Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LUCA ATTANASIO E IL MITO DEL “BUON SELVAGGIO” (di Davide Cavaliere)

L’uccisione dell’ambasciatore italiano in Congo, a Goma, rende evidente come la politica estera italiana sia viziata da una visione umanitaria e stucchevole delle relazioni internazionali.

La Repubblica Democratica del Congo è una terra ricchissima di materie prime, al centro di conflitti e interessi economici e politici che coinvolgono Stati, multinazionali e organizzazioni terroristiche

ACQUISTA il nuovo romanzo di Matteo Fais, Le regole dell’estinzione, Castelvecchi.
AMAZON: https://www.amazon.it/regole-dellestinzione-Matteo-Fais/dp/8832828979/
IBS: https://www.ibs.it/regole-dell-estinzione-libro-matteo-fais/e/9788832828979

L’Italia, in quel contesto esplosivo e pericoloso, operava con un ambasciatore premiato “per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli”. Luca Attanasio era solo formalmente un rappresentante degli interessi nazionali italiani nel paese africano, egli interpretava il suo ruolo come quello di un missionario o di una dama di carità. La stampa ci informa che si occupava dei bambini soldato, ma non dovrebbe essere questo il compito di un funzionario del Ministero degli Esteri.

In Africa lavorano individui convinti che il continente nero sia un Eden da recuperare, abitato da un’umanità innocente e buona per natura. I volontari, i missionari, i preti, e ora anche gli ambasciatori, pensano che per essere al sicuro basti distribuire vaccini, cibo liofilizzato e sorrisi. Individui che si compiacciono all’idea di “fare del bene”, convinti che in futuro quei miserabili non mancheranno di testimoniare il loro aiuto.

La tragica fine di Luca Attanasio infrange il mito del buon selvaggio, la più persistente delle leggende. La sua morte deve aprire gli occhi a quanti, intossicati dal terzomondismo, non vedono l’Africa per quello che è, un continente crudele, ma per quello che pensano che sia, cioè una landa sconfinata da curare e dove poter smaltire il senso di colpa occidentale. Una convinzione, quest’ultima, che ha infettato anche il nostro modo di intendere la politica estera: non un’attività al servizio della potenza della Nazione, ma a tutela delle popolazioni straniere o di una astratta umanità.

CONTRIBUISCI ANCHE TU A SUPPORTARE IL NOSTRO GIORNALE
Caro amico lettore, come potrai immaginare, dietro questo blog ci sono diverse persone che collaborano agli articoli che tu quotidianamente leggi. Se desideri supportare la nostra attività, ti saremmo grati se volessi dare il tuo sostegno all’Iban IT53E3608105138290082390113. L’intestatario è Matteo Fais. Grazie di cuore, La Redazione.

L’idea della terra da soccorrere fa a pugni con la durezza della realtà e con lo scopo della politica. L’umanitarismo che anima, ormai, le istituzioni italiane – sempre in prima linea nel chiedere “solidarietà”, “cooperazione” e “pace” – non è la manifestazione di una civilizzazione superiore, ma il ripiego moralista di una Nazione che ha rinunciato a ogni ambizione e a ogni politica di potenza.

L’ambasciatore Attanasio è stato colpevole e vittima di questo ripiego dell’Italia, incapace di proiettarsi nel mondo se non nella forma del santo laico che, frequentemente, diviene martire.

Davide Cavaliere

L’AUTORE

 DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais, del giornale online “Il Detonatore”. 

Un commento su “LUCA ATTANASIO E IL MITO DEL “BUON SELVAGGIO” (di Davide Cavaliere)

  1. Ottimo articolo, che fra l’altro informa più di tutta la melensa solfa strombazzata dai prostituti di regime che in ore di diretta non hanno neppure toccato i punti più stridenti di tutta questa storia.
    Oltre al fatto, giustamente sottolineato, che l’ambasciatore, che ricopre un ruolo delicato di rappresentante governativo dovrebbe starsene nella capitale a tenere i rapporti col governo presso il quale è accreditato, e non certo scorrazzare per le zone di guerra abitate da cannibali a far da apripista ai camion dell’ONU, io ci vedo molte altre questioni scandalosamente torbide su cui pare nessuno voglia far luce. Ad esempio, perchè costui si sia avventurato in un’area descritta da altri giornalisti, attivi in Africa, come fra le più pericolose del continente, con la risibile scorta di UN carabiniere. Se si sia recato ad espletare manzioni che andavano ben oltre quelle proprie per iniziativa propria o col consenso della Farnesina. Se sembra logico che il rappresentante della Repubblica Italiana vada a fare da valletto ad un’organizzazione terza come l’ONU, che non gode neppure di immunità diplomatica. Se tutto ciò è accaduto con l’assenso o addirittura dietro disposizioni della Farnesina, ci troveremmo di fronte ad un caso mostruoso di totale cialtroneria e incompetenza, solo in parte spiegabile con lo stato di totale abbandono in cui versa la politica estera italiana da decenni. Se invece, come sospetto, Attanasio si è recato motu proprio sul luogo, ci sono dei retroscena molto torbidi su cui non sappiamo nulla e difficilmente saremo informati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.