Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

NELL’INFERNO DI GIORGIO ANELLI, POETA (di Matteo Fais)

Se avete scritto una raccolta di poesie e tutti vi dicono che siete bravissimi, infiocchettatissimi, unici e superlativi, o siete dei geni stile Vincenzo Cardarelli e forse Simone Cattaneo, o più probabilmente vi vogliono sbattere fuori dai coglioni con una comoda presa per il culo. Diffidate dei lusingatori. Come insegna l’indomito e caparbio Mr. Wolf di Pulp Fiction, “è presto per farci i pompini a vicenda”.

Detto ciò, certamente Poesie dall’inferno (Ensemble) di Giorgio Anelli è un testo con un suo perché. È variegato, spietatamente doloroso, pieno di crudezze, forse leggermente incostante a seconda degli episodi, come lo sbronzo che alterna momenti di pungente lucidità ad altri in cui la parola sfugge al pensiero e questo la rincorre per cercare di riprenderla con sé.

Giorgio Anelli, Poesie dall’inferno, Ensamble

Del poeta in questione non si può certo affermare che non abbia il polso della situazione e che non faccia lo sforzo – solitario – di metterlo in riga: “Tutto questo accade nell’incognito silenzio/ mentre fottuti giornalisti strillano frottole al Paese,/ decretando che l’economia è in ripresa,/ come i posti di lavoro/ Così l’Italia si sgretola tra barzellette, due dita nella figa e una mano attorno al cazzo”. Vi sentireste di dargli torto? No, è l’ha detto anche bene, fuori dai denti e fuori dai versi, da quel fastidioso tono aulico ancora così diffuso e sempre più inappropriato.

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È un bene che in questa lirica faccia la sua comparsa la realtà – miracolo, si parla anche di lavori di merda! –, sapere che, girando l’angolo, una strada può trovarsi riversata in rima insieme a tutto lo schifo che la attraversa (“Tutti gli anni nelle piazze/ le ragazzine si atteggiano/ come puttane evanescenti,/ confondendo gli eccessi/ e stanando gli istinti./ Vogliono soltanto apparire,/ mentre potrebbero/ aizzare lo stupratore”). Gli americani, come il Carver citato in esergo, hanno trasmesso la loro saggia lezione qui.

Peccato solo quando Anelli cede alla tentazione un po’ onanistica di menarsela facendo il poeta e alla postura decisamente adolescenziale del maledettismo. Passi come “Cosa speri di trovare tra le strade stasera/ disperato poeta affamato di parole?” o “Cosa spero di trovare tra le strade stasera?/ Me stesso,/ per contribuire anch’io con un verso/ immerso nel caos infame/ di questo mondo avverso”, sono – detto con estrema simpatia – poco più che stronzate di quelle che scrivi quando hai 16 anni e speri un giorno di poterti dire poeta, per rimediare pompini dalle ragazzine dark. No, Giorgio, non farlo!

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Peccato davvero perché, quando Anelli non si atteggia a poeta, ma si limita a fare poesia, è decisamente a un altro livello e la sua umanità risulta veramente maledetta, addirittura capace di fare male: “Ho conosciuto donne che non dormono la notte, che la vita le ha provate tanto/ tutte ti prendono sotto braccio sperando di averti almeno per un istante/ con la disperata illusione di dimenticare i loro guai/ per un isterico sfogo vorrebbero tradire il marito/ o farla in barba al destino meschino che è toccato loro/ o per puro divertimento, dimenticando che cos’è il/ rispetto, proprio e altrui, sognano di avere un amante/ inventato lì sul momento”.

Davvero, la sua lirica e il suo sguardo, bastano a sé stessi, senza bisogno di posarsi corone d’alloro sui capelli persi (“La mia città è un parco giochi,/ coi suoi spigoli corrompe lo sguardo./ Ha una ruota panoramica/ sbattuta in faccia alla Basilica”). Poesie dall’inferno non ha niente da aggiungere alla sua combinazione di prosastico e verità, solo da togliere. Insomma, come spesso capita, la poesia va benissimo, basta che faccia a meno del poeta e che lo rimetta al suo posto, fuori dal testo.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

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