Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

ALLA FACCIA DELLE INFLUENCER, CONTRO OGNI PROPAGANDA PRO O ANTI MATERNITÀ, PERCHÉ I FIGLI SONO UNA COSA SERIA (di Matteo Fais)

Meglio fugare, prima di tutto, ogni dubbio: certo che c’è una propaganda antinatalista e contro la maternità. È palese, è ovunque. Sfrutta ogni post di influencer o disadattata qualsiasi per esprimersi, come in altri tempi si sarebbe fatto, al contrario, con manifesti di madri circondate da una piccola tribù di figli.

Il caso di Francesca Guacci, fitness influencer – ma quante cazzo sono le influencer, in Italia? –, che si è fatta togliere le ovaie a 23 anni, è solo l’ennesimo, come lei è unicamente una delle tante figurine adoperate da mani ben più potenti di qualsiasi ragazza che posta foto del suo fondoschiena e, così facendo, si guadagna un seguito.

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Il fatto è che la lotta tra le diverse tifoserie non è se non un grande spettacolo di tori che si incornano vicendevolmente nel recinto dell’imbecillità, come lo è del resto ogni gioco di potere tra opposte propagande. Perché i figli sono una cosa seria. Non li si fa perché ce lo chiede lo Stato, l’Europa, un Ministero apposito o perché lo sconsiglia o auspica una giovane dal culo marmoreo.

Chiunque si affidi alla propaganda, a una voce che insistentemente ci bombarda con la sua perentorietà più o meno suadente, è un demente o, per dirla con Heidegger, uno che ha abbracciato un’esistenza inautentica, seguendo il pensiero dominante, la chiacchiera e il “si dice”.

Le persone si aggrappano alla voce del tempo che fa più rumore per sfuggire all’angoscia di una scelta consapevole, intima, ma presa con la consapevolezza delle sue ricadute sociali – se dico di non volere figli e che è lecito per me rifiutare la maternità, sto al contempo affermando che tale principio deve vale anche per tutti gli altri.

Infatti, le donne invasate con il mito della maternità sono altrettanto pericolose di quelle che, invece, la rifiutano a priori come una malattia mortale. I figli non si vogliono a prescindere. Sarebbe come volersi sposare a tutti i costi: è il viatico perfetto per l’inferno in terra. I figli, come il matrimonio, si desiderano con una determinata persona che suscita in noi un certo sentimento, un coinvolgimento emotivo senza precedenti, uno scombussolamento che è un apertura senza ritorno della nostra solitudine alla necessità dell’altro – di quel particolare altro.

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Altrimenti, che si parli di mariti o di mogli, si discute di mezzi e non di fini. Brutalmente: un uomo o una donna si riducono al cazzo o alla fica che mi serve per riprodurmi. Una cosa disgustosa e abbruttente! Un compagno non è una siringa di sperma che ci arriva comodamente a casa, da ordinare su Amazon. Quando questo succede, il figlio diventa un giocattolo, o un dovere sociale.

A ogni modo, chi non se la sente è meglio che eviti. Non lo prescrive il medico, come si suol dire. Chi non avverte in sé di poter dare amore, ma solo di adempiere a un’imposizione, è meglio che si dedichi allo sport o al collezionismo, al limite al volontariato. Avere un figlio vuol dire fare i conti con un qualcosa che può essere anche terribile, ovvero l’idea di generare qualcosa che non sia a nostra immagine e somiglianza, ma bensì l’esatto opposto. Un figlio può sempre uccidere il padre metaforicamente. Se non si sente di poter sopportare un tale peso, meglio desistere. Dalla vita altrui non c’è mai ritorno. Se volete uscire a notte, farvi i cazzi vostri, scopacchiare a destra e a manca, date retta, lasciate in pace i non nati. Scegliere la vita è un qualcosa che dovrebbe farvi tremare i polsi, non si può fare a cuor leggero. Troppi padri e troppe madri si sono limitati a svolgere semplicemente il proprio triste ruolo.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

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