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“HOTEL ROYAL”: VITE DI PASSAGGIO IN UN LOVE HOTEL GIAPPONESE (di Chiara Colombara)

copertina colombara

Hotel Royal di Sakuragi Shino, un romanzo della collana Asiasphere, edito da Atmosphere libri. Nota al merito per la casa editrice: la traduzione dei testi dalla lingua originale, avvalendosi di traduttori esperti.

Sette racconti si dipanano attorno a un love hotel nella regione dell’Hokkaido, all’Estremo Nord del Giappone. Il luogo non ha niente di regale, nemmeno l’insegna: svetta solitario su un’altura circondata da paludi, offrendo una visuale desolante.

Si comincia dalla fine, da un palazzo ormai fatiscente e abbandonato, andando a ritroso e scoprendo come è nato e cosa ha rappresentato attraverso i personaggi che lo hanno vissuto.

hotel royal abbandonato
Sakuragi Shino, Hotel Royal, Atmopshere Libri.

Lo scatto migliore è la storia di un’ossessiva ricerca di riscatto: Takashi è un uomo inetto che si è convinto di trovare, dopo ripetuti insuccessi, la propria strada con un set fotografico a tema erotico, nell’hotel ormai chiuso e abbandonato. Momenti di fugace euforia rimbombano tra il vuoto del posto e quello dell’anima dei protagonisti: “Il sogno e la speranza, cosa avevano di diverso dalla polvere che brillava luminosa nell’edificio abbandonato? Che si sollevava per un attimo, per poi riadagiarsi e accumularsi là dove era venuta!”

Oggi aperti ci porta nella vita dei templi e dei danka, le famiglie che sostengono finanziariamente i luoghi di culto in cambio di sostegno spirituale e di una veglia costante alle tombe degli antenati. Qui si va però ben oltre la spiritualità: Mikiko, moglie del vecchio priore di un tempio, offre il proprio corpo ai capifamiglia danka. Gli incontri avvengono nell’hotel.

Ci si imbatte poi in Miyakawa, in Il Giocattolaio, rappresentante di sex-toys di passaggio, nel giorno di chiusura definitiva, per ritirare la merce avanzata. La prospettiva di non rivedersi mai più concede a lui e Masayo, titolare dell’attività, un’inattesa confidenza e complicità.

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Un bagno di schiuma ci conduce all’interno dell’hotel nei suoi tempi più floridi, quando era aperto e poteva accogliere anche Megumi e il marito che, di ritorno da un funerale, si fermano per godere poche ore di intimità. Siamo in un Giappone dove le famiglie allargate condividono spazi ristretti e per le coppie è difficile ritrovarsi soli, in una quotidianità vissuta sempre a stretto contatto con figli e genitori o suoceri. Anche un bagno caldo può essere una rarità che, pur pagata a caro prezzo, con i pochi risparmi a disposizione, può donare attimi rigeneranti per la mente e l’anima.

Con Prof, le vite di una studentessa e del suo professore si intrecciano in istanti di profonda solitudine: tradito dalla moglie il primo, abbandonata dai genitori la seconda, si trovano a percorrere insieme un breve tragitto in treno e una notte di passaggio all’hotel, sollevando le reciproche anime che vagano nel vuoto.

In Guardavo le stelle, conosciamo Mico, la donna delle pulizie e la sua malinconica vita con un marito disoccupato e dei figli che si sono allontanati giovanissimi da casa, abbandonandola. Nonostante la penosa esistenza, la donna lavora con grande dignità senza porsi troppe domande: “sapeva bene che la sua vita era stata una pena continua, anche se non avrebbe saputo dire esattamente quale pena. Era una pena lavorare sodo senza lamentarsi, lo era avere un marito senza lavoro? Tutte cose velate da una foschia perenne, senza nessuno che si prendesse la briga di spiegargliele”.

Un regalo, l’ultimo racconto, chiude il cerchio portandoci alla nascita dell’hotel e facendoci conoscere Daikichi, il suo fondatore: un uomo che abbandonò la moglie per seguire un sogno bislacco e che, in un imbarazzante tentativo di riavvicinamento alla famiglia, permette al suocero di calciare via la sua dignità: “ogni volta che t’ho avuto davanti gli occhi ho avuto solo voglia di vomitare” gli dice il vecchio. Nasce da un’umiliazione l’Hotel Royal, con un’insegna al neon blu, rossa e gialla, “luccicante, sfumata dalle lacrime”.

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Le storie prendono spunto dall’esperienza diretta della scrittrice, Sakuragi Shino, figlia di un gestore di love hotel tremendamente indebitato, e impegnata sin da giovane nella struttura come donna delle pulizie. “Una quotidianità fatta di scuola e di pomeriggi passati a ripulire stanze con odore opprimente di sesso, giorni feriali o festivi senza eccezioni, ma anche senza particolari resistenze: lei è la figlia maggiore e fare quello che le dice il padre rientra nella logica della conduzione familiare”: così il traduttore Alessandro Clementi degli Albizzi inquadra nella postfazione la vita dell’autrice.

È un libro che si può leggere tutto d’un fiato in poche ore, tuttavia ogni storia è strutturata in modo da modificare la percezione e la comprensione delle precedenti. Questa tecnica genera curiosità nel lettore e lo coinvolge.

Ogni racconto si apre con un dettaglio che rimanda alla stagione in corso, particolare che evidenzia l’importanza attribuita dai giapponesi al succedersi dei periodi dell’anno e alle manifestazioni del ciclo naturale: dalle immagini dei ciliegi ad aprile, ai cieli invernali, passando per i tiepidi colori autunnali e gli ombrellini che riparano dal caldo sole estivo.

Un altro aspetto che rende interessante il libro è l’ambientazione e i personaggi: non siamo tra i moderni grattacieli di Tokyo o tra le geishe nelle pagode di Kyoto – luoghi ai quali ci hanno abituato molti libri di letteratura giapponese contemporanea -, bensì in una regione marginale, con la sua popolazione di poveri pescatori. Non siamo nemmeno nelle case del tè, anche queste con una lunga letteratura alle spalle, ma in un love hotel, un luogo di passaggio, dove si consumano veloci ma intensi rapporti segreti. Realtà che sembrano sospese nello spazio e nel tempo, eccitazioni fugaci, messe al riparo da giudizi morali. Come afferma l’autrice, al momento del ritiro del Premio Naoki: “persino le situazioni che appaiono più singolari, se viste dall’esterno, sono spesso la normalità per chi le vive da dentro.”

Chiara Colombara

Contatti: chiara.colombara@gmail.com 

L’AUTRICE

Chiara Colombara nasce a Padova nel 1982. Laureata in Lingue Orientali alla Cà Foscari (Venezia), ha vissuto diversi anni in Cina ed attualmente lavora come traduttrice/interprete e consulente linguistica. Perseguendo quel percorso antropologico e culturale che da secoli unisce la Serenissima all’Oriente, è divulgatrice di storia e tradizioni venete nonché cultrice di civiltà asiatiche.

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