Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL BALLO DEL BLA BLA (di Franco Marino)

Ascoltare, leggere, guardare i media mainstream dopo una tornata elettorale provoca forti attacchi di noia perchè la tendenza delle “tifoserie” è spaccarsi in due tra chi ha vinto e chi ha perso. Così, alla maniera dei sovietologi di un tempo – quelli specializzati nel leggere i comunicati del Partito – uno impara che quando legge, con aria orgogliosa, che “il tale partito XXX nel complesso ha tenuto”, allora vuol dire che ha perso.
Come fare a districarsi nel mare magnum dei commenti? Col tempo ho sviluppato l’abitudine di distinguere le tipologie di elezioni non meno da come oggi distinguo la pallanuoto dal calcio. Se il prossimo 3 ottobre il Posillipo debuttasse nel campionato di pallanuoto del 2020-2021 e vincesse per 10 a 6 contro lo Sporting Quinto, non mi sognerei mai di dire che lo sport a Napoli è in crescita perchè domenica il Napoli ha vinto due a zero col Parma. Sono due sport diversi, imparagonabili.
Ho scelto un nonsense ma non meno assurdo di quello usato da illustri editorialisti per commentare, a piacimento, le proprie elezioni. Infatti tutti parlano di “pareggi” di elezioni, del salvinismo che non ha sfondato, ignorando che sono regole diverse. E che non bisogna guardare al dato assoluto bensì ai trend. E il trend dice che, Campania a parte, il PD cresce solo laddove il Movimento 5 Stelle, ormai costola del PD, crolla verticalmente.

Per esempio, in Campania ha oggettivamente vinto De Luca, il quale ha aumentato i propri voti. Avesse vinto ma li avesse diminuiti, quello sarebbe stato un segnale dell’inizio del suo declino. Perchè nei territori, dove ci sono le preferenze, il consenso è potere. In Toscana, invece, la sinistra pur aumentando i propri voti sulle spalle di un Movimento 5 Stelle ormai al tramonto, si è dovuta confrontare con un centrodestra che ha letteralmente raddoppiato i propri voti. E questo, in elezioni dove ci sono le preferenze, conta moltissimo.
Il dato di fatto palese è che la sinistra nel complesso queste elezioni le ha perse, questo scriverebbe un commentatore serio. Ovunque la Lega guadagna voti. Poi si può discutere se questa sia la vittoria di Zaia e di Toti, cioè degli amministratori dei territori, oppure come anche qualche leghista scrive, la vittoria della Lega e la sconfitta di Salvini. Ma l’arretramento della sinistra è palese, paragonando queste regionali a quelle del 2015.
E pur tuttavia, di non essere ridicoli non si curano i commentatori politici, tutti presi a darsi addosso su chi ha vinto e chi ha perso, dimenticando che si sta presentando sul proscenio un altro lockdown preceduto da un’ennesima devastante crisi economica.
Sembrano tutti come i crocieristi del Titanic che, nonostante la mastodontica nave imbarcasse acqua da tutte le parti, continuavano a ballare e cantare come se niente fosse.
Se non fosse che in ballo c’è la sorte della mia nazione, riderei anche. Ma sono incazzatissimo nero. Perchè vedo l’Italia ancora una volta vittima della demagogia, convinta che basti tagliare un po’ di parlamentari per risolvere i problemi della politica, dimenticando che presto gli staff di quelli che riusciranno ad entrare in Parlamento diventeranno costosissime satrapie, tutte a carico del contribuente. E vedo la mia Napoli e la Campania in generale ancora in balia di un signore che ha creato un mostruoso sistema clientelare, un popolo di napoletani, sempre in prima fila ad esibire un orgoglio falso come l’oro di Bologna che si fa nero per la vergogna, pronto a vendersi per l’ennesimo improduttivo posto fisso, seriamente convinti che sia stato grazie a De Luca che il covid-19 non sia arrivato in Campania. E nel quale io, napoletano, che amo disperatamente la mia città, mi sento un pesce fuor d’acqua.
Queste sono le vere realtà. I media, come al solito, parlano, come direbbero i siciliani, “del nuddu ammiscatu cu nente”.

FRANCO MARINO

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