Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

VIGEVANO, SPECCHIO DELL’ITALIA (di Andrea Sartori)

Cosa vedere a Vigevano Piazza Ducale

Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste. Di abitanti, cinquantasettemila, di operai venticinquemila, di milionari a battaglioni affiancati, di librerie neanche una. Non volevo crederci. Poi mi hanno spiegato che ce n’era una in Via del Popolo: se capitava un cliente, forestiero, il libraio lo sogguardava, con diffidente stupore. Chiusa per fallimento, da più di un anno. Diciamo che il leggere non si concilia con il correre e qui, sotto la nebbia che esala dal Ticino, è un correre continuo e affannoso”. Questo l’incipit del celeberrimo reportage di Giorgio Bocca, sulla Vigevano del boom calzaturiero, apparso su “Il Giorno”, nel 1962.

Oggi, nello stesso paesino, di librerie ce ne sono quattro (una Feltrinelli in Piazza Ducale, una indipendente in Via del Popolo, una dell’usato di fronte a palazzo Duse e quella del Vescovado), le fabbriche hanno chiuso, ma il vigevanese medio è rimasto il medesimo. E lo capii quando vidi una donna fermare il figlio che voleva entrare tra gli scaffali della seconda indicata: “Non farlo, è tutta roba inutile”.

8424E833 5EB7 47AF 8321 A9A05FCBF79A
CONTRIBUISCI ANCHE TU A SUPPORTARE IL NOSTRO GIORNALE
Caro amico lettore, come potrai immaginare, dietro questo blog ci sono diverse persone che collaborano agli articoli che tu quotidianamente leggi. Se desideri supportare la nostra attività, ti saremmo grati se volessi dare il tuo sostegno all’Iban IT53E3608105138290082390113. L’intestatario è Matteo Fais. Grazie di cuore, La Redazione.

Il comune in provincia di Pavia ha una delle Piazze rinascimentali più belle d’Italia, con tanto di torre del Bramante e la facciata barocca della cattedrale progettata dal vescovo Juan Caramuel, uno dei grandi geni universali della Storia, il quale arrivò al calcolo binario, oggi alla base degli algoritmi informatici, nel 1670, anticipando Leibniz. Passeggiando sotto i portici della Piazza, con un’amica francese, questa notava il pessimo stato in cui era tenuto quel gioiello. E mi diceva che, nella sua città natale, Albi, era nato Henri de Toulouse-Lautrec. Ci era giusto nato, ma aveva il suo bel museo.

Il palazzo dove ebbe i suoi natali Eleonora Duse, il bell’albergo liberty Cannon d’Oro, oggi è un mercatone di cianfrusaglia cinese. Se chiedete al paesano medio per quale ragione non sia stato conservato come una delle bellezze della città, questo risponderà “perché la Duse preferiva Milano a Vigevano”. E, con sprezzo della cultura e masochismo, ci siamo anche fatti fregare il premio intitolato all’attrice, perché questa non si sentiva vigevanese (era comunque veneta di origine).

Gli scarpari, ora, cercano di giocarsi la carta Leonardo da Vinci. Ma il Colombarone, la cascina citata da Leonardo nel Codice Atlantico, per via di progetti sull’acqua, per quanto candidata dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità, è in rovina e, trovandosi in frazione Sforzesca, è irraggiungibile per un turista sprovvisto di mezzi autonomi.

La mentalità del “viginon” ignorante coi soldi venne stigmatizzata dal più famoso scrittore locale, Lucio Mastronardi, che oggi ha premi dedicati, ma che in vita venne emarginato sino a indurlo al suicidio, mentre tuttora gli anziani si riferiscono a lui come “il matto”.

Il paese dedicò poco spazio anche alla notizia della scomparsa di Giuseppe Lippi, col quale mi onoro di essere stato amico. Sto parlando, per chi non lo sapesse, dello storico direttore di Urania Mondadori, traduttore principale di Lovecraft, oltre che tra i massimi esperti di letteratura fantastica e fantascientifica in Italia. Quando mancò, i giornali locali gli tributarono giusto un trafiletto. Solo io, per la simpatia che mi legava all’uomo, ero riuscito a scrivere un lungo editoriale su un foglio – non del posto, ma di Mortara. Questa mentalità è lo specchio di quella italiana che, oggi, dice di opporsi alla cultura “di sinistra”, una visione ignominiosa che ritiene il sapere un orpello inutile.

Parlano ancora di scarpe, quando il boom è oramai preistoria. Qualsiasi tentativo di valorizzare i tesori artistici, che non sono pochi, e, infatti, chi li vede ne resta colpito (si pensi che un selfie di Lenny Kravitz, nella passeggiata coperta del castello, è diventato virale) viene accolto dalle amministrazioni con sbadigli e alzate di spalle, quando in altri Paesi hanno costruito le fortune di certi luoghi basandosi sul niente – si pensi solo a Loch Ness. Quello che succede fuori non ci riguarda: Roma caput mundi e Vigevano par secundi –anzi, Vigevano caput mundi perché abbiamo le scarpe.

Tale barbara prospettiva, a cosa ha portato? Anche per fare l’imprenditore, devi avere cultura. “Darei tutta la mia tecnologia per una serata con Socrate” diceva Steve Jobs, uno dei guru mondiali del settore. Devi avere una mente vasta anche per saper vendere, perché una certa conoscenza ti dà una visione a lungo termine e non provinciale.

E ci ricolleghiamo all’incipit di Bocca: fare soldi senza prospettiva. E la mancanza di questa ha portato al fallimento. Piccoli industrialotti di paese che gettarono nel cesso un’occasione d’oro, solo per farsi la guerra tra loro, dato che non riuscivano a vedere oltre i confini comunali.

FB88A617 9E65 437B B1EC 33FABCE82D4D
ACQUISTA il nuovo romanzo di Matteo Fais, Le regole dell’estinzione, Castelvecchi.
AMAZON: https://www.amazon.it/regole-dellestinzione-Matteo-Fais/dp/8832828979/
IBS: https://www.ibs.it/regole-dell-estinzione-libro-matteo-fais/e/9788832828979

Oggi le grandi potenze sono tali perché si sono dotate di élite intellettuali di tutto rispetto e investono sull’istruzione. Cercano immigrati laureati, mentre noi importiamo solo schiavi, per raccogliere pomodori, che saranno presto resi obsoleti dalla tecnologia.

Siamo un Paese retrogrado che disprezza la cultura e infatti sta assistendo al fallimento di tutto quello che aveva di eccellente. In tal senso, la parabola di Vigevano è esemplare dei mali che, oggi, affliggono l’Italia.

Andrea Sartori

Chat Whatsapp: +393387524471

Telegram: http://www.telegram.me/andreasarto

Facebook: https://www.facebook.com/sartori.andrea.167

L’AUTORE

Andrea Sartori è nato a Vigevano il 20 febbraio 1977. Laureato in Lettere Antiche presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha vissuto a Mosca dal 2015 al 2019 insegnando italiano e collaborando con l’Università Sechenov. Attualmente collabora presso il settimanale “L’Informatore Vigevanese”. Ha pubblicato con IBUC i romanzi Dionisie. La prima inchiesta di Timandro il Cane (2016) e L’Oscura Fabbrica del Duomo (2019) e, con Amazon, Maria. L’Eterno Femminino (2020)

Un commento su “VIGEVANO, SPECCHIO DELL’ITALIA (di Andrea Sartori)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *