Il Detonatore

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PERCHE’ LASCIARE I SOCIAL MAINSTREAM (di Franco Marino)

La scelta di cambiare casa dipende da molti fattori. A volte è obbligatoria perchè il lavoro ci porta altrove. Altre volte è dettata dalle proprie esigenze. Altre volte dal gusto personale. Ma una cosa è certa: chi non sta più bene a casa sua, chi non si sente più a suo agio, chi viene disturbato dai vicini e dunque decide di cambiar casa o di costruirsene una nuova fa una scelta legittima al pari di chi vi si attacca come una patella allo scoglio.
Quando a Settembre è morto papà, cioè l’ultimo dei miei familiari d’origine in vita, è successo ciò che si realizza solo quando accade: la casa dove ho vissuto per venticinque anni ho smesso di sentirla mia. Accedervi ogni volta è un martirio e ci vado sempre più raramente. Così si pone il problema di come disporne.
Posto che la vendita per me è fuori discussione – io per principio non vendo nulla, affitto e basta – rimangono due ipotesi in cantiere. La prima, risalente a quando papà ancora non era in fase terminale, era di aprire un b&b e nel contempo di farla divenire il mio studio perchè l’ipotesi di trasferirmi dove vivo adesso io, cioè all’altra casa, era parametrata anche alle esigenze di una persona anziana, essendo un piano terra, con un ampio spazio all’aperto, in giardino, oltre che a non voler abbandonare quella che comunque era stata la mia casa per venticinque anni. La seconda era di affittarla direttamente. Sul piano emotivo, oggi l’ipotesi affitto è passata in vantaggio su quella del b&b ma entrambe le scelte hanno un’infinità di pro e contro e la persona razionale li mette sulla bilancia e decide.

Un dilemma simile capita a chi ha dedicato anni ad uno spazio digitale e poi decide di lasciarlo. Ogni volta che i social network mainstream acuiscono la loro vena censoria, subentra la caccia all’alternativa. E’ un tema che mi interessa perchè anche io ne sto realizzando uno e dunque il tema oltreche interessarmi, mi riguarda personalmente.
Contrario o favorevole a lasciarlo? Così come quando si cambia casa, ci sono pro e contro. A Facebook debbo il mantenimento e anzi accrescimento di tutto quel po’ di popolarità acquisita col blog.
Ma Facebook è una creazione umana e, come tutto ciò che è umano, è biodegradabile: ha un inizio, una crescita, un declino e avrà anche una fine. E’ una casa che sta sempre più stretta a sempre più persone. Le quali incontrano difficoltà non ad attenersi ad un sacrosanto regolamento condominiale ma finanche a tenere la radio accesa a volume ragionevole. E quando le cose stanno così, quando non ci si sta più bene, lasciarla è un diritto e un dovere verso se stessi.
La scelta di una nuova casa abbraccia più parametri. La sicurezza personale, il gusto estetico, l’accessorietà e anche “l’aria di casa” che può mancare ad una reggia e invece essere vivida persino in un basso di periferia. Ma è banale e ovvio dire che si cambia casa solo quando si raggiunge nei parametri più fondamentali la sensazione di un cambiamento positivo, avendo anche in animo di tollerare un periodo di necessaria transizione.

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Così riguardo a cambiare social la domanda è: le alternative sono sicure? Esteticamente migliori? Meglio accessoriate? Con più vita?
Se prendiamo in considerazione quelle nel carniere, da Parler a MeWe, da VKontakte a Telegram, ognuna ha pro e contro. Sicuramente, per ora, in ognuna di queste si potrà tenere il volume altissimo ed eccedere nel turpiloquio, ma solo perchè l’amministratore di condominio ha interesse a non fare troppo il severo. Sul discorso estetico, la questione è soggettiva. C’è a chi piace lo stile liberty e a chi no. Poi la sicurezza. Si è spesso detto che Facebook spii gli utenti ma non abbiamo certo garanzia che un altro social network non faccia lo stesso. E si potrebbe proseguire all’infinito. Sta di fatto che la scelta è del tutto personale ma è sciocco pensare che sia sbagliata o giusta a priori.
Altro discorso è come fare in modo che la nuova casa abbia successo e piaccia. Al riguardo, l’indubbio svantaggio delle nuove piattaforme – compresa la mia – è che esse partono tutte da una base molto meno ampia di utenti che, anche a voler seguire le più rosee aspettative, rimarrà inferiore ai social network mainstream per molto tempo.
Facebook, Twitter, Youtube, Amazon, sono avversari difficili da battere ma non imbattibili. A patto che non si cada nella demenziale scelta di consacrare i propri spazi a luoghi di contenimento del malcontento.
Al di là che personalmente, l’ultima cosa che vorrei è che il mio social network fosse un controfacebook e che dunque l’ultima delle cose che farei è renderlo appetibile soltanto ai reprobi di Facebook, ragionare in questo modo significherebbe partire perdenti in partenza perchè si vivrebbe di luce riflessa. E un social network ha bisogno di utenti perchè l’istinto di chi oggi scrive sui social è nutrito dalla partecipazione di chi legge. E questo vale per le comunità umane e digitali.
Se, invece, uno spazio diventa la valvola di sfogo di tutti coloro che vengono allontanati da una casa ben più prestigiosa, per poi casomai parlarne male a distanza, di fatto si legittima l’importanza della piattaforma di provenienza. Com’è brutto Twitter, com’è antidemocratico Facebook ma i loro nomi sono sempre sulla nostra bocca.

Invece occorre, quando si cambia casa, fare un taglio netto col passato. Prendere atto che si è chiuso un ciclo, che si sono passati anni importanti e meravigliosi. Facebook è stata una casa importante, mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, di mantenere intatta, anzi accrescerla, la notorietà che avevo già sul vecchio blog. E io ho contribuito, nel mio piccolo, a portare visite, gratis. Ora però non aderisce più alle mie esigenze e ho deciso di cambiare e di andarmene appena la mia nuova casa sarà pronta.
Senza nostalgia ma senza neanche rancore.

FRANCO MARINO

2 commenti su “PERCHE’ LASCIARE I SOCIAL MAINSTREAM (di Franco Marino)

  1. Ho passato tanti anni su fb. Lo stacco, più di un anno fa, è stato netto e sofferto. Adesso sono praticamente su tutti i social 😳. Il vero difetto, a mio avviso, di quasi tutti, è che mancano svago e ironia. E soprattutto confronto. Su Twitter durerò poco e mi mancherà. Mi piace affermare le mie ragioni, è quasi un’esigenza. Ma anche ridere, svagarmi e fare quattro chiacchiere in leggerezza. Non so come si possa convogliare tutto ciò. Deve esistere una maniera…

  2. Sto su FB da oltre dieci anni. Sono un abitudinario e ogni cambiamento è per me una sofferenza. Per anni non mi iscrissi per questo motivo, ci volle la spinta della donna che amavo per farlo. Ora, dopo dieci anni e un breve addio di qualche mese a metà strada, stacco la spina, definitivamente. Da anni è diventata una fogna di pensiero unico liberal-globalista ammorbato da censura e sospensioni. Negli altri social starò inizialmente male, solo pochissimi dei contatti a cui sono legato e praticamente nessuno dei gruppi preferiti vi è presente, ma mi ci hanno costretto. Sono sicuro che gli aspetti positivi saranno più di quelli negativi.

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