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L’EDITORIALE – PERCHÉ TOLLERIAMO TUTTO QUESTO? – LA CENSURA DI ALTAFORTE

Ogni giorno, chissà quanti italiani si svegliano e sperano di scoprire che è stato solo un brutto sogno. Invece, no, è tutto vero, reale. Reale come un gulag e tutte quelle altre situazioni che una persona mentalmente stabile non potrebbe mai concepire, ma entro le quali la Storia lo condanna a trovarsi coinvolto suo malgrado.

Ecco, dunque, piovere su di noi l’ennesima e odiosa censura degna del più feroce regime comunista. Facebook interviene del tutto arbitrariamente e boicotta la pubblicità di una delle ultime pubblicazioni di Altaforte, Una Nazione – Simone Di Stefano accusa l’Unione Europea, libro intervista al segretario del movimento CasaPound Italia, scritto da Valerio Benedetti e con prefazione dell’europarlamentare Antonio Maria Rinaldi. L’accusa è la solita – e non potrebbe esserci coglionata più grande –, ovvero il generico e subdolo “violazione degli standard della community”.

Il libro incriminato

La cosa, da un certo punto di vista, non stupisce. Il social in questione ci ha abituati a queste prese di posizione palesemente faziose. Davvero ridicoli: censurano le pubblicazioni che fanno capo a una oramai semplice associazione culturale che, anche quando era costituita come partito, non arrivava neppure all’un percento. Periodicamente, la loro scure si abbatte senza pietà e senza fornire alcun tipo di giustificazione – non ci sono nudi, pornografia, istigazioni all’odio.

La verità, senza stare lì a menare il can per l’aia, è che è in atto un guerra. Su un fronte ci sono loro, tutti quelli che rappresentano il pensiero unico, da Facebook fino ad arrivare al comitato dirigenziale del Soviet che organizza il Salone del Libro. Sull’altro tutti noi che vorremmo vivere in un paese senza pericolose derive autoritarie degne di una distopia e che pensiamo sia normale stampare i libri che si preferiscono, lasciando la libertà all’acquirente di acquistarli o meno. Il problema è che questo conflitto sta degenerando verso un qualcosa di inevitabile.

Per troppo tempo ci siamo imposti la decenza e il controllo. Ci siamo detti “Ma sì, lasciateli fare, non scendiamo al loro livello”. Sbagliato. Stiamo cominciando a rendercene conto solo ora. Non è un libro – quel libro – il problema, ma ciò che l’atto – l’ennesimo – rappresenta. Questi delinquenti possono chiudere profili a loro piacimento e senza fornire motivazioni. Possono controllare il pensiero, impedire che un testo circoli e che la gente sappia della sua esistenza. L’hanno già fatto con i nostri stati, profili, e sempre seguendo lo stesso modus operandi.

È evidente, a chiunque abbia un cervello per capire, che la Sinistra è coalizzata a un livello più ampio – possiamo tranquillamente dire mondiale – per sopprimere una certa visione delle cose – sovranismo e identità – “costi quel che costi”. E non è assurdo pensare che, qualora non dovessero bastare le mazzate social, si potrebbe passare alle maniere forti. Ma l’errore è nostro. Dobbiamo reagire, protestare. Trump, Salvini & company, dove cazzo state? Fate qualcosa. Qui non sono più quattro sbandati dei centri sociali in manifestazione che cantano un coretto, tra un tiro di canna e l’altro. Qui c’è da aver paura. Qui è battaglia su tutti i fronti e, si sa, quando l’esercito nemico è alle porte, bisogna andare a difendersi, o accettare di perire. Non arrendiamoci, per favore. Fermiamo il Grande Fratello liberal-sinistro, o questa volta saremo davvero fottuti.

Matteo Fais

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