Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

TERMINI DI PARAGONE (di Franco Marino)

Mi arrivano un bel po’ di messaggi privati nei quali mi si chiede un parere su Italexit di Gianluigi Paragone e sulla tragicomica gaffe di registrare il dominio del suo nascente sito presso un’associazione migrazionistica.
Della notizia, sia detto con franchezza, parlerò poco perchè se dovessero rivelarsi fondati i sospetti di Luca Donadel che spiega, in un video, perchè Italexit è un bluff, la cosa sorprenderebbe solo chi non ha letto 1984 di Orwell che già settant’anni fa catechizzava il lettore sull’abilità del sistema di creare contenitori di malcontento e non conosce il proliferare di network antisistema con tutto il sottobosco di business ad essi sottesi.
Sorprende semmai la convinzione, di chi aderisce a questo progetto, di uscire da questa situazione attraverso le vie inquinate della non-democrazia odierna e ancor più osservare quei frequentatori di social che, da mane a sera, accusano la classe politica del peggio del peggio (dalla pedofilia alla sterilizzazione vaccinale di massa, alle prove tecniche di dittatura) credendo di potersi misurare con gentaglia di tale fatta seguendo le regole del giuoco democratico.

In generale quando gli italiani pensano ad una rivoluzione, la associano ad una tirannia e la ricollegano ai nazifascismi, ignorando che al contrario quei due regimi nacquero in istituzioni democratiche e arrivarono al potere grazie ad appoggi internazionali palesemente manifesti ma senza la minima opposizione da parte del potere precostituito. Il che dovrebbe indurre a miti consigli coloro che non realizzano i rischi del contismo, arrivato anch’esso democraticamente. Pochi considerano che la strada percorsa dai valori della democrazia e della libertà – e in generale ogni cambiamento radicale necessario per far progredire il paese – è segnata dalla violenza.

Quando io faccio questo discorso, prendo sempre ad esempio una fase storica sgraditissima alla gran parte dei miei lettori sovranisti e anticomunisti, la liberazione dai nazifascismi con la Resistenza italiana e la denazificazione tedesca. E non è una scelta casuale.
Prendere in considerazione, per esempio, la rivoluzione bolscevica che non fece altro che traghettare la Russia dalla tirannia zarista a quella stalinista, non avrebbe avuto senso. Viceversa, la fase storica della liberazione dal nazifascismo esplica palesemente come la strada della democrazia e della libertà sia inevitabilmente lastricata di sangue.
Si prenda la Resistenza di cui, nel merito, ho sempre scritto in termini negativi, tuttavia approvando il metodo: ci troviamo di fronte ad un tiranno e non lo si può abbattere se non con la violenza. Discorso del tutto razionale. Di quel procedimento a noi è giunto poco o nulla perchè un’amnistia perdonò i gradi medio-bassi del fascismo i quali, va da sè, si riciclarono pressoché tutti nell’antifascismo italiano. E oggi passa il principio che quando cambia una fase storica il PCI possa trasformarsi in PDS senza che nessuno chieda conto ai D’Alema, ai Veltroni di aver appoggiato un regime tirannico.

Ben più interessante, proprio per la sua sistematicità, fu, invece, la denazificazione tedesca basata su un principio chiarissimo ben spiegato dal presidente Truman, presidente degli USA che di quel processo fu il regista. “Se i topi invadono casa vostra portandovi infezioni e malattie, non basta che ammazzate i topi, dovete pure eliminare ciò che potrebbero aver infettato. Altrimenti tornano i topi e pure le malattie”.
Fin qui la teoria.
Nella pratica, la denazificazione (entnazifizierung) fu un processo sistematico di pulizia sociale, politica e culturale che coinvolse milioni di tedeschi i quali, mediante una legge speciale (Befreiungsgesetz) applicata da un apposito tribunale (lo Spuchammer) furono costretti a certificare, attraverso un modulo (il Fragebogen) tutto il proprio passato. A quel punto, vennero divisi in cinque categorie che andavano da coloro che erano puliti sino, a salire, semplici seguaci o simpatizzanti, incriminati per reati minori, militanti sino ai criminali più importanti. Questi ultimi finirono in galera, gli altri (e parliamo di MILIONI di tedeschi) furono spediti a ricostruire l’economia tedesca e fu vietato loro qualsiasi lavoro che non fosse manuale e subordinato.
Ma non solo. Ogni produzione artistica o letteraria che fosse ritenuta artefice dell’ascesa e della tenuta del nazismo venne confiscata e distrutta e anche il semplice possesso di un’opera – e non parlo del Mein Kampf di Hitler ma persino un semplice testo di scuola – diveniva penalmente perseguibile.
Il processo di denazificazione risparmiò l’esercito perchè Truman ritenne che in clima di guerra fredda non fosse prudente liberarsi dell’esercito tedesco che, pur perdendo la guerra, aveva indiscutibilmente dato non poche prove di valore.

Si può naturalmente porsi il problema se fosse giusto essere stati anche semplici simpatizzanti pur non avendo mai avuto alcun ruolo attivo per essere condannati a svolgere solo lavori subordinati. Giusto o no, venne considerato utile e fu praticato in maniera sistematica. E quella fase storica ci insegna che ogni cambiamento radicale della politica è SEMPRE E SOLO un cambiamento VIOLENTO. E non perchè si fa del male fisico alle persone ma perchè cambiando la struttura giuridica e morale della società da riformare, vengono naturalmente “violati” i diritti alla base della vecchia società.
Ho scelto questo esempio proprio perchè riguardando il passaggio da una tirannia ad una democrazia, smentisce la convinzione che la democrazia abbia a che fare con la pace e la tolleranza quando, come si è visto, è esattamente l’opposto.

Ora proviamo ad immaginare una “denazificazione” applicata all’attuale società italiana. Sul piano personale significherebbe processare milioni di italiani tra coloro che hanno sponsorizzato le teorie gender, il migrazionismo di massa, l’Unione Europea e in generale tutto ciò che ha fatto il male di questo paese, attingendoli tra i semplici simpatizzanti che fanno propaganda su facebook, salendo attraverso militanti di partito, intellettuali, artisti, dipendenti pubblici sino ad arrivare a chi ha avuto alte responsabilità politiche, chi ha fatto parte del sistema politico, giudiziario o mediatico e chi ha diretto gruppi bancari o finanziari o ha fatto parte della Pubblica Amministrazione. Costoro si vedranno sequestrato tutto ciò che hanno e verranno spediti a lavorare nei campi, a ricostruire i ponti senza poter più svolgere alcun mestiere se non manuale e subordinato.
Mentre sul piano culturale, significherebbe bruciare libri, chiudere giornali e sequestrare televisioni agli editori che li possedevano, espropriare banche e aziende alle famiglie finanziarie che hanno rovinato questo paese e darli in gestione ai rappresentanti della nuova società che subentrerà.
Anche questo sarebbe un procedimento violento ma inevitabile. Altrimenti l’epidemia tornerà e gli stessi topi che facevano parte di quel sistema si infiltreranno nel nuovo sistema. Dice niente il fatto che moltissimi antifascisti di oggi furono apertamente sostenitori del fascismo?

Ora voi capite che di fronte alla consapevolezza della necessità di una pulizia totale, non ho certo bisogno di scoprire che Paragone abbia registrato un dominio presso un’associazione di sostenitori del migrazionismo di massa. Mi è sufficiente che creda di farci uscire da questa situazione misurandosi come candidato politico di un sistema MARCIO FINO AL MIDOLLO, per ritenere tutta l’operazione un bluff.
Ma supponiamo che domani Paragone dia una sua spiegazione che ci convincerà e si candiderà, col suo Italexit, a guidare l’Italia e farci uscire dall’Euro. Magari otterrà anche il 51%.
A quel punto o farà sul serio e allora proseguirà nel suo intento di farci uscire dall’Eurozona, nel ribellarci all’immigrazionismo e all’estremismo vaccinista. In quel caso avrà contro tutta la stampa contro quindi qualsiasi scheletro nell’armadio, qualsiasi gaffe verrà trasformata in un caso nazionale. Avrà contro la grande finanza quindi lo spread salirà a livelli stellari. La magistratura lo inquisirà per qualche minorenne marocchina o chissà quale altra idiozia. I social media manager che controllano la Rete fabbricheranno bolle che serviranno a nutrire la character assassination, il Presidente della Repubblica gli boccerà tutte le leggi che non fanno l’interesse della finanza internazionale e delle lobby migrazionistiche e gli rifiuterà, secondo norma della Costituzione, tutti i ministri “scomodi” come già è accaduto con Savona. E l’opinione pubblica prima o poi gli si rivolterà contro distruggendone la reputazione.
Oppure si arrenderà e, compreso che contro nemici di questo calibro non si può fare, sul piano democratico, assolutamente nulla, passerà da “Italexit” a “cambiare l’Euro da dentro”, sino a “L’Euro è irreversibile”.

Film già visto e stravisto.

Riassumendo, quindi. Non se ne esce con le buone e chi parla di cambiamenti democratici o è cretino o è in cattiva fede.
Quando il tuo avversario ha il senso morale di Totò Riina, o sei armato fino ai denti e sei pronto a fare tutto il male che puoi, oppure la tua fine è Capaci e Via D’Amelio.

FRANCO MARINO

6 commenti su “TERMINI DI PARAGONE (di Franco Marino)

  1. Già qualche anno fa giunsi alle stesse conclusioni che ho tenuto per me per evitare di essere additato come pazzo rivoluzionario.

  2. Ammirevole escusso caro Franco. Concordo in pieno anche se con un pò di amaro in bocca per la consapevolezza che sei riuscito a solleticare e quindi a prepararci per la rivoluzione!!

  3. Impossibile non essere d’accordo con la tua esposizione. Vedo un futuro molto scuro, mi sembra di essere una falena che sbatte contro i vetri ma non riesce a uscire dalla sua prigione.

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