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CARA SELVAGGIA, NON ROMPERE CON LA DIPENDENZA AFFETTIVA, BISIO HA RAGIONE (di Clara Carluccio)

Il mondo è pieno di vedovi e vedove che si preparano la minestrina la sera, da soli. Passeggiano e fanno la spesa. I più fortunati si concedono un amore geriatrico come ultima passata di lingua su di una vita ormai insipida

Anche in giovane età, se una relazione finisce, basta sfogliare il catalogo di Tinder, rovesciare i prodotti nel carrello e le lacrime cominciano ad asciugarsi. Lo sappiamo, d’amore non si muore – “Io vivrò, senza te” canta Battisti. Se viene a mancare, si può andare avanti. Non è un cancro, un aneurisma, un frontale tra mezzi pesanti. Ciò che avviene, in fin dei conti, è solo una separazione. 

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Peccato che di amore, ai giorni nostri, ce ne sia ben poco. Nessuno più lo vuole, nessuno lo cerca, nessuno ci crede. Le femministe hanno ingrassato gli scontri tra generi con le loro rivoluzioni riscaldate. Non che sia unicamente colpa loro, ma hanno abbondantemente spintonato le donne verso la famigerata indipendenza – il volto ammiccante della solitudine. Ora che il processo è quasi ultimato è di estrema importanza che ogni vecchio e obsoleto sentimentalismo venga eliminato dalla nostra memoria. È per questo che Claudio Bisio è stato attaccato. 

In un’inammissibile dichiarazione d’amore, il comico ha sostenuto che se Sandra, sua moglie da trent’anni, dovesse lasciarlo, lui non sopravvivrebbe. “Mi sentirei perduto, lei ha dei comandi che mi tengono vivo”. Un boccone troppo ghiotto per la vorace Selvaggia Lucarelli che, fresca di pubblicazione della sua scialba autobiografia amorosa, ha sentito la chiamata e si è data all’ennesima predica non richiesta su come debba costituirsi una relazione. L’intransigente monaca dell’indipendentismo emotivo ha ribadito le sue ovvietà: “Tua moglie è fuori da te, non te. L’idea che senza l’altro si sia morti non è romantica, è un pericoloso retaggio culturale”. Peccato che, l’amore, sia proprio quello che descrive Bisio.

Adesso si mettono a sentenziare anche sul nostro intimo sentire. Ma, a quanti di noi, uomini e donne, sono state rivolte parole come quelle dell’attore? Quante volte siamo risultati superflui e sostituibili. Quante volte, al contrario, siamo stati noi stessi causa di rottura. Stiamo dimenticando cosa vuole dire essere innamorati.

Ammesso e non concesso che il comico sia stato troppo melenso, legami così solidi sono delle rarità e, solo per questo, andrebbero ammirati, come un qualcosa che, sicuramente, non rivedremo mai più. Le femministe si diano pace: quelle di Bisio, sono parole che ogni donna sogna di sentirsi dire. E non per immaturità, infantilismo, sindrome di Walt Disney. Semplicemente, l’amore era un qualcosa di fondamentale per il femminile che non escludeva affatto ulteriori soddisfazioni come l’amicizia o la carriera. Proprio per questo, nel pieno del reset sociale, i ruffiani del pensiero unico non possono permettere che riaffiori questa nostalgia. Le donne devono girare porno, vendere pezzi del loro corpo in foto, espandere la collezione di farfalle, o meglio, di falli.

Ormai è chiaro, gente come la Lucarelli vuole svuotarci di quanto ci rende umani. The Vision – uno dei tanti giornaletti progressisti – si accanisce contro personaggi di fantasia come Amélie Poulain e Carrie Bradshow – le rispettive protagoniste de Il favoloso mondo di Amélie e Sex and the city. La prima non va bene perché è timida e un pochetto frigida. La seconda, emancipata e grande scopatrice, rappresenterebbe un buon modello dei nostri tempi se non fosse che, persino lei, non disdegna una bella storia d’amore. Carrie, infatti, oltre ad essere calda tra le gambe, lo è rimasta anche nel cuore. Questo, nel nuovo mondo, è inaccettabile. Le tappe della maturità progressista prevedono l’abbandono dell’innocenza materiale – liberandosi al più presto del proprio imene -, ma soprattutto emotiva. Nessun legame, nessun attaccamento. 

La donna è il campo di battaglia su cui si costruirà la nuova generazione. La donna costituisce il grado di civiltà di un popolo, per questo deve essere volgarizzata.  Ha sostenuto la fasulla utopia della parità col maschio senza accorgersi, semmai, che si stava solo facendo carico di ulteriori fatiche. 

Certo che si vive anche senza amore ma, chi l’ha sperimentato, sa che non se ne esce come prima. È un sonno profondo. Come quello che viene descritto dai risvegliati, dopo un terribile incidente. È una dimensione di pace, di non bisogno, di completezza assoluta e reciproca. Al risveglio, si continua a vivere, ma si rischia l’handicap cognitivo. In questo caso, emotivo. 

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La dipendenza affettiva è una patologia e, per manifestarsi, necessita di specifiche condizioni mentali. La Lucarelli vuole farci credere che, ogni amore, sfoci necessariamente in quadri tossici e malati, compreso quello di Bisio, il quale ha semplicemente detto che, dopo decenni di matrimonio, l’allontanamento di sua moglie sarebbe una sofferenza. È così strano? 

A Selvaggia è stata data un’importanza spropositata, già nel metterle in mano la paletta numerata a Ballando con le stelle. Poveraccia, probabilmente anche lei, come molte persone, sarà stata superflua e sostituibile.

Clara Carluccio 

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