Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL PEGGIO DI PROGRESSISTI E CONSERVATORI (di Melania Acerbi)

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A rendere sciocchi i progressisti e i conservatori contribuisce la vistosa distanza che separa la loro versione dalla realtà. I sostenitori di certe istanze, che odiano il presente e chi lo abita, sono tutti protesi verso un futuro fantastico, verso un avvenire privato della memoria di ciò che è stato. Il progressista modello considera il passato un peso ingombrante, uno sbaglio, un inutile orpello di cui liberarsi: egli sogna l’ennesimo Capodanno dell’anno I, l’inizio giacobino di una nuova era purificata dai detriti della storia.

I conservatori, invece, odiano il presente e chi lo abita, si rifugiano tutti in un passato fantastico, idealizzato, in un “fu” lontano da ogni “è” e da ogni “sarà”. Quei conservatori diffidano della novità, ritenuta colpevole, in quanto tale, di turbare l’ordine immutabile delle cose. Essi sognano un tempo che vada all’indietro, un revival di epoche mai esistite, se non nei loro vaneggiamenti.

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Da sottolineare, inoltre, è la costante fissazione che assale i primi, i progressisti. Sempre pronti a scagliare la prima pietra contro chiunque non accolga a braccia (o a gambe?) aperte l’alterità e la diversità, essi vivono temendo l’altro e il diverso, ovvero l’insieme di tutti i bigotti, o conservatori, che potrebbe mandare a monte i loro progetti a favore della disuguaglianza sociale e del razzismo o, per dirla con la lingua del progresso, dell’eguaglianza sociale e dell’antirazzismo.

Di tutt’altra natura è l’ossessione che annebbia la mente di certi conservatori. Questi ultimi sono spaventati a morte dai progressisti, dei mostri, secondo loro, in grado di possedere l’anima e il corpo di chiunque incroci il loro sguardo, neanche avessero i superpoteri di Medusa. Tali conservatori, più che altro delle loro stesse paranoie, sono talmente inscalfibili e sicuri di sé che credono necessario censurare film e serie tv, quella volgarità fine a sé stessa che è il Pride, le bandierine arcobaleno e il festival di Sanremo, perché qualcuno potrebbe tramutarsi, guardandoli, in un progressista, in un omosessuale, o in un ignorante patentato. D’altronde, ormai, pare assodato: non si diventa ciò che si è, ma solo quel che si vede in tv e su TikTok.

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Tralasciando i giudizi di merito e di valore, che si tratti di progressisti a bordo di eco-treni o di conservatori su carri spinti da buoi, ci troviamo quasi sempre di fronte a malati di ideologia, a soggetti incapaci di leggere la realtà se non a proprio comodo. Inoltre, entrambi gli schieramenti usano o vorrebbero usare lo Stato e le sue propaggini per reindirizzare i deviati, gli smarriti, i peccatori e gli sbagliati, che sono sempre gli altri: la vocazione totalitaria dell’ultraprogressista e quella del pio conservatore – identica –, prima o dopo, si palesa.

In quest’epoca ossessionata, in cui nessuno sembra nutrire più alcun dubbio, dove ognuno si crede in possesso della verità e dove tutti hanno qualcosa da insegnare e nulla da imparare – alla faccia di Socrate! –, l’impresa più difficile per una persona normale consiste nell’incontrarne un’altra altrettanto normale, cioè ragionevole, lontana dai fanatismi e con la mente libera che funzioni in maniera sensata, logica, ed equilibrata.

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Il circo dei pagliacci progressisti e la palude in cui sguazzano, insieme alle loro fissazioni, così come un certo conservatorismo in divisa sono luoghi, dunque, da evitare per chiunque voglia restare sano: il primo, perché dietro a ogni clown potrebbe nascondersi un IT o un John Wayne Gacy; il secondo perché, come sosteneva anche William Blake, dall’acqua stagnante c’è da aspettarsi solo veleno.

Melania Acerbi

L’AUTRICE

Melania Acerbi è nata a Pistoia, il primo di settembre del 1993. Storica dell’età moderna, laureata a Firenze. I suoi studi si concentrano sull’impatto del Nuovo mondo su quello Vecchio, sulla storia della cultura, delle idee e dei viaggi per mare. Fonda nel 2017, insieme a Piero Manetti e al professor Igor Melani, il Seminario Permanente di Storia Moderna che si tiene ogni anno al Polo di Storia dell’Università degli studi di Firenze (e in diretta streaming). 

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