Il Detonatore

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L’EDITORIALE – LA DESTRA RIPARTA DAGLI INCEL – ABBIAMO BISOGNO DEGLI ARRABBIATI (di Matteo Fais)

Parlare di Incel (“celibi involontari”) è sempre rischioso. È facile andare incontro a fraintendimenti. Alcuni di loro, nel mondo, hanno compiuto stragi terrificanti. E poi c’è la non remota possibilità di passare per sfigati – ma chi se ne fotte, alla fine.

Ho studiato per lungo tempo la cosiddetta galassia afferente al Manosphere, ovvero quei siti che trattano dei problemi dell’uomo in questo mondo solo apparentemente a trazione maschile, in cui in realtà sono le donne a tenere il volante. Ci sono quelli che danno consigli per conquistare una femmina, quelli di coloro che non vogliono più avere a che fare con l’altro sesso, chi tenta come i redpillati di smascherare le dinamiche del “commercio” tra i sessi. In merito si potrebbero dire tante cose, non ultima che questi ragazzi sono coloro che, almeno in Italia, hanno ereditato la tragica situazione dei padri, vittime della riforma del Diritto di Famiglia del ‘75 – che andava riformato, per carità, ma non in quel modo, a tutto vantaggio delle donne. Non c’è da stupirsi che costoro, dopo aver visto la madre sgraffignare la casa al padre e lui dover vivacchiare alla buona, se non proprio finire a dormire in macchina o a mangiare alla Caritas, non abbiano voglia di ripetere lo stesso errore.

Ecco il punto. Se la Sinistra, per affermarsi, da un certo momento in poi, ha fatto leva sugli omosessuali intesi come grandi esclusi, la Destra dovrebbe oggi fare perno sulla rabbia incel. Proprio come, a livello meramente economico, la nuova Destra si dedica agli ultimi, coloro precedentemente sostenuti dalla Sinistra, che dal processo di globalizzazione sono usciti a costole rotte – la piccola-media impresa, la borghesia depauperata -, così, a livello societario, gli incel rappresentano la nostra chiave di volta. Sono i grandi esclusi dall’universo della sessualità liberata promesso dal ’68. Sul piano affettivo e sessuale loro sono i disoccupati, gli scoraggiati, gli esodati, i precari, la borghesia impoverita, quelli che non ce l’hanno fatta. Il parallelo col mondo del lavoro ben si evince leggendo il Houellebecq di Estensione del dominio della lotta: “[…] nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro […] Taluni fanno l’amore con decine di donne; altri con nessuna. È ciò che viene chiamato “legge del mercato” […] In situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In una situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società”.

E quella loro rabbia tanto pericolosa, che spesso si manifesta in esternazioni deliranti, la nera e infelice furia che li caratterizza, avrebbe bisogno di essere mutata e incanalata in una spinta propulsiva di rovesciamento del sistema. Solo chi non ha niente da perdere e la coscienza del proprio malessere può fare realmente la rivoluzione e diventare pericoloso. Chiunque li etichetti come semplici “senza figa” sbaglia. Loro sono energia inespressa. E la soluzione dei loro problemi non è psicologico, come fanno credere in tanti, ma politico. Non sono insicuri, spaventati, e ai margini per questioni personali, ma, proprio come i succitati disoccupati e precari, per volontà politica. A più di una generazione è stato impedito di avere un lavoro vero e di diventare grande. Tra questi gli incel. In America, si vocifera che siano uno su tre – in Italia, temo le cose non vadano molto meglio. Vi rendete conto di che forza potrebbero andare a costituire?

Una Destra che voglia dirsi sociale non può trascurare la voce dell’insoddisfazione che si leva dalle masse, anzi deve sostenere il “ritorno del represso”. Gli incel potrebbero essere la soluzione. Sono i nuovi reduci, quelli di una guerra che non hanno mai potuto combattere.

Matteo Fais

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