Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

OCCHIALI SMART? LA SITUAZIONE SI STA FACENDO PREOCCUPANTE (di Clara Carluccio)

Il cambiamento antropologico è sotto i nostri occhi. Per dirne una, basta accendere la televisione all’ora di pranzo e la pubblicità degli occhiali in realtà aumentata ci dà il suo bon apetit. Simpatici cartoni animati che si divertono a scattare foto ad estranei con un tocco sulla montatura. A titolo informativo, una lucina al LED si attiva quando la videocamera è in funzione, anche se, quanti hanno testato il prodotto, riferiscono che la luce non è ben visibile di giorno. Dunque, si può venir registrati come un indagato alla caserma dei carabinieri, senza nemmeno saperlo. 

https://youtu.be/qOaw3_Dhft4

L’idea di gradualità fa veramente fatica ad entrare nella testa dei negazionisti dell’invasività tecnologica. Ancor più raro è il dono della lungimiranza. Prima, ci mostrano le bellezze e i vantaggi di un nuovo sistema e, solo dopo, arriva la fregatura. Non è così che funziona? 

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Come non pensare alla necessità degli occhiali registratori quando siamo appesi come primati, tra la vita e la morte, alle liane del parco avventura e vogliamo urlare alla nostra Cavia porcellus quanto le vogliamo bene. Oppure, non sia mai che vengano a mancare le foto della crociera per instagram. Queste, non basta più che siano belle, devono essere proprio yeah! 

E come non darsi importanza indossando certa attrezzatura smart vista, fin ora, solo indosso a personaggi cinematografici. Capitan Italia all’ora dell’aperol spritz. Da impediti qualsiasi ad agenti segreti in missione passera. Piaceva troppo, a questi, tirare fuori il green pass – mica gli attributi – e vedersi spalancare i cancelli del club mentre, i fessi no-vax, rimanevano fuori. Tutta l’autostima e l’altezzosità di una persona tratteggiata in un QR Code a scadenza.

Ma, non è solo la pandemia, a spingere per una maggiore sorveglianza. Dopotutto, con le femministe che pretendono il permesso anche per farsi dire “Ciao” – e non è uno scherzo -, quale uomo non circolerebbe per strada con un microfono nel taschino, onde evitare accuse di molestie sessuali anche per un saluto. In risposta, anche una tizia sana di mente e senza cattive intenzioni, nel veder perdere la naturalezza del primo approccio, non ha nemmeno voglia di tentare un avvicinamento. E via con sesso virtuale o interazioni a pagamento su Onlyfans. 

Tutto sta diventando astratto, siamo nel tempo delle Non cose, come le definisce Byung Chul Han: “oggi, l’intelligenza artificiale è in procinto di smaltire l’esistenza umana […] così, l’essere umano perde sempre più il proprio potere di agire, la propria autonomia.”

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Davvero siamo disposti a smarrire interamente la nostra privacy, la nostra capacità di azione e interazione, in cambio di qualche selfie con gli occhiali di robocop? La realtà aumentata eleva l’essere umano dalla sua limitata condizione e ne accresce, falsamente, le potenzialità. Di fatto, l’uomo rimane uomo, è solo la tecnologia a progredire e a fondersi con lui. Sempre più Superman con qualche accessorio, sempre più miserabili quando ci spogliamo di essi. 

Sarà ogni volta più difficile fare a meno della tecnologia che improntata, a piccoli passi, a una maggiore fusione uomo-macchina. Attenzione perché, ogni dipendenza, porta anche all’overdose.

Clara Carluccio 

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