Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

CARMEN CONSOLI E LO SDOLCINATO APOLOGO DELLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE (di Davide Cavaliere)

Quando un esponente del milieu culturale e canzoniero progressista rilascia delle dichiarazioni, si viene subito proiettati nel loro universo banale e triste. Per questo monta spontaneo lo sconforto nel leggere l’ultima intervista rilasciata da Carmen Consoli al “Corriere della Sera”.

Dalla cantautrice siciliana nessuno si aspetta affermazioni di sconvolgente intelligenza, soprattutto se a interrogarla è Walter Veltroni, un politico mesto con velleità letterarie, il Carrisi delle sezioni romane del Partito Democratico.

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La Consoli, scrive Veltroni, «è una donna coraggiosa, intelligente, piena di curiosità. Ama il tempo, la musica, i numeri, il sogno, suo figlio che cresce da sola, come fanno tante donne». Non potrebbe essere diversamente, dato che più il contenuto del pensiero è debole, più il pensatore assume importanza.

La cantautrice racconta la sua infanzia e il suo precoce rapporto con la musica, niente di strano fin qui, noia a parte, ma poi tocca il tasto della maternità e il testo diventa un apologo sdolcinato della fecondazione artificiale con una punta di eugenetica, che non guasta mai.

La Consoli è volata fino a Londra e lì le hanno dato una «una lista innanzitutto di donatori compatibili». Sfogliando il catalogo dei donatori di seme ha individuato il suo uomo ideale: «gli piace la musica, ha un diploma in pianoforte, ama Bach, Mozart e Beethoven. Lui è medico, studia la filosofia, non è religioso ma ama la filosofia orientale. E anche l’arte contemporanea. Una cosa importantissima è che ama la buona cucina, ha il palato fine. Insomma c’erano tre componenti favorevoli: Bach, la buona cucina, l’intreccio di scienza e musica. D’altra parte è il tipo di persona che forse avrei voluto incontrare, nella vita».

Nel leggere questa descrizione è impossibile trattenere una sana risata. La Consoli ha selezionato il prototipo del «bobo», ovvero il «borghese-bohémiem» ambito da tutte le donne autenticamente «moderne». Benestante, ovviamente medico, poiché quella del camice bianco è l’unica autorità rispettata nell’Occidente senescente; pianista innamorato, banalmente, di Bach, il compositore più noto al grande pubblico. Non religioso ma comunque «aperto» alla spiritualità, soprattutto orientale, magari indiana, che da sempre affascina i benestanti annoiati. Ottimo cuoco, perché l’intelletto va bene ma bisogna anche saper deliziare il palato di una donna con cibi afrodisiaci e, infine, ciliegina sulla torta, amante dell’arte contemporanea. Non dell’arte in generale, proprio di quella contemporanea, quella che i cafoni non capiscono, che alla Biennale di Venezia sono più spaesati di Alberto Sordi in Vacanze intelligenti.

Mi piacerebbe vederli insieme in uno di quei cessi urbani che chiamano «musei di arte contemporanea». Lui le cinge i fianchi con il braccio e le illustra il significato profondo della Fountain di Duchamp, delle fotografie scatofile di Nebreda, del Lego Concentration Camp Set di Libera, della Toilette molle di Oldenburg o di qualunque altra «opera» con la quale l’arte contemporanea viola il nostro senso estetico. Peccato, però, che la Consoli si sia accontentata solo del suo sperma refrigerato (anche se ammette che vorrebbe conoscerlo).

Ma passiamo oltre. La cantautrice dona al lettore una definizione di sé talmente scontata e progressista da essere ormai un cliché. Dopo averci messo in guardia contro la perdita dell’«empatia», come una novella Sciascia, afferma: «Io sono un’illuminista nel cuore: credo molto nella scienza e nel ruolo che la conoscenza ha nell’uomo. È l’origine anche della Rivoluzione francese: un popolo di gente erudita può scegliere, può scegliere in maniera cosciente».

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Dopo Bach, la buona cucina, Elvis Presley, le filosofie orientali, l’empatia, la maternità tecnica, ecco il peana a un Illuminismo sentimentale e filantropico, alla fiducia nella scienza servita con slancio verso un futuro sempre radioso. La Consoli è così: un po’ Battiato e un po’ Marat.

La modernità nata dai Lumi l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. È il trionfo dell’effimero, del provvisorio, delle idee acquistate al supermarket, del lacrimevole. In questo senso, sì, la Consoli è un’autentica figlia dei Lumi.

Davide Cavaliere 

L’AUTORE

DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais e Franco Marino, del giornale online “Il Detonatore”. 

3 commenti su “CARMEN CONSOLI E LO SDOLCINATO APOLOGO DELLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE (di Davide Cavaliere)

  1. …mi dico, se ho velleità di raccontare racconto, magari in prosa, ..scrivo.
    Se, invece, il mio bisogno di esternare è anche ammantato dalla “vena poetica”, scrivo, scrivo poesie, scrivo poemi, ..e scrivo.
    Se però, il mio pensiero da esternare, di ordine “poetico” o “prosaico”, è accompagnato dalla mia volontà di esprimerlo con la musica, come un moderno “aedo”, allora faccio la “cantautrice” (o il cantautore).
    La signora, come scriveva ad inizio carriera, era “Confusa e Felice” e adesso lo è ancora, ancora di più: non sa se è più carne o più pesce e crede veramente di essere una delle grandi scoperte dovute alla “saccenteria” del “vero” tuttologo Pippo Baudo.
    La signora, che, dal mio punto di vista non ha “prosa”, né “poetica”, né “musica”, né altro, ha, sempre secondo me, un unico appellativo che la rappresenti dovutamente, che è lo stesso utilizzato sig. Nuccio Vigliotti, che è “una IDIOTA”.

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