Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

L’EDITORIALE – PICCOLO MANUALE DI SOPRAVVIVENZA AL DDL ZAN (di Davide Cavaliere e Matteo Fais)

DDL ZAN FOR DUMMIES (di Davide Cavaliere)

Il DDL Zan non è pericoloso solo perché mina la libertà di espressione, ma anche perché recepisce le fumosità concettuali della gender theory e della queer theory, secondo le quali l’identità sessuale non è un portato ontologico ma una percezione radicata nella soggettività individuale. Si tratti di studi che discendono dal post-strutturalismo e dal pensiero di Michel Foucault, Jacques Derrida, Julia Kristeva, Gilles Deleuze, Herbert Marcuse e Félix Guattari. Il testo della legge rimanda in modo piuttosto esplicito alla tesi poc’anzi evocata. 

Dall’articolo uno del suddetto decreto, alla lettera a), si apprende che: “per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico“. Più avanti, alla lettera d), si legge: “per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione“.

Insomma, il DDL Zan fa propria la teoria secondo la quale il “sesso” e il “genere” altro non sarebbero che “costrutti sociali” e “percezioni”. Il sesso, ad esempio, smette di essere un fatto indipendente dalla volontà umana, determinato da fattori anatomici, neurologici, ormonali, genetici e dunque oggettivi, per diventare “anagrafico”. Stando a quanto scritto esisterebbe un sesso biologico e uno burocratico, deciso autonomamente dall’individuo. Insomma, si può avere il pene ma all’anagrafe figurare come donne.

Inoltre, si slega il genere dal sesso, rendendo il primo una “percezione” soggettiva e una libera “manifestazione”. Le logiche conclusioni di questa impostazione sono che nessuno, pena la persecuzione giudiziaria, potrà impedire a un uomo di usare il bagno delle donne, se si “percepisce” come tale, o di accedere a spogliatoi femminili nelle palestre o nelle piscine.

Il datore di lavoro, il proprietario di centri sportivi, che impedirà a una “donna percepita” di entrare in spazi riservati al sesso femminile sarà passibile di processo per aver offeso la “percezione” e la “manifestazione di sé” della presunta vittima. Con il DDL Zan cadono tutti gli elementi fattuali di una discriminazione, che vengono rimandati alla sensibilità soggettiva. Se tu ti senti donna, ma sei un omaccione barbuto e corpulento, e io ti dico che per me sei un uomo e basta, potrei dover rispondere in tribunale della mia affermazione.

Il DDL Zan tenta di correre ai ripari con l’articolo quattro, che recita: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti“. 

Il diavolo, come sempre, maestro di astuzie, si nasconde nei dettagli. L’inghippo, in questo caso, si trova nella seguente frase: “purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Chi stabilisce quando un’opinione è idonea “a determinare il concreto pericolo” di azioni discriminatorie? Affermare, ad esempio, che i transessuali debbano essere esclusi dalle competizioni atletiche femminili può indurre atti discriminatori? Dichiarare la propria contrarietà alle adozioni omosessuali può determinare, ancora una volta, atti discriminatori? E opporsi fermamente, con parole decise, alla somministrazione di terapie per il cambio di sesso ai bambini?

Il disegno in questione è il risultato di un’impostazione ideologica negatrice della realtà. È grave che una legge accolga teorie di dubbia ragionevolezza, sostenute da una minoranza sovrarappresentata e fanatica.

Davide Cavaliere

L’AUTORE

 DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais, del giornale online “Il Detonatore”. 

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AL CONTRATTACCO DEL DDL ZAN (di Matteo Fais)

Mi sarei anche rotto i coglioni di sentir parlare di minoranze discriminate. Chi appartiene a una minoranza sfigata non detta l’agenda a nessuno, la subisce. Non fa sì che vengano censurati film, libri, canzoni, perché sgraditi alla sua combriccola. 

A quanto sembra, invece, i Black Lives Matter fanno il bello e il cattivo tempo come meglio credono. Buttano giù statue, aggrediscono persone, assaltano le loro proprietà. Non mi pare che nessuno gli abbia presi a calci nel culo – anche se avrebbero dovuto.

Allo stesso modo, sinceramente, non capisco la rabbia degli omosessuali. Io non ho mai visto un’aggressione a danno di uno di loro, per strada. Certo, se in ogni città ci fossero trenta pestaggi al giorno, sarei il primo a parlare di una pericolosa epidemia da debellare. Personalmente, discorro amabilmente con chiunque capiti e uno dei miei migliori amici è ricchione, ma la cosa non mi causa il benché minimo problema. Per me, che lui la prenda in culo è affar suo. Non gli ho messo il contattore all’orifizio anale e neppure gli ho mai imposto di usarlo secondo mio gusto, cioè unicamente al cesso. Di tutte le persone incontrate in vita mia, non uno mi ha mai espresso il desiderio di andare in giro a menare omosessuali per divertimento. Poi, chiaro, ci sarà anche qualche squilibrato, ma sono talmente pochi. Basterebbe punirli, quando commettono atti discriminatori e chiuderla là, senza stare a fare tanto le vittime. Per il resto, cosa io o chiunque altro pensi della sessualità altrui è secondario, nella stessa misura di quel che pensa un omosessuale della mia. Mi ritiene un pervertito? Liberissimo di crederlo. Ma poi perché dovrebbe piacergli ciò che faccio a letto e perché a me dovrebbe piacere ciò che fa lui? Non pretendo di suscitare ammirazione con i miei gusti. Non ho bisogno di nessuno che applauda sapendo che mi piace la fica.

Similmente, io non noto questa discriminazione verso il gentil sesso. Mi sono laureato con una donna. La maggior parte dei docenti che ho avuto in vita mia erano del sesso opposto al mio, eppure ciò non ha mai causato problemi tra di noi. Non ho mai visto un uomo prendere a calci una donna e dirle “Muoviti e vammi a prendere un bicchiere d’acqua”. Non ho mai conosciuto una che guadagnasse meno del suo omologo maschile. Mi domando in che mondo vivano coloro che denunciano tanti soprusi. Mia madre guadagnava più di mio padre eppure, neppure mia nonna, nata negli anni ’20, ha mai sostenuto che questo sarebbe stato uno scandalo – anzi, confessava che, tornando indietro, avrebbe voluto avere un lavoro anche lei. 

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Pertanto, la questione del DDL Zan, in particolare in un momento di crisi economica ed epidemica come quello che stiamo vivendo, mi sembra fumo negli occhi. Ma, più di tutto, mi pare contenga una miriade di puttanate. La questione del genere percepito, per esempio, è roba da manicomio. Che minchia vuol dire che uno ha una percezione di sé diversa dal sesso di appartenenza? La percezione è soggettiva ed è qualcosa che concerne solo il singolo, non la collettività. Ognuno può credere di essere uomo, donna, Catwoman o Batman. Ma non può essere mica che, se il signore al bar ritiene di essere Napoleone, debba perciò prendere il controllo dell’esercito italiano e dare inizio a una guerra contro l’intera Europa

Se fossimo tutti determinati, noi antiprogressisti, comunque, potremmo mettere in atto un piano molto semplice per sabotare la follia di questa proposta di legge, una volta che sarà approvata – perché sarà approvata, prima o poi. Ci presenteremmo in massa a chiedere di essere registrati tutti come donne. Tanto non è neppure necessario aver dato inizio a una transizione, basta la percezione che ognuno ha di sé. Bisogna mandarli in tilt, spostare la semplice shitstorm dal web al reale. Devono impazzire con noi. Se vogliono imporci la loro follia, noi dobbiamo usare i loro stessi strumenti per fargli dannare l’anima.

Matteo Fais

Canale Telegram di Matteo Fais: https://t.me/matteofais

Chat WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha scritto per varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

7 commenti su “L’EDITORIALE – PICCOLO MANUALE DI SOPRAVVIVENZA AL DDL ZAN (di Davide Cavaliere e Matteo Fais)

  1. Articolo favoloso, non fosse altro perché ci avevo già pensato👍 per prima cosa registrarsi come donna, così acquisirei tutti i privilegi e tutele del caso, ma non finisce qui, poi andrei sotto cure psicologiche in quanto mi sentirei lesbica, ottenendo altre tutele e privilegi, in modo tale che appena trovassi una compagna, non solo questa sarebbe stracontenta visto come me la scoperei, ma in caso di divorzio, giuridicamente, saremmo due donne, pertanto tante rotture di pelotas giudiziarie contro gli uomini non mi toccherebbero😂👍

    1. Genio, rivoluzionario e, soprattutto, originale.

      Poiché la futura legge Zan varrà solo in Italia (negli altri paesi il tasso di demenza è minore), immagino le torme di “donne all’anagrafe” impegnate in un controllo documenti in aeroporto o a una frontiera seria…

      1. >>>
        (negli altri paesi il tasso di demenza è minore)
        >>>

        Falso.
        In altri paesi (tra l’altro di quali paesi parli…?) occidentali il tasso di demenza è il medesimo e in alcuni casi anche superiore.
        Un esempio: la Spagna.
        Per maggiori informazioni basta rivolgersi a Santiago Gascó Altaba.
        https://www.libreriauniversitaria.it/grande-menzogna-femminismo-gasco-altaba/libro/9788885804999
        Inoltre certe assurdità hanno regolarmente origine nei paesi anglosassoni – USA, UK, Australia.
        Non è una consolazione, bensì una constatazione.
        Il problema è farlo capire all’esterofilo italiano medio, regolarmente convinto che l’erba del vicino sia sempre più verde.

  2. Io credo che l’obiettivo principale del DDL Zan/Scalfarotto/Boldrini/etc., consista nell’introduzione della cosiddetta teoria del “gender” nelle scuole; una volta approvata la summenzionata legge, molto più restrittiva rispetto alla già — secondo la mia opinione (ma non solo… ) — scandalosa legge Mancino che, a partire dal 1993, introdusse il fumoso concetto di “incitamento all’odio”, nessuno potrebbe più opporsi all’introduzione, sia nelle scuole primarie che secondarie, ai corsi di “teoria del gender”. Questi corsi, infatti, contribuirebbero a… “formare” la nuova umanità futura delle meravigliose sorti e progressive di infausta memoria.

    L’inghippo, giustamente messo in evidenza dal dottore Cavaliere nella sua porzione di articolo e riguardante eventuali opinioni (si badi bene: OPINIONI!!!): « […] idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti», a mio avviso, è ben spiegato dal seguente passaggio tratto dal sito gay.it:

    « […] chiunque capisce che la chiesa cattolica e i suoi rappresentanti […] possono continuare a dire ciò che credono, sempre che non sia un insulto, perché rientra in una sfera religiosa. Ma ciò non vale per quelle organizzazioni che religiose non sono e che non possono avvalersi di questo manto che le rende qualcosa di altro, tipo Pro Vita, Forza Nuova e Casa Pound, che dicono cose aberranti sulla comunità LGBT, e temo che non avendo messo il reato di propaganda potranno continuare a farlo. Anche se, avendo inserito il reato di incitamento all’odio, lì prendiamo tutto […] »

    *Alessandra Maiorino; intervista pubblicata sul sito Gay.it il 06/07/2020

    FONTE: https://www.gay.it/alessandra-maiorino-ddl-zan-intervista-legge-omofobia-5stelle

    Ora, credo che la questione sia abbastanza chiara: avendo inserito il reato di incitamento all’odio, loro prenderebbero tutto, Chiesa Cattolica o no…

    A questo punto, appare più che ovvio il fatto che — per esempio — anche solo affermare durante una discussione il fatto che la famiglia naturale sia unicamente quella composta da un padre-maschio e da una madre-femmina costituirebbe un atto discriminatorio e reato di incitamento all’odio; un altro esempio: un genitore che dovesse opporsi ai corsi di “gender” nelle scuole verrebbe sicuramente denunciato, con delle conseguenze inauspicabili, soprattutto per quanto riguarda il destino dei figli che, probabilmente, potrebbero anche venirgli tolti e affidati ai servizi sociali; un sacerdote cristiano che dal pulpito declamasse specifici versetti tratti dagli Atti degli Apostoli, incorrerebbe in un sicuro reato di “incitamento all’odio” (ma la stessa cosa potrebbe dirsi, a seconda dei casi, per un imam musulmano, un rabbino ebreo, un monaco buddhista, zoroastriano, indu, etc.; gli stessi Libri Sacri potrebbero essere tutti condannati come “libri incitanti all’odio”).

    E mi domando: se un uomo-maschio o una donna-femmina dovesse respingere un corteggiatore trans-genere, rischierebbe forse di vedersi recapitare una denuncia per discriminazione di genere?

    Al collegamento in basso si può trovare la (terrificante) spiegazione su cosa si debba intendere per “reato d’odio” (in particolare si legga: pag. IV – § intitolato “La specificità”; si notino anche le foto sempre mostranti un improbabile odio a senso unico):

    https://www.interno.gov.it/sites/default/files/inserto_reati_odio_-_oscad.pdf

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