Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

ATALANTA. COME TI COSTRUISCO UNA BUGIA (di Franco Marino)

Due video divenuti virali raffigurano in uno Antonella Elia che letica con un critico televisivo che andava di moda in quegli anni (Alessandro Rostagno) e Amadeus che caccia dallo studio un maleducato Pedro. In apparenza. Perchè in quei due video si vede solo una parte molto parziale.
La versione ufficiale la sanno tutti: Rostagno insulta la Elia definendola bellezza senescente alchè quest’ultima si alza e cerca lo scontro fisico col critico. Nell’altro, Pedro risponde ad minchiam alle domande di Amadeus, alchè quest’ultimo infuriato gli fa una ramanzina e lo caccia dallo studio.
Quella reale è, nel primo caso, disponibile a chiunque si ricordi quella puntata, che io vidi in diretta: Rostagno era stato provocato dalla Elia senza alcuna ragione, senza che quest’ultimo l’avesse minimamente disturbata, e lui si è solo limitato a risponderle, mettendola a posto. Nel secondo caso la riferisce Pedro che, intervistato, racconta che in realtà Amadeus aveva voluto farlo fuori dalla trasmissione perchè il popolare conduttore si era ingelosito per presunte avances che il concorrente avrebbe fatto alla moglie Giovanna. E in effetti chi vede il video si accorge come alla concorrente avessero fatto domande semplici e a Pedro domande quasi impossibili: di lì la famosa “cipolla” e “pasta e fagioli”.

Questo preambolo giusto per spiegare come sia possibile costruire una notizia falsa su parziali verità.
E’ il caso dell’insulto che un dirigente dell’Atalanta ha rivolto ad un tifoso del Napoli appellandolo come terrone, che sta provocando reazioni da parte della consueta sinistra petalosa ed isterica.
In questo paese ormai è invalsa l’idea che si possa offendere chiunque, basta che non appartenga ad una categoria protetta.
Così apprendiamo che un tifoso del Napoli possa avvicinarsi ad un dirigente, dandogli praticamente del venduto (“stasera vi scanserete con la Juventus?”) cosa che configurerebbe un po’ di reati e passare automaticamente per vittima solo perchè quest’ultimo lo chiama “terrone”.
Il messaggio, devastante, che passa è che si abbia diritto ad essere tutelati solo se si appartiene ad una categoria, non in quanto persone e questa è ormai la costante di tutto il dibattito politico da psichiatria, che sta avvelenando i rapporti tra le persone normali.

Prima che qualcuno scassi i coglioni con le accuse di leghismo, razzismo e blablabla, specifico che sono napoletano.
Conosco il vittimismo dei miei concittadini, la lagnosità, la propensione a tirare fuori l’orgoglio solo quando qualcuno dal Nord dice qualche parola sbagliata e a ricacciarlo dentro quando la camorra ammazza i ragazzini dei quartieri popolari.
In più, ho vissuto metà della mia vita al Nord. Mi hanno chiamato “terrone”, “coleroso”, “terremotato”.
Non solo sono ancora vivo e vegeto ma mi sono fatto sempre un sacco di amici. Perchè di fronte ai pregiudizi, ho sempre risposto con autoironia, senza pretendere di andare a rompere le palle alla gente che lavora.
Deve essere per questo che ancora oggi mi chiamano un sacco di amici del Nord, “ciao terrunciello, come va?” e mi chiedono come sto. E si interessano fattivamente a me, a come sto.
Forse perchè non sono mai andato a rompere le palle di qualcuno dandogli del venduto, per poi fare la vittima frignando in mondovisione.

FRANCO MARINO

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