Il Detonatore

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LA SCRITTRICE CHE RIDICOLIZZAVA I COMPLOTTI CON UN LIBRO RIDICOLO ( di Clara Carluccio)

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Tutti quelli che si battono per un ideale devono ricordare una cosa: scegliere attentamente la propria guerra ma, soprattutto, essere realisti. 

Dopo la canzoncina scema – e drammaticamente esplicativa – di Francesco Gabbani sui terrapiattisti, i rettiliani, le scie chimiche e i massoni – Pachidermi e pappagalli – ora, arriva anche un romanzo sul mondo dei complotti: Questo post è stato rimosso (Mondadori), della scrittrice olandese Hanna Bervoets. Che dovrebbe far riflettere su come, certi schieramenti, abbiano il preciso scopo di ridicolizzare le cause più importanti. 

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Hanna Bervoets, Questo post è stato rimosso, Mondadori.

Il racconto, inizialmente, si mostra interessante. Una ragazza, Kayleigh, lavora come moderatrice per un’importante piattaforma virtuale e deve stabilire quale contenuto rispetti gli standard della community. Analizza ogni sorta di oscenità, violenza, delirio, cercando di mantenere il controllo e adempiere alla sua mansione. Pur constatando come molti colleghi perdano la sanità mentale. 

Eppure, non sono queste cose a tenerla sveglia di notte. C’è di peggio. Scrive, infatti, una lettera di testimonianza a un legale per mettere in luce le condizioni lavorative a cui deve sottostare il personale, in seguito anche alla triste vicenda di una ragazzina che, fino a poco prima, era solita mostrarsi su internet in atti di autolesionismo. Si sta, quindi, valutando la vicenda per rilevare le possibili responsabilità dei moderatori. Ma, da qui in poi, la demenzialità è sconcertante. 

La lettera assume toni confidenziali, intimi e pallosi da giornaletto prepuberale: “Yena era la mia ex […] prima di Yena avevo avuto una sola relazione. Barbra aveva quindici anni più di me […] c’era stato qualche bacio con Lorna […] Non era vero che avevo avuto molte ragazze, ma pensai: “Glielo lascio credere, mi rende senza dubbio più affascinante”. Dunque, Kaileigh, se non fosse chiaro, è lesbica. Inoltre, le piace adottare strategie seduttive – senza dubbio – da trogloditi.

Si lascia anche spennare malamente dalla sua morosa: “cominciò in maniera molto delicata, quasi di sfuggita, a chiedermi di comprare delle cose”. Delle cose? Praticamente tutto: un televisore, un divano letto, vestiti e parrucche. Le paga il viaggetto a Parigi, il telefono nuovo, la consolle da dj, una macchina fotografica e un’auto tutta per lei. Ovviamente il cash serve sempre, quindi: “Non è che hai dei contanti, per caso?”.

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L’avvocato viene anche messo al corrente dei rapporti sessuali della moderatrice, delle esortazioni goduriose della sua ex, (“Di più, di più”), persino della sua assidua frequentazione di canali per adulti: “poiché non trovai ciò che cercavo, passai dal mio sito porno di fiducia a un motore di ricerca alternativo.” Sorge un escalamazione, al netto del contesto lesboerotico: “e sti cazzi?!”. Davvero ma, dei filmini che si guarda questa,  chi se ne frega!

Venendo al punto cruciale del racconto, la protagonista subisce un duro colpo il giorno in cui scopre che alcuni suoi fidati e insospettabili colleghi credono nella terra piatta. I dialoghi sono sempliciotti e mortificanti da leggere: “Non ci credi, eh?» chiese Kyo stizzito, «Mi spiace» dissi, «ma la Terra è una sfera.» Kyo scosse la testa. «È piatta» insistette «E perché la Terra sarebbe piatta?». «Non ci sono prove»”.

Si scoperchia un vaso di Pandora in cui si passa dal terrapiattismo a Soros ma, il vero trauma per Kaileigh, arriva quando capisce che la sua ragazza, Sigrid, è una negazionista dell’Olocausto: “la più grande bugia della storia […] quelle camere a gas non sono molto credibili”. Poco ci mancava che l’autrice tirasse fuori pure i free-vax che, com’è noto, sono stati messi nello stesso indecoroso calderone cospirazionista. 

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Hanna Bervoets viene definita dalla critica “una delle scrittrici più acclamate della sua generazione”. Sarà anche merito delle sue metafore audaci e ricercate fare quella domanda era come correre a occhi chiusi in un campo pieno di cacche di cane?. Un Premio Nobel alla letteratura assegnato a questa tizia darebbe il via ad un irreversibile negazionismo editoriale

Persino artisti senza talento come Gabbani si giocano la carta del complottismo per far parlare di sé e ridicolizzare anche problemi ben più seri. È libertà e diritto di ognuno avallare le teorie che più ritiene valide, a patto che queste non allontanino eccessivamente dalla realtà. A furia di stare con la testa tra le scie, o parlare solo di extraterrestri, non si viene presi più sul serio. Il romanzetto o la canzonetta per sfottervi è sempre pronta.

Clara Carluccio

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