Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

NON SOPPORTO PAPA FRANCESCO: TUTTA COLPA DI MICHELA (di Franco Marino)

E chi è Michela? Si chiederà il lettore. Michela era una splendida bambina che abitava nel condominio dove vivevo io tanti anni fa in Toscana. Avrà avuto tre o quattro anni più di me che di anni ne avevo più o meno cinque o sei. Volevo sempre che giocasse con me. Tuttavia non solo questa ragazzina non mi filava di striscio ma quando vedeva me, pareva che vedesse i diavoli. Al punto che, quando tanti anni dopo sul proscenio dei media apparve Facebook e la contattai con tutta l’educazione del caso, addirittura mi bloccò. Possibile mai che, anche divenuti entrambi adulti, provasse per me una tale antipatia da resistere addirittura ai decenni?
Il mistero dura ancora oggi. Come mera curiosità, non certo interesse. Ma quanto ci stavo male da bambino! E quando chiedevo a mia madre perchè questa ragazzina proprio non potesse soffrirmi, mi rispondeva sempre che non si può piacere a tutti e che evidentemente non ero fatto per piacerle. E quando le chiesi come fare per piacerle, mi rispose che non ne valeva la pena, perchè per ognuno di noi c’è qualcuno a cui piaceremo. E che anzi, più si cerca di piacere a qualcuno, più si ottiene il risultato opposto.


Le cose che ci accadono da bambini sono ovviamente bagattelle imparagonabili sia a quel che ci accade quando diventiamo maturi che a maggior ragione alla delicatezza di ciò di cui parliamo giornalmente qui sul Detonatore. E pur tuttavia, ci mostrano cose che non solo modificano definitivamente il carattere e durano per tutta la vita ma ci chiariscono anche aspetti di temi ben più complessi. Sul piano relazionale, ho ricavato l’insegnamento che non ha senso struggersi per una relazione sbagliata, amorosa o amicale che sia. Se non va, non va. In quel caso si va via e di filata. Che la vita è breve e tempo da perdere con persone inadatte a noi non ce n’è.
Ma anche quando non ho dovuto fare breccia nel cuore di qualcuno e cercare un pubblico per il mio blog, ho messo in conto che per le mie idee sarei stato amatissimo da alcuni e odiatissimo da altri. Non ho mai avuto l’ambizione di piacere alle tante “Michele” che pure si erano momentaneamente avvicinate alla mia pagina. Ho le mie idee, posso cambiarle se si rivelano sbagliate ma non le cambio certo per piacere a qualcuno. Perché è mille volte meglio essere odiati per come la si pensa e per come si è, che essere amati e piacere a chi, se conoscesse davvero il nostro pensiero, ci odierebbe.

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Se mi sono dilungato con questo riassunto autobiografico che avrà sicuramente già fatto sbadigliare qualcuno, è per spiegare il motivo per cui detesto i piacioni e viceversa amo i personaggi controversi, che non hanno problemi a mettersi contro il comune sentire. Così come detesto i piloti delle macchine del successo mainstream.
E dunque per spiegare come mai Papa Francesco non mi piace.
Con me il colpo di fulmine funziona al contrario: mentre ad amare o voler bene a qualcuno ci metto sempre un po’ – non è snobismo, sono fatto così – viceversa il colpo di fulmine si verifica con le antipatie. E con Bergoglio il colpo di fulmine è stato immediato: mi è stato sul cazzo sin da subito. Sin dal principio mi è risultato indigesto, antipatico, innaturale. Ho percepito lontano un miglio la sua simpatia studiata, il suo finto pauperismo ad uso di telecamere e fotografi dei media cosiddetti progressisti, la sua totale assenza di spiritualità e di calore umano – confermato anche da una hostess che ho conosciuto e che lo ha avuto in aereo – a dispetto delle apparenze. Sin dal giorno della sua ascesa al soglio di San Pietro avevo immaginato che la sua attività pastorale si sarebbe caratterizzata per un totale abbandono dei credenti veri, per abbracciare quelli finti, le tante “Micheline” che si aspettano una Chiesa che non esiste, che non esisterà mai e che quel giorno che dovesse esistere, non varrebbe più la pena definirsi cattolici. Definizione che, non appartenendomi, mi toglierebbe il titolo per intervenire su una questione che in fin dei conti interessa soltanto chi si definisce tale. E pur tuttavia, a questa osservazione Benedetto Croce avrebbe ribattuto con una sua famosa domanda retorica: “come possiamo non dirci cristiani”? Come possiamo assistere al triste declino di un’istituzione che, piaccia o meno, ha segnato la storia degli ultimi duemila anni?

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Non c’è bisogno di appartenervi per avere grande considerazione e rispetto nei confronti di istituzioni capaci di sopravvivere alle intemperie della storia e di mantenere intatto il proprio messaggio. Ma una Chiesa che si comporta con chi non le è fedele con poca dignità, non che ricavarne alcun beneficio, corre il rischio di perdere i fedeli veri. Sembra che nel Vaticano non si rendano conto che l’emorragia di consensi nella Chiesa non deriva dal fatto di dire no ai matrimoni gay, no all’abbandono del celibato dei preti, sì al divorzio. Ma proprio dall’esatto opposto, dal modernismo. Che, per inciso, non inizia certo con Papa Francesco che è semplicemente il prosecutore mediaticamente più sovraesposto di un disegno che parte dal secondo concilio Vaticano e che non risparmia da responsabilità nemmeno figure – come per esempio Giovanni Paolo II e Ratzinger – che oggi nel conservatorismo cattolico godono di grande credito. E dunque tale crollo di consensi origina da una Chiesa che ha perduto la propria unicità per assecondare i finti fedeli, quelli che hanno un’immagine utilitaristica della religione, non dunque una rigida disciplina che curi le anime, ma i teorici di un Personal Jesus che consenta loro di fare i propri porci comodi. Sono esattamente questi i fedeli che stanno distruggendo la Chiesa.
Proliferano le chiese frequentate con grande fervore da credenti che non solo non gradiscono alcuna modernizzazione ma anzi vorrebbero ritornare all’antico. Rivogliono la messa in latino, interpretano la fede cercando esattamente andrebbe interpretata, ossia seguendo il vero messaggio di Gesù. Al punto che talvolta temo persino che questo tipo di spiritualità sconfini nell’ortodossia. Fino al caso del controverso Don Curzio Nitoglia, per dirne una, o del Monsignor Viganò. Che se fossero papi, sicuramente si vedrebbero alienate le simpatie dei progressisti. Ma ritroverebbero l’affetto e il supporto dei VERI credenti.
Poi è sufficiente che la Chiesa, per un attimo, ritorni ad essere quel che non può non essere, cioè contraria ad una legge che piace ai suoi finti fedeli, ed ecco che ritornano le accuse strumentali di sempre: da quella, ormai quarantennale – e, senza il minimo indizio rilevante – di aver fatto sparire Emanuela Orlandi, la solita pretestuosa solfa dei preti pedofili e tutti i consueti pretesti con cui si vuole screditare questa gloriosa istituzione. Il tutto inframezzato dalla somaraggine dei tanti che dimenticano che sia al Concordato che ai Patti Lateranensi, pur con i loro enormi limiti, noi dobbiamo quel po’ di quella laicità di cui tanti si riempiono la bocca.

Papa Francesco così raccoglie i frutti per aver inseguito anche lui Michela. Solo che mentre il Francesco non papa ci ha rimediato un palo dalla Michela originale, la Chiesa, sbattendo non contro un palo ma contro la montagna del relativismo etico, della caducità delle mode, della vacuità delle logiche di potere terrene, della totalitarietà dell’universalismo, della inutilità del missionarismo umanitarista e della finta fede delle tante Michele, rischia di distruggersi per sempre.

FRANCO MARINO

4 commenti su “NON SOPPORTO PAPA FRANCESCO: TUTTA COLPA DI MICHELA (di Franco Marino)

  1. Pure a me il magliaro Bergoglio sta cordialmente sulla minchia (è pur sempre un vecchio, inutile accanirsi).

    In compenso ho capito perfettamente cosa pensava Michela.

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