Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

FENOMENOLOGIA DELL’MDF – IL MORTO DI FI** -, OVVERO COLUI CHE HA ROVINATO I RAPPORTI UOMO-DONNA (di Matteo Fais)

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“Il Padreterno quando fece il mondo/ Lo disegnò quadreto, però gli venne tondo/ E poi sbagliò dell’uomo il modellino/ Il primo venne dritto, ma l’altro un po’ cretino” (Lino Banfi, Vieni avanti cretino)

Quando Dio creò il maschio, e quello di italica stirpe in particolare, prima ancora di dare vita alla femmina, generò evidentemente due diversi tipi di esseri affetti dalla malattia del pene: l’uomo e l’MDF, ovvero il Morto di Figa. Manco a dirlo, quest’ultimo è il più diffuso sulle piattaforme web. Sfigato come pochi altri, è quello che suscita il maggior numero di interazioni sotto i post delle tipebelle o brutte, l’importante, per lui, è mettere like a tutte –, con commenti a valanga.

Il motivo per cui filosofi e sociologi dovrebbero occuparsi di tale caso (umano) è che costui ha completamente pervertito i rapporti uomo-donna, come neppure cinquant’anni di pornografia sono riusciti a fare. Se vedete una mezza cessetta, ignorante come una capra e con un culo da spostare con la gru, muoversi per la via con fare secondo lei sinuoso e non calcolare nessuno, sappiate che la colpa è dell’MDF.  

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Il soggetto in questione è un wannabe Don Giovanni, seduttore dei miei coglioni, ed è convinto, andando a setacciare tutti i profili social possibili e immaginabili, di guadagnarsi il favore delle tizie con commenti che vanno dal “Ciao, bellissima (aggiungete cuoricini a piacimento)” a “Mio Dio, cosa ti farei (cuori infilzati ad minchiam)”. Una roba pietosa!

Ve lo immaginate, peraltro, cosa gliene possa fottere a una modella milanese o romana, nel 99 virgola 9% periodico dei casi, di Gesualdo Vaccaro, quarantenne calvo e in sovrappeso, residente a Santa Teresa di Riva in provincia di Messina, Sicilia. Eppure, anche questo personaggio di fantasia che ha purtroppo milioni di diverse incarnazioni, soprattutto in Italia, insiste e persiste nell’intasare le bacheche di queste vanitose e narcisiste, già ampiamente fuori di testa, fino al pompare il loro ego tanto da ritenersi superiori alla Madonna stessa.

Gesualdo è convinto che, ostinandosi con messaggi banalissimi di patetica piacioneria, riuscirà a farsi notare dalla svampita, per poi invitarla nel suo paesello sperduto e presentarla alla mamma che gli dirà “Bravo, figlio mio, ti sei trovato proprio una brava ragazza e, poi, si vede che la piccola, malgrado gli 888 tatuaggi, è pura come un giglio”.

La cosa davvero divertente è che gente simile sparge like e commenti positivi sotto le foto di qualunque cosa abbia anche solo la parvenza di due tette e un orifizio vaginale. Il suo lavoro è seriale, sistematico e compulsivo, senza tregua per 365 giorni all’anno, e si muove dall’Italia al Centro America. Più scemo di lui fu solo Aleksej Grigór’evič Stachánov, quel minchione di minatore che sudò settemila camicie per aumentare la produttività del sistema sovietico.

Il Morto di Figa ha permesso a ogni ragazzina qualsiasi di sentirsi una velina mancata. Ogni Gavina Sanna, analfabeta cicciottella di Gavoi, in Sardegna, che normalmente avrebbe avuto 4 pastori e un impiegato delle poste come pretendenti, prima di finire a lavare piatti in campagna, oramai si sente una Cameron Diaz in potenza. Si può facilmente immaginare cosa le passi per la testa, mentre apre il suo Instagram: “Se tutti questi uomini mi scrivono che sono bellissima, qualcosa vorrà pur dire. Lo sapevo che quando Bettino e gli altri, alle medie, mi prendevano per il culo, chiamandomi ‘cessa’, non avevano capito niente: la mia bellezza doveva solo trovare il suo pubblico”.

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Ma, del resto, questa reazione è ovvia. Immaginate, voi maschietti, se vi doveste ritrovare, malgrado la panza e la perdita di capelli sempre più incipiente, 5 mila like a una vostra foto e 800 commenti di donne. Chiaro che poi, uscendo di casa, se doveste incappare in Naomi Watts ventenne che vi ferma per dirvi di avervi sempre amati, sostereste la parte dei preziosi, tipo “Sì, dai, forse riusciamo a vederci in questi giorni, ma prima devo controllare l’agenda”.

L’MDF è il male, non tanto perché cerchi di farsele tutte – cosa giusta e sacrosanta –, ma proprio perché lusinga qualunque femmina ancora prima di aver ottenuto anche un bacino sulla guancia e senza ricevere niente in cambio – infatti, normalmente, è incel. A tutti è capitato di riempire di cazzate la tizia con cui si chiavava, raccontandole che era stupenda, mentre si pensava “Sei talmente bella che mi farei tutto il resto del mondo, se solo potessi”, ma la balla era quantomeno funzionale per intortare la fessacchiotta di turno. Ma lui è scemo, non ci arriva a capire che sta rovinando la piazza a sé stesso e a tutti gli altri. Se avete un amico simile, aiutatelo, cercate di farglielo capire. Evitate i modi delicati e optate per la terapia d’urto, la gente reagisce solo agli insulti. Insomma, diteglielo chiaro e tondo: “Sei un pirla, cazzo!”.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi. Di recente, ha iniziato a tenere una rubrica su Radio Radio, durante la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana, intitolata “Il Detonatore”, in cui stronca un testo a settimana.

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