Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LE FEMMINISTE SONO CONTRO L’AMORE TOSSICO PERCHÉ VOGLIONO IL CONTROLLO (di Matteo Fais)

stefano e valentina dopo ce posta per te

Provate a dimenticare, per un attimo, che tutto questo casino sia scoppiato in ragione di una puntata di “C’è posta per te”. Non è su quello che bisogna concentrarsi, ma sul colossale dibattito scatenatosi intorno alla relazione tossica – non importa se vera o recitata – tra due che hanno preso parte alla trasmissione. Ovviamente, sono stati coinvolti tutti – o meglio tutte le femministe –, persino la Ferragni, e, in Italia, chiunque ha detto la sua. Perché, in fondo, l’opinione pubblica si sente chiamata in causa su questioni che, nella vita privata, possono toccare ognuno.

La tossicità delle relazioni, poi, è una faccenda che scuote gli animi, perché quasi chiunque – almeno chi abbia un po’ di fantasia e gusto estetico – ama l’amore tossico, anche se non ha il coraggio di ammetterlo. Così filmico e dal retrogusto di cellulosa, fa sentire protagonisti di un dramma – e, quanto è vero iddio, le persone amano la tragedia più del lieto e regolare svolgimento dell’esistenza.

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È un falso mito che l’essere umano voglia sentirsi in pace con sé stesso e con il mondo. L’amore è guerra e, nella pace, la passione muore. Tanto più che difficilmente si potrà dire di una donna che rincorra un uomo per casa, armata di coltello, che non lo ami: altrimenti, mica metterebbe a rischio la propria vita e finirebbe in galera, dopo averlo ucciso, se il suo sentimento non fosse folle e totalizzante. Altro che sole, cuore e amore: tormento, dannazione e morte.

Pertanto, non stupisce la storia di una donna, perennemente insultata e umiliata dal marito, che lo tradisce, ma successivamente lo riceve in casa, un paio di volte alla settimana, per fargli vedere i figli e, incidentalmente, si ritrova a letto con lui, malgrado questo non abbia alcuna intenzione di tornare con lei e la consideri poco più di una troia da strada. Pessimo copione, borghesemente scadente, ma la trama è verosimile. Chiunque conosca la vita, al netto delle minime differenze, ha vissuto qualcosa di simile. E gli è piaciuto, ci potete giurare! Malgrado il senso di schifo e repulsione, a fronte delle complicazioni possibili, tutti anelano alla poesia del supplizio, al godimento del martirio.

Non potete mentire a voi stessi, quando la vostra voce non si rivolge a un pubblico che si aspetta solo ragionevolezza, ma urla nel chiuso delle vene: l’amore è un’immensa casa di cristallo in cui volete entrare armati di una mazza da baseball. È una soddisfazione inconfessabile, ma pur sempre è. Non è un caso che tutti i libri e i film più belli parlino di amori che, per quanto si realizzino e consumino, risultano in ultimo anche impossibili, dal Luna di fiele di Pascal Bruckner al Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen, fino allo struggente The Eternal Sunshine of the Spotless Mind.

Tutti vogliamo una squilibrata – o uno squilibrato – che ci mandi in palla il cervello, che ci fotta fino allo sfinimento, per poi abbandonarci nel cuore della notte, lasciandoci solo un coltello – metaforicamente, magari! – piantato in petto. Di essere felici troppo a lungo non frega niente a nessuno, di sperimentare la felicità per quell’effimero istante che dura… Solo quello conta. Una persona ragionevole non può amare. Quella, semmai, compila dichiarazioni dei redditi, fa quadrare bilanci famigliari, ma non dà emozioni.

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È ovvio, poi, che le femministe insorgano vedendo una simile rappresentazione dell’amore in prima serata. Interessate unicamente al controllo, esattamente come i bigotti, hanno a cuore solo lo spettro della parità. Non amano il pericolo, la loro idea di sentimento è meschina, perché non contempla il rischio di mettersi in gioco fino in fondo con l’altro. La loro aspirazione è un’equa ripartizione delle faccende domestiche, un contratto legalmente perfetto, un rispetto freddo come una norma scritta in politichese. Vorrebbero pure stabilire cosa debba essere sopportabile e cosa insopportabile per un’altra donna, come nel caso della ragazza in trasmissione.

Ma i sentimenti sono complicati, l’animo conflittuale. L’assurdo è possibile solo in amore. Il male, a livello affettivo, si muta in bene. Se lo mettano in testa. Niente, grazie al cielo, potrà trasformarci in animali razionali, quando desideriamo la mano di qualcuno.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi. Di recente, ha iniziato a tenere una rubrica su Radio Radio, durante la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana, intitolata “Il Detonatore”, in cui stronca un testo a settimana.

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