Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

STUPIDI E CONTAGIOSI – TANTI AUGURI A NEVERMIND DEI NIRVANA, IL MANIFESTO DI UNA GENERAZIONE PERDENTE (di Matteo Fais)

Si potrebbe iniziare dall’inganno di quel riff di chitarra così accattivante che, nei primi secondi del disco, connette a tutta la storia del rock precedente, per poi narrare di quella batteria che prepotentemente entra in scena rovesciando il tavolo e sparigliando tutto. Oppure dal verso iniziale, “carica le tue pistole” – spaventoso presagio.

È difficile, praticamente impossibile, adesso, ritrovare il bandolo della matassa, ricostruire la storia di una generazione che non ha avuto il suo L’uomo a una dimensione come Vangelo di vita, ma solo un disco manifesto, Nevermind. Anche perché… Siamo forse cambiati? Siamo diventati qualcosa di solido e concreto? Ci siamo anche noi imborghesiti, come chi ci ha preceduti, passando da incendiari a pompieri con il posto fisso? No, siamo ancora qui, divertiti dalla nostra stessa sconfitta, a pretendere, a sentirci stupidi e contagiosi – per una volta, però, non si parla di covid-19, o forse sì, non importa.

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La confusione non ci ha abbandonati. Sono passate stagioni ma, rovesciando Guccini al presente, “continuiamo ancora a mangiare illusioni e verità a ogni ora”. Eccoci qua, intrattienici, dacci oggi il nostro pane social-televisivo quotidiano, una diretta infinita che va dalla Guerra del Golfo all’11 settembre, fino ad arrivare alla pandemia.

Sono passati trent’anni da quel 24 settembre 1991 quando, in un giorno di fine secolo, di tracollo di un millennio, uscì il disco che salutava il Novecento mostrandogli senza censure tutti i danni irreversibili che aveva lasciato. Lo ricorderemo come l’epoca che ha creato il male e ci ha fornito il suo blando antidoto, il Lithium. Adesso, finalmente, è domenica mattina ogni giorno per quel che ci importa.

Nevermind, bisogna riconoscerlo con una certa mestizia, è ancora attualissimo, perché è uno stato mentale che ci accompagna da allora e, come noi, non invecchierà mai, o meglio non conoscerà l’età adulta. Non c’è evoluzione e non c’è ritorno, solo la condanna a un’eternità da ventisettenni e a quel persistente odore di spirito giovanile che sembra non volersene andare.

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Ancora adesso, ad ascoltarlo, prende un’inquietante sensazione. Ci si chiede come possa tutt’ora scuotere così nel profondo. I riff che riaprono vecchie cicatrici dell’anima, la cara vecchia angoscia che dal cd adesso va in streaming su Spotify, quei versi che fanno un eco distorto nel proprio vuoto, i suoni che sanno di lacrime. Capita addirittura di ritrovarsi a pensare un nuovo amore su quelle stesse note su cui si amava in adolescenza… “Vieni come sei, come eri/ Come voglio che tu sia/ Come un’amica, un’amica/ Come chi è stato mio nemico… Come un vecchio ricordo”. Eppure, sono passati trent’anni.

Nevermind ci ha rivelato a noi stessi: smania e apatia. Non è cambiato niente. Siamo i peggiori in ciò che facciamo meglio e per questo dono ci sentiamo benedetti. È proprio vero che da una certa consapevolezza non ci si riprenderà mai, come da un disco che doveva durare meno di un’ora, ma sta suonando famigliare, come al principio, da tre decenni. È proprio impossibile pensare che a noi non importi.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha scritto per varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

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