Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

L’EDITORIALE – FACCIAMO COMING OUT: SIAMO ETERO E VI RACCONTIAMO LA BELLEZZA DI AMARE UNA DONNA (di Matteo Fais e Andrea Sartori)

[…] Ah, se t’amo, lo grido ad ogni vento/ gemmando fiori da ogni stanco ramo/ e fiorita son tutta e d’ogni velo/ vo scerpando il mio lutto/ perché genesi sei della mia carne. (Alda Merini, Genesi)

È una sensazione stranissima, un risveglio della coscienza e un esplodere di ogni particella che ti compone. Io credo che l’essere maschio abbia il suo zenit solo nel momento in cui si ha vicino una donna. Un uomo solo è potenza, ma non diventerà mai atto senza la femmina.

Al netto della possibile eccitazione – o repulsione, a seconda dei casi –, c’è qualcosa di inquietantissimo nel corpo di una donna visto da un uomo. Il piacere in sé è qualcosa che si può guadagnare – anche a una notevole intensità –, diciamo così, in totale autonomia. Perciò, qualcuno può dire di preferire la pornografia al sesso reale. Questa procura quasi sicuramente del godimento, o meglio ci aiuta a procurarcelo. L’interazione sessuale con un essere dell’altro sesso, invece, non ha certezze. Può succedere di tutto. È un gioco di rimandi infinito tra l’uno e l’altro. Il tuo corpo che deve reagire al mio che reagisce al tuo. Un corpo che, peraltro, io non conosco per intima consuetudine. È una dato: io non so cosa voglia dire avere una vagina, un seno, e lei non sa cosa voglia dire avere un pene. Nel rapportarci all’altro siamo sempre vergini, infanti che rimangono sconvolti dal constare la sussistenza di una differenza insanabile.

Nel toccare questa donna che mi sta davanti, io non so cosa scatenerò. Il coinvolgimento, fatto salvo l’assenso iniziale sia chiaro, non sarà mai il medesimo. Anche io potrei persino desiderarla tanto da non riuscire a farla mia. Davvero, avere a che fare con una donna, per un uomo, è quasi traumatico.

Cionondimeno, se continuiamo a ricercare quest’esperienza, anche una volta che siamo consapevoli di non poterla associare matematicamente alla certezza del piacere, è perché essa ci mette in gioco a un livello diverso. È una crisi del nostro essere, nella sua interezza, che ogni volta cerchiamo di superare. Una sfida eternamente persa che siamo destinati a rinnovare.

Tempo addietro, un amico mi disse di una prostituta con cui era stato che, se la tipa non aveva goduto, comunque il suo modo di simulare il piacere era la migliore raffigurazione possibile di questo. Chiaramente, la donna aveva semplicemente dato al mio amico ciò che credeva lui volesse, ovvero una proiezione pornografica per masturbarsi con maggior foga e velocità dentro di lei. Quello non era sesso. La ragazza poteva permettersi di simulare il godimento così bene proprio perché non provava niente, come l’attore sul palco simula l’ubriachezza senza essere ubriaco. La propria moglie, amante, fidanzata, o quel che preferite, tendenzialmente, non farà mai così.

Io credo che la bellezza dell’essere etero stia tutta qui, nell’incontro con la propria diversità, con quest’essere che, malgrado la somiglianza e l’affinità, resta sempre altro da noi. È in questo scontro con la divergenza che ci si forma una propria identità. Ci si sente maschi solo avendo a che fare con una donna. Nel suo enigma è la nostra verità.

Se mi immagino, invece, con un uomo, pur non avendo la tendenza, mi pare che tutto sarebbe più semplice. Tra maschi è sempre più semplice. Ci si capisce, ci si conosce – i meccanismi sono noti. Sarebbe come bersi un bicchiere in compagnia. Semplicemente, un altro uomo non mi interessa e, se ci andassi, sarebbe per un godimento cameratesco. Per farmi sconvolgere nei sensi, però, credo la donna sia la sola opzione possibile. Preferisco un’ossessione perversa al mero piacere.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha scritto per varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Da ottobre, è nelle librerie il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

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L’ETEROSESSUALITÀ È VITA ( di Andrea Sartori)

“Gay è bello”. Oggi, tutta l’informazione mainstream è invasa da peana in onore dell’omosessualità, a tal punto che pare di essere finiti in un bigottismo rovesciato rispetto a quello di un secolo fa, quando si carceravano gli Oscar Wilde per sodomia. Ormai, causa legge Zan, rischi la galera se osi dire che la coppia tradizionale è bella. E va bene, ci prenderemo questo rischio.

Il mio elogio dell’eterosessualità parte dalla considerazione che una bella donna è il più grande piacere estetico che Dio abbia creato. Di questi tempi, non solo l’omosessualismo, ma anche il femminismo – per non parlare dell’ultima follia del covidismo -, stanno umiliando la bellezza femminile. Una bellezza da sempre riconosciuta in tempi sessisti. Dalla Venere di Milo a quella del Botticelli, sino alle moderne Veneri quali Marilyn Monroe, il corpo nudo della donna è stato esaltato come suprema forma artistica. L’omosessuale maschio spesso odia la donna, mentre la femminista la vuole brutta e possibilmente priva di compagno e figli. Il corpo della donna è come una musica, nella sua perfezione di curve e di armonie, quanto più sgraziato e persino buffo appare quello maschile, con tutti quei pelazzi e quel ridicolo battacchio in mezzo alle gambe. La sola idea di poter aver rapporti con un coso barbuto e battacchiuto mi fa venire i conati di vomito. Omofobia? No, questione di gusti, se permettete.

Fatto questo doveroso elogio alla sublimità di Afrodite, mettiamo pure in conto che l’eterosessualità è la scoperta di qualcosa di diverso. D’altronde, in greco, “etero” vuol dire, “diverso”. “Omo”, invece, significa “stesso”, per cui, a rigore etimologico, “omofobia” vorrebbe dire “paura del tuo simile” e non paura dell’omosessualità. Ma questo non è il tempo dell’esaltazione della diversità, con tutta la retorica sulle altre culture, per cui ti devi sentire in colpa se dici che trovi più interessante Shakespeare di un cantastorie zulù, se adori quel tedescone di Wagner e ritieni il jazz una solenne rottura di coglioni, o preferisci il David di Michelangelo all’idoletto bantu?

L’eterosessualità è l’incontro del diverso non solo nel corpo, ma pure nell’anima, perché noi maschiacci, il cui universo è spesso composto dalla Santissima Trinità “pallone, birra e figa”, dobbiamo confrontarci con la mente femminile che è chiara come un libro di fisica quantistica scritto in giapponese, ma usando l’alfabeto cuneiforme. Il rapporto con una donna è una sfida ogni giorno, proprio per via di questo incontro di due visioni opposte. Non a caso, gli “uomini che capiscono le donne” spesso collezionano una sequela di due di picche impressionanti. Loro van bene unicamente come amici, perché troppo simili. È la questione, sviluppata nel pensiero cinese, dello Yin e dello Yang, del principio femminile e di quello maschile che, compenetrandosi, si completano.

Infine, vi è un aspetto fondamentale che in una società sterilizzata e sterile come la nostra non viene compreso: la vita. L’incontro fra un uomo e una donna dà forma a una nuova vita e ciò ha immense conseguenze politiche, sociali e personali.

Una società che esalta l’omosessualità non può stare in piedi, per un motivo semplicissimo: essa è sterile. Sopraggiunge l’estinzione. Per questo motivo, tutte le società e le religioni, sino ad oggi, hanno stigmatizzato l’omosessualità. Qualcuno mi potrebbe fare l’esempio dell’antica Grecia e, in misura minore, di Roma, dove “erano tutti gay”. Non è esattamente così: vi era sicuramente una tolleranza, ignota nel Medioevo cristiano e islamico, verso l’omosessualità, ma pure lì si metteva un limite d’età. Andava bene come “educazione sessuale” del maestro verso l’allievo ma, da adulto, il cittadino ateniese o romano doveva sposarsi per mettere al mondo figli che mantenessero in vita la Patria.

Ma non è solo una questione politica: creare una nuova vita è un qualcosa di realmente speciale, qualcosa che non può essere spiegato e pare essere uno scandalo in una società votata alla morte. L’eterosessualità è vita.

Andrea Sartori

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L’AUTORE

Andrea Sartori è nato a Vigevano il 20 febbraio 1977. Laureato in Lettere Antiche presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha vissuto a Mosca dal 2015 al 2019 insegnando italiano e collaborando con l’Università Sechenov. Attualmente collabora presso il settimanale “L’Informatore Vigevanese”. Ha pubblicato con IBUC i romanzi Dionisie. La prima inchiesta di Timandro il Cane (2016) e L’Oscura Fabbrica del Duomo (2019) e, con Amazon, Maria. L’Eterno Femminino (2020)

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