Il Detonatore

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UCCIDENDO DIO, L’UMANITA’ NON E’ DIVENTATA LIBERA. E’ DIVENTATA ORFANA (Franco Marino)

L’adolescenza è la fase del conflitto per eccellenza con i genitori. Molti fuffologi tributano questa fase critica a disagi giovanili, all’educazione dei media e invece la ragione è molto più prosaica. L’adolescente, in realtà uomo (o donna) a tutti gli effetti, entra in competizione con i genitori che in quel momento diventano dei rivali. La cosa si assesta quando i genitori invecchiano, calano ormonalmente e diventano, per così dire, figli dei loro figli.
Il figlio non è che sia viziato o che. L’adolescenza è un prodotto della civiltà che, in quanto tale, proietta in avanti un percorso di vita che, viceversa, vedrebbe l’uomo divenire padre a quattordici anni e morire a trentacinque-quaranta. A spingere l’adolescente cosiddetto problematico è il suo testosterone che lo pone in conflitto con i suoi genitori. I quali d’altro canto hanno la responsabilità totale della sua persona e sono obbligati a dover porgli un freno.
Il giovane vorrebbe già copulare con la ninfetta incontrata per strada, la giovane vorrebbe già farsi penetrare dal torello ipertrofico incontrato nelle discoteche, entrambi vorrebbero soldi, motociclette, viaggi, benefit ma il padre e la madre rappresentano istituzionalmente il freno che impedisce loro di vivere pienamente la propria sessualità, il proprio benessere. Che in una giungla verrebbero perseguiti attraverso il conflitto con altri congeneri ma che nella civiltà vengono limitati dalle leggi.
Se l’adolescente è nelle condizioni di badare a se stesso, può tranquillamente lasciare la casa paterna. Ma poichè non è mai così, l’abbandono del padre e della madre è un capriccio che, specialmente se portato alle estreme conseguenze (come purtroppo nei tristi casi di parricidio che la cronaca ci mostra) si paga caro. L’altra faccia della libertà è la responsabilità. Quando non si ha più un padre e una madre non si è solo liberi di fare ciò che si vuole, si è anche in balia di ogni tempesta che la vita ci porrà davanti.

Il rapporto tra uomo e Dio è qualcosa di simile. Il “core business” di ogni religione è fornire all’essere umano un’illusione che renda più sopportabile il triste destino che lo attende. Una guida. Un supporto. Un padre, una madre. Dio non a caso viene appellato come Padre. E la Madonna, va da sè, madre. Mentre i nostri padri e le nostre madri invecchiano e muoiono e sono umani, dunque fallibili, ci rendiamo conto che, non per questo, smettiamo di essere figli. Chi poi ha la sventura di essere orfano e di non essere credente, si trova così in una situazione di gravissima crisi interiore, dettata dalla consapevolezza della propria fragilità. Se attraversa un momento di difficoltà economica o, peggio ancora, non è in grado di mantenersi perchè troppo giovane o perchè in crisi lavorativa, dalla perdita dei genitori ne ricava una mazzata tremenda, realizzando in quel momento quanto stupide fossero le sue rivolte adolescenziali.
Analogamente, chi non è in grado di tenere in piedi la propria anima, si rende conto che la morte di Dio non è il “tana liberatutti” tanto sperato. Per secoli l’uomo ha cercato di uccidere Dio, di liberarsi di quel freno interiore costituito dalla presenza di robuste e pervasive regole che anche a voler poggiare su una fantasia, costituiva comunque un fondamento, una guida. L’uomo in crisi adolescenziale, a colpi di progresso, di democrazia, di egualitarismo, ha ucciso Dio. Ma questo deicidio lo ha compiuto prima di riuscire a trovare la propria indipendenza spirituale, la propria capacità di saper accettare il proprio destino, caratteristica di ogni vero laico, esattamente come quello sconsiderato di Pietro Maso ha ucciso i suoi genitori per intascarsi l’eredità familiare e illudersi di condurre una vita basata unicamente sul narcisistico culto della propria persona.

Soprattutto, capita una cosa ad ogni orfano e ad ogni ateo. Spesso viene attraversato da tanti profittatori, pronti ad occupare abusivamente quel ruolo. L’orfano è spinto ad identificare in ogni futuro partner un padre o una madre surrogata, non rendendosi conto che per quanto possa assumerne le sembianze, non è e non sarà mai nè un padre nè una madre. L’ateo crede ai maghi, alle fattucchiere, alle ideologie, ivi compresa quella di uno stato paterno, che si prende cura di tutti.
C’è questo dietro molti matrimoni sbagliati, dietro la credenza che un mago possa riuscire dove ha fallito un bravo medico, dietro le tirannie politiche: la disperazione, la paura della solitudine fisica e spirituale, l’incapacità di sapersi prendere cura non soltanto del proprio corpo ma anche del proprio spirito.
Si realizza così ciò che disse Chesterton. Chi non crede in Dio non è che non crede più a niente, da quel momento crede a tutto. Uccidendo Dio senza essere diventati davvero adulti, con tutto il carico di sofferenze che ciò comporta, ci siamo resi conto che non siamo liberi, siamo semplicemente poveri. Siamo zattere che vagano senza meta nell’oceano, con forze che stanno per esaurirsi e che presto verranno travolte dai marosi. E tutto questo lo dico da non credente. Da orfano, in tutti i sensi.
Insomma, con rispetto parlando, sono, siamo nella merda.
Chi si sente escluso da questo discorso ed è tentato dall’insultarmi, sappia che invece ha le mie più sincere congratulazioni.
Vorrei essere riempito di insulti se questo significasse un’umanità più felice.

FRANCO MARINO

3 commenti su “UCCIDENDO DIO, L’UMANITA’ NON E’ DIVENTATA LIBERA. E’ DIVENTATA ORFANA (Franco Marino)

  1. Non sono stupita ,tanto meno offesa da questo articolo bensì meravigliata che tu abbia sentito la necessità di scriverlo. Concordo in massima parte su quanto dici del rapporto genitori/figli. È vero, appena spuntano i primi peli e cresce il seno gli adolescenti si credono adulti e mal tollerano le ingerenze dei genitori ed adulti in genere, genitori ed adulti che loro stessi scimiottano, sgomitano e scalpitano per trovare la loro identità . Questo processo esiste da sempre ma ora si è esacerbato, manca il rispetto ed il senso del limite e qui i media entrano pesantemente in scena. Non voglio dilungarmi. Da ateo scrivi una cosa inesatta : Dio non si può uccidere, Dio è eterno. Possiamo illuderci di averlo tolto dalla nostra coscienza, è da qui ritengo nasca il tuo “abbiamo ucciso Dio” possiamo non crederci ma , volenti o nolenti, Egli crede e crederà sempre in noi. Una sottile catena invisibile che ci porta comunque a parlare di Lui, a pensare a Lui anche se in negativo, a bestemmiarLo , ad adirarci con Lui perché abbiamo comunque bisogno dì Lui affinché il nostro Spirito non muoia. Saremo, sono, anche orfani dei genitori ma orfani di Dio mai , dipende dalla nostra volontà.

  2. Trovo sconcertante solo una cosa: che l’autore, alla fine, si dica ateo. Non avrei mai creduto a tanta lucida precisione nel presentare un tema come questo. Un articolo che vale più di decenni di ciarpame progressista à la Repubblica.
    Chapeau.

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