Il Detonatore

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“LA GRAZIA” – UN MESSAGGIO D’AMORE E SPERANZA PER IL NATALE, IN UN TESTO DELLO SCRITTORE ANDRE DUBUS (tradotto da Matteo Fais)

Cari lettori,

in occasione della vigilia di Natale, vorremmo inviarvi un messaggio di amore e speranza. Per farlo, abbiamo deciso di regalarvi un testo del grande scrittore americano Andre Dubus intitolato Grace, la grazia, tradotto per voi dal nostro Matteo Fais. Speriamo che in qualche modo, malgrado la fosca situazione che stiamo vivendo, le parole di quest’uomo costretto su una sedia a rotelle, ma folgorato e consolato dalla fede, possano in qualche modo esservi d’aiuto e sostegno morale, facendovi capire che la felicità non è ancora del tutto al di fuori dell’orizzonte di questo Occidente in totale decadenza. Per il resto, non temete, da domani torneremo a fare i cattivi. 

Un abbraccio e tanti auguri

La Redazione

LA GRAZIA (di Andre Dubus)

Spesso riceviamo la grazia senza neppure rendercene conto e ciò accade perché, quand’essa giunge, siamo già lieti, forti, sereni o ci troviamo in una qualunque condizione che essa porta con sé. Altre volte siamo entusiasti. Per cinque anni, io e la mia prima moglie ci attenemmo scrupolosamente a un metodo nel far figli. Ero nei Marines a quel tempo. Desideravamo avere tanti bambini e cercavamo di averli a distanza di due anni l’uno dall’altro. Sono nati uno ad Agosto del 1958, uno a Settembre del 1959, un altro ancora nel Novembre del 1960 e poi l’ultimo a Febbraio del 1963.

Per due volte, durante quegli anni, io e mia moglie facemmo l’amore quando sapevamo che lei era fertile. Una volta fu alla vigilia di Natale del 1958, durante una visita a sua sorella, in Ohio, quando lei concepì il nostro secondogenito. La volta successiva fu in California, a Camp Pandleton, un mattino prima che mi recassi a lavoro. Eravamo sposati da meno di due anni, e la piccola e il piccolo dormivano, io ero in uniforme e aspettavo l’auto dei luogotenenti, mia moglie era bella, e il calendario ci segnalava che il giorno era quello giusto. Improvvisamente, ancora vestiti, a esclusione dei pantaloni, ci ritrovammo a fare l’amore. Quel giorno non concepì. Ma dovemmo attendere a lungo per saperlo, o almeno per quello che allora ci parve un tempo infinito. Facendo l’amore con lei, quella mattina, percepivo pienamente chi fossi, dove mi trovassi e quale fosse la direzione; e sentivo che io e lei, l’uno nelle braccia dell’altra, eravamo al limite dell’universo.

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Anni dopo, sentì altrettanto con un’altra donna; ma non centrava la possibilità di concepire, e mi trovavo in un momento di spavento e tristezza, perché non ero più con mia moglie. Ma, ancora, la mia carne aveva memoria di lei, proprio come ora si ricorda cosa volesse dire camminare; e, mentre io e la donna facevamo l’amore, sapevo che il mio corpo e il mio spirito si erano spinti troppo oltre, a volteggiare nello spazio spinti dalla forza centrifuga di quel primo amore per la mia prima moglie. Il moto impresso da quella forza mi è rimasto dentro, con diversa intensità, durante il corso degli anni. Ma quella mattina nel Sud della California, sicuramente la grazia ci attraversò mentre abbandonavamo la certezza, dicendo sì all’ignoto, oltre il limite della luce, dove questa finisce, o diventa più fulgida.

La versione italiana del testo di Dubus sarà disponibile da gennaio.

Il saggio Grace è tratto da Meditations from a Movable Chair, Vintage Contemporaries, e sarà reperibile prossimamente nella traduzione italiana curata da Nicola Manupelli, con il titolo di Riflessioni su una sedia a rotelle, per Mattioli 1885. La presente traduzione è stata condotta da Matteo Fais sul testo originale.

Canale Telegram di Matteo Fais: https://t.me/matteofais

Chat WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha scritto per varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Da ottobre, è nelle librerie il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

Un commento su ““LA GRAZIA” – UN MESSAGGIO D’AMORE E SPERANZA PER IL NATALE, IN UN TESTO DELLO SCRITTORE ANDRE DUBUS (tradotto da Matteo Fais)

  1. Grazie Fais… Sei sempre con noi, lo sai vero?
    La Grazia è un qualcosa che tu stesso, sono sicura, sai cos’è. Continua a scrivere per noi. Con quella tua Grazia, che chi ti segue, sa cos’è. E quel qualcosa di sentito, nella carne, che hai saputo tradurre e trasmetterci è quella cosa per cui tu, arrivi a noi…
    Buon Natale caro Matteo.
    A te e a tutta la Redazione, i più cari Auguri per il tuo percorso.
    Un abbraccio da tutti noi che continuiamo a seguirti
    Titti Amoretti

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