Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE DI BATTISTI E MOGOL (di Matteo Fais)

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Si parla spesso di dare un’educazione sessuale ai giovani. Eppure, più di una generazione ha ricevuto la sua educazione – mirabile pedagogia – sentimentale dalla strana coppia – in verità un’entità metafisica unica –  Mogol-Battisti.

Pensate a quei versi quasi filosofici come “L’universo trova spazio dentro me/ Ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è” che raccontano, con superiore dote di sintesi, come ciò che la ragione può abbracciare – l’universo, appunto – si riduca a ben poca cosa di fronte alla forza stordente del sentimento – similmente alla sensazione di un Pascal che, di fronte all’avanzamento scientifico dei suoi tempi, non trova di meglio che pensare alla dimensione che sfugge alla mera razionalità, per cui dice a sé stesso “il silenzio degli spazi infiniti mi angoscia”. Ecco, il dominio del cuore sopra ogni cosa!

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Ma l’amore, questo è il punto della scandalosa coppia così ben assortita! Il sentimento che è sempre un peccato (“Ti cade il fiore dalla bocca e poi/ Oh no, ferma ti prego la mano”) al confine della purezza (“Ma ti ricordi le onde grandi e noi/ Gli spruzzi e le tue risa”). Cosa lo riscatta? Questa sublime dolcezza tragica con cui loro riescono a raccontarlo. Non asseriva forse Leopardi “Hanno questo di proprio le opere di genio, che, quando anche rappresentino al vivo la nullità delle cose, quando anche dimostrino evidentemente e facciano sentire l’inevitabile infelicità della vita […] tuttavia ad un’anima grande, che si trovi anche in uno stato di estremo abbattimento, disinganno, nullità, noia e scoraggimento della vita o nelle piú acerbe e mortifere disgrazie […] servono sempre di consolazione, raccendono l’entusiasmo […] Tant’é, siccome l’autore che descriveva e sentiva cosí fortemente il vano delle illusioni, pur conservava un gran fondo d’illusione […] E lo stesso spettacolo della nullità è una cosa in queste opere, che par che ingrandisca l’anima del lettore, la innalzi e la soddisfaccia di se stessa e della propria disperazione”.

Noi, prigionieri di un linguaggio che possediamo e che al contempo ci possiede, abbiamo costruito la possibilità di un amore totalizzante su queste parole incise su una pietra di vinile e su quella voce così simile alla nostra da sfiorare la stonatura, da rasentare l’intemperanza dell’ubriaco che canta la sua solitudine ormai incurante del mondo e del ridicolo (“Io ero proprio fuori di me, quando dicevo/ Posso stringerti le mani?”).

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Il canzoniere di Battisti e Mogol è lo Zibaldone del sentimento popolare. Nessuno può rinnegarli, perché c’è un po’ di ognuno di noi in quelle melodie. Su queste rime, anche i più solidi, quelli che credevano bastassero 10 ragazze, hanno imparato a concedersi l’abbandono alla più estrema fragilità (“E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere/ Se poi è tanto difficile morire”), all’esaurimento della propria forza virile (“Ma lasciarti non è/ Possibile/ No lasciarti non è/ Possibile”).

Abbiamo anche imparato a “prendere così” il rapporto con questa oscura e sempre impenetrabile presenza femminile (“Ma il mio mestiere è vivere la vita/ Che sia di tutti i giorni o sconosciuta/ Ti odio, forte e debole compagna/ Che poche volte impara e troppo insegna”).

Ma l’abbiamo davvero appreso? Sì, adesso, sappiamo che, se ci va, possiamo chiamarle emozioni. Buon compleanno, Lucio.

Matteo Fais 

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi. Di recente, ha iniziato a tenere una rubrica su Radio Radio, durante la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana, intitolata “Il Detonatore”, in cui stronca un testo a settimana.

Un commento su “L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE DI BATTISTI E MOGOL (di Matteo Fais)

  1. Gran bel post, mi hai fatto venire voglia di inserire qualcosa di questi due nelle mie sataniche playlist. Se continuo con i Cannibal Corpse e gli Elio e le storie tese mi sputtano quel poco di romanticismo che mi meriterei 🤟

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