Il Detonatore

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BASTA CON LA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA SHOAH (di Franco Marino)

Ogni anno, ad ogni 27 Gennaio, viene celebrata la giornata della memoria e ogni anno è sempre la solita storia. Osserviamo gli idioti pronti ad obbedire ai diktat del buonismo internazionale e portare il proprio omaggio di retorica trasformando il mondo in un costante muro del pianto.
La giornata della memoria costituisce da decenni un sottile tentativo di censura, un costante ricatto morale operato nei confronti di chiunque non beva il propinato imposto dal potere dominante.
Sembra che non si capisca il punto fondamentale: il vero problema non è nè la Shoah nè le giornate della memoria ma l’uso che ne viene fatto. L’Olocausto è storicamente esistito. Un fratello del mio nonno paterno fu deportato e torturato. Non era ebreo e già su questo si apre la prima crepa attraverso cui si delinea la propaganda che gli stermini di massa furono solo una roba solo contro gli ebrei. Morirono anche tantissimi italiani, tedeschi, polacchi. Ma andiamo avanti. L’evento storico sicuramente c’è stato. Quanti milioni di morti ci sono stati? Sessantamila, seicentomila, sei milioni, sessanta milioni? Quanti ce ne siano stati, nulla cambierebbe alcuni punti di fondo che vale la pena riassumere.

Punto primo: la libera espressione non si censura e l’unico limite è l’offesa alle altrui categorie. Negare la Shoah – cosa che personalmente non mi sono mai sognato di fare – potrà essere antistorico quanto si vuole ma appartiene al diritto di espressione di un cittadino e non si offende nessuno con questo, specialmente se si considera che gran parte del revisionismo su questo argomento è condotto da storici ebrei. Negare il diritto di discutere un evento storico significa avvalorare le ragioni di chi lo mette in dubbio. Non è che si scoprisse che la Shoah non è avvenuta, questo significherebbe che gli ebrei sono tutti stronzi.

Punto secondo: la legittimità di Israele come di qualsiasi stato non è influenzata dall’esistenza della Shoah o dalla sua eventuale natura menzognera. Se anche si scoprisse che la Shoah è stata una messinscena, Israele ha tutto il diritto di esistere per la semplice ragione che questo diritto se l’è conquistato, come ogni paese, sul campo, lottando. E certo anche con corposi aiuti militari e finanziari, cosa che appartiene alla storia di ogni paese, Italia compresa.

Punto terzo: la Shoah non è stato l’unico genocidio che la storia piange. Ce ne sono stati decine in tutta la storia, alcuni dei quali scomparsi dai libri ma pur tuttavia accertati. O vale il principio che ogni genocidio va esecrato – principio meramente didascalico su cui, pur con alcune riserve, non sono in disaccordo – o viceversa si sta dicendo che qualcuno ha il diritto più degli altri – cosa che del resto corrisponderebbe alla dicitura di “popolo eletto” – di piangere i propri morti.

Poi c’è la vera lezione che nessuno ha mai capito della Shoah. Che è avvenuta per una ragione semplicissima, mai davvero spiegata: quando c’è una devastante crisi economica, chi si assume l’onere di redistribuire le risorse, sceglie di darle, per inclinazione naturale, a chi identifica come suo compatriota, per questo o per quel motivo. Ma tutto questo è perfettamente umano e non c’è lavaggio del cervello antidentitario che possa cambiarlo.
Questo spiega il “prima gli italiani”. Quando la Germania fu colpita dalla gravissima crisi economica che fu propedeutica all’avvento del nazismo, gli ebrei finirono nel mirino per una ragione semplicissima: erano lì. Ed erano diversi. Erano stranieri. Fa niente se erano in realtà perfettamente integrati col tessuto locale, se erano tedeschi da generazioni.
Domanda: sarebbe accaduto ciò che è accaduto al popolo ebraico se ci fosse stato uno stato d’Israele, con l’atomica e il Mossad pronti a far saltare il cervello a chiunque avesse tentato di torcere un capello ad un loro concittadino all’estero? Risposta: no. Hitler non ci avrebbe neanche provato.
Morale della favola: avere un focolare presso cui rifugiarsi, uno stato forte in grado di reagire con rappresaglie violente contro chiunque cerchi di fare del male ai suoi cittadini, non è solo una questione di orgoglio ma anche di interesse. Nessun cittadino può prosperare, essere sereno, essere tutelato senza un grande paese alle spalle.


Questa è la grande lezione della Shoah che non viene mai capita. La Shoah non è figlia del nazionalismo ma ci insegna esattamente il contrario: L’IMPORTANZA del concetto di nazione. La tragedia del nazismo nasce esattamente dalla rabbia per l’umiliazione perpetrata ai danni del popolo tedesco dai paesi che vinsero la prima guerra mondiale. La Germania fu ridotta in miseria e Hitler cavalcò la rabbia popolare per rivolgerla verso gli ebrei: tra cui magari c’era un 1% che deteneva enormi ricchezze ma per il 99% erano cittadini tedeschi perfettamente integrati, molti dei quali diedero la vita per la Germania nelle guerre precedenti. Ma tutto questo non bastò a salvare loro la vita.
Non me ne frega niente se la Shoah sia esistita o meno. Non me ne frega niente se tra Israele e la Palestina, la colpa sia degli uni o degli altri. Non mi interessa nulla quanti siano morti ad Auschwitz e negli altri campi di sterminio. Non me ne fotte nulla se Hitler fosse un santo o un figlio di puttana. Nulla di questi punti toglierebbe valore agli assunti che ho riassunto prima.
Per cui, basta con la Shoah usata come pretesto per censurare il libero pensiero. Basta con la Shoah utilizzata per criminalizzare il diritto di autodeterminazione dei popoli, meno quello di Israele. Basta con la Shoah usata come ricatto morale in politica estera per dire che Israele ha ragione anche quando ha torto.
Basta con la strumentalizzazione della Shoah.
Semplicemente basta.

FRANCO MARINO

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