Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

A “REPUBBLICA”, CI VOGLIONO TUTTI CORNUTI E CONTENTI (di Matteo Fais)

Due sono i miasmi davvero insopportabili: quelli che salgono al naso entrando in un cesso pubblico e quelli che si sviluppano sfogliando le pagine di “Repubblica”. La latrina del giornalismo italiano è probabilmente la più disgustosa.

Nell’epoca della vaccinazione obbligatoria e del green pass si è distinta per squallide manifestazioni di palese malafede, ma non è che quotidianamente la sua propaganda risulti meno ributtante da inalare. Approfittando di ogni occasione buona, il foglio della peggiore borghesia deviata difende ogni aberrazione e propone stomachevoli modelli per il futuro. Uno di questi, del tutto in linea con il femminismo imperante, è il maschio cuckold, o cuckone. Fuor di neologismo e gergalità, il cornuto e contento.

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La storia è semplice. Il conduttore televisivo Andrea Pezzi stava con l’attrice Cristina Capotondi. Si lasciano, lei resta incinta di un altro – che, dopo l’imburrata, evidentemente la smolla – e torna a chiedere aiuto al caro vecchio Andrea, con la scusa che hanno avuto una relazione per 15 anni. Nelle parole di “Repubblica”, lui è ovviamente l’eroe dell’antipatriarcato, un esempio per tutti i portatori sani di pene: “Lui, l’ex, l’amore finito, non le risponde sdegnato ‘Scordatelo, per chi mi hai preso?’, come farebbe il maschio medio del nostro immaginario patriarcale e disilluso. Non dice, sarcastico, ‘Oltre il danno la beffa’ e nemmeno, incurante, ‘Non è (più) affar mio’. Lui non è fatto della pasta becera di un modello umano stantio. Lui le vuole bene”.

Se non c’è da bestemmiare come indemoniati, quantomeno un bello sputo per terra ci sta. Cazzo, che schifo! Per la cacata carta repubblichina, quelli che si disgustano lo fanno perché “rassegnati e inchiodati alla figurina del maschio-mostro, l’inseminatore tronfio, possessivo e protervo”, sono “trogloditi dotati di clava e smartphone”, mentre nel caso di quelli come Pezzi bisognerebbe parlare di “Uomini che hanno imparato l’alfabeto emotivo e la grammatica per usarla, che misurano il carico mentale femminile e lo condividono, che scelgono di fare un passo indietro, che si spogliano dell’armatura, che praticano la tenerezza senza vergognarsene, che hanno imparato a dirsi fragili, sbagliati, imperfetti, che sanno dare e chiedere aiuto. Non c’è eroismo in loro. C’è solo la liberatoria scoperta della propria fallibilità”.

Il problema è che molti maschi cascano nella trappola, nella carezza al cagnolino che i progressisti riservano a colui che, con linguaggio giovanile, si chiamerebbe “lo zerbino”. Sono spaventati dall’idea di risultare altrimenti dei molestatori violenti e maneschi, potenziali adepti del femminicidio di massa – la contrapposizione posta nell’articolo, non per niente, è questa.  

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Purtroppo, gli uomini di oggi hanno introiettato i principi contronatura col latte e i biscotti. Infatti soffrono perché hanno paura di sé stessi, della loro natura più vera. Inseminare o, con una perifrasi più degna, affermare sé stessi nel mondo, è una di quelle prassi a cui non si può dire di no – dopo che, viva Dio, abbiamo messo da parte le pulsioni più violente. Il sangue è sangue e mantenere il bastardo per conto terzi è il suicidio della propria anima, trattenendo in vita il corpo, l’abiezione ultima, il sacrificio estremo del proprio testosterone sull’altare del buonismo. Non lo si deve fare, se ci si vuole almeno un po’ di bene.

Ancora di più, l’uomo ha un dovere verso tutti i suoi simili, una sorta di solidarietà maschile tristemente trascurata: responsabilizzare le donne. Non si può sempre far pensare loro che qualsiasi cosa facciano sarà concessa, lasciata passare, data per lecita. In amore, o si sceglie uno o si sceglie l’altro – tertium non datur – e si assumono le conseguenze delle proprie decisioni. Se è vero il principio che chi non è buono per il Re non è buono per la Regina, è altresì indubitabile che chi si fa schiacciare dalla Regina sarà cancellato dal Re. Dovete resistere al senso di colpa indotto. Le palle non si tirano fuori solo prima di un rapporto sessuale.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

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