Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

ATTACCO AI PRO-VITA: È QUELLA LA VERA NATURA DELLE FEMMINISTE (di Matteo Fais)

L’accusa più stupida mossa alle femministe è di rappresentare un pensiero debole, relativista, postmoderno – mai termine fu utilizzato tanto impropriamente. Stando alle accuse dei tradizionalisti, sembra che queste non facciano altro, se non vivere entro una visione del mondo sempre messa in discussione, basata sulla volontà di introdurre tolleranza e rispetto. Difficile dire questo della compianta Michela Murgia, con le sue schwa e le varie battaglie mosse con cieca ostinazione per mutare la lingua.

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In verità, dovrebbe essere ben chiaro da lungo tempo che il pensiero femminista è il contraltare, nel mondo occidentale, del talebanesimo di personaggi e regimi come quello dell’ayatollah Khamenei, solo volto a fini antitetici, ma altrettanto folle nella volontà di imporre il proprio proposito.

Non è un caso che proprio l’altro giorno, nella giornata delle manifestazioni contro la violenza sulle donne, a Roma, abbiano attaccato la sede di Pro Vita e Famiglia, una onlus le cui posizioni non sempre sono esattamente condivisibili, dato il loro culto della famiglia e la volontà di proibire l’aborto, ma che certo hanno ragione di esistere, esattamente come le associazioni di “Non una di meno” e via dicendo.

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Il problema dei fanatici è che non si accontentano di esistere entro un regime democratico, in cui non conta semplicemente che il proprio pensiero sia valido o meno, perché bisogna convincere le persone del valore di esso. L’estremista ha troppa fretta e poca pazienza, per prendersi la briga di affrontare la trafila democratica, dunque, se nessuno gli dà credito, esplode e cerca di imporsi con le cattive, manu militari.

Non è un caso, altresì, che queste ostentino cartelli con scritto “Se domani non torno, bruciate tutto” – dalla lirica, si fa per dire, di Cristina Torres Cáceres, un’attivista peruviana. Gli esaltati, di solito, oltre a soffrire di paranoia – come loro che si sono inventate un’emergenza femminicidi -, vivono per distruggere, non per costruire, per ingiungere invece di persuadere.

Le femministe di tutti questi gruppuscoli, oramai dovrebbe essere chiaro, non ambiscono a rendere gli uomini migliori, ma a suscitare in loro il terrore. Se potessero, come in Arancia Meccanica, li condizionerebbero in modo tale da provare nausea al momento in cui in questi si manifesta un qualsivoglia istinto sessuale.

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Manco a dirlo, infatti, le femministe sono di Sinistra e antiliberali. Il Bene, per loro come per quelli di tale parte politica, va fatto trionfare a ogni costo. Quando non è la volontà generale, ma quella che si presume rappresentante della giustizia, funziona sempre così, tra bombe lasciate nelle sedi dei nemici e scritte sui loro muri per dileggiare. Fondamentalmente, siamo al cospetto di una visione del mondo totalmente antidemocratica.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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