugiatosi in Francia, Semprún, di fede comunista, entra nella resistenza francese al nazismo. Nel 1943, dopo essere stato tradito, viene arrestato, torturato e poi deportato nel campo di concentramento di Buchenwald, prigionia che segnerà tutta la sua successiva esperienza letteraria e politica. 

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Jorge Semprún, La seconda morte di Ramón Mercader, Edizioni Settecolori.

Nel 1944, i comunisti del campo di concentramento intercettano un dispaccio della Gestapo relativo al futuro scrittore spagnolo e decidono, per salvargli la vita, di nasconderlo dietro l’identità di un detenuto agonizzante. Finita la guerra, per tutti gli anni Cinquanta, Semprún svolge delle attività clandestine nella Spagna franchista come elemento degli apparati segreti del Partito Comunista Spagnolo.

A metà degli anni Sessanta viene espulso dal Partito per divergenze rispetto alla linea ufficiale. Semprún, infatti, appartiene a quella schiera di intellettuali – tra cui Margarete Buber-Neumann, Ignazio Silone, David Rousset o Arthur Koestler – che si unirono al movimento comunista in nome di alti ideali, per poi allontanarsene in nome di quegli stessi, traditi dall’involuzione totalitaria e burocratica del Comintern. 

Tutti questi temi, si trovano condensati ne La seconda morte di Ramón Mercader, una colta e avvincente spy story che nulla ha da invidiare a quelle di Graham Greene. Il protagonista, l’enigmatico e sensuale Ramón Mercader, omonimo dell’assassino di Trockij a Città del Messico, ha molti segreti e identità: figlio di un padre borghese e cattolico, fedele alla repubblica spagnola, morto come un eroe di Goya («nella luce dei fari, sbattuto contro il muro […] aveva alzato il pugno nel saluto del Fronte popolare»), agente segreto dell’URSS e dirigente di una società commerciale spagnola. 

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Il tutto ha inizio ad Amsterdam, nel 1966, dove, appena atterrato da Madrid, Mercader si accorge di essere seguito e intercettato dalla CIA. Ha così inizio un intricato e fatale gioco di prestigio tra spie russe, americane e olandesi. Tutta la vicenda, narrata in uno stile ricco e generoso, che talvolta ricorda quello di Claude Simon, è inframmezzata dall’evocazione di avvenimenti storici: la guerra di Spagna, l’omicidio di Trockij, le purghe di Stalin negli anni Trenta, i giorni festosi della rivoluzione bolscevica, quando «si inventavano l’arte astratta, il surrealismo, il cinema moderno, i manifesti politici»

Mercader è sicuramente vittima di un tradimento, ma chi è il traditore? Forse un uomo annidato ai vertici del KGB, tra quei compagni di Partito che, come il protagonista, il cui nome non è casuale, da aedi della rivoluzione sono diventati spie, delatori, assassini, burocrati, impigliati nei loro dubbi e nelle loro viltà. «Siamo la ripetizione farsesca e beffarda di una storia del passato», afferma a un certo punto il vecchio bolscevico Užakov, facendo eco a Marx. 

Anche il «vero» Ramón Mercader fa la sua comparsa nel libro. Eroe tragico e meschino, militante perfetto, «che ha sacrificato tutto alla Causa, e quando dico tutto è tutto, non è una metafora, tutto, sé stesso, e la Causa stessa, tutto sacrificato nel silenzio e nel pubblico ludibrio». Il sicario premiato da Stalin è in tutto e per tutto l’«eroe socialista», ossia «l’uomo che non fa domande», come rilevò con sarcasmo Eric Voegelin

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Semprún, attraverso un romanzo ragionato ed elegante, riflette sul destino storico delle rivoluzioni, che quando non divorano i loro figli, li trasformano in esecutori di qualche necessità burocratica, e testimonia la precarietà dell’umano. Per quanto stoico o idealista possa essere, nessun uomo è al riparo dall’uccisione di sé stesso come persona morale («Avevamo scelto di vivere sdoppiati, nella scissione tra i nostri pensieri e le nostre azioni, nella crepa spalancata e torbida delle false coscienze»). 

La seconda morte di Ramón Mercader, tra inseguimenti, sparizioni, false identità, fraintendimenti, conversazioni interrotte, gesti incomprensibili, si rivela una irresistibile e trascinante riflessione sulle disillusioni generate dal «Dio che è fallito».

Davide Cavaliere

L’AUTORE 

DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais e Franco Marino, del giornale online “Il Detonatore”.

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