Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

I SONETTI DI SHAKESPEARE SPIEGATI A CHI NON SA NIENTE DI SHAKESPEARE (di Matteo Fais)

“Per la tua pace devo stare in guerra” (William Shakespeare, I sonetti, Einaudi).

Di solito, ogni volta che un critico letterario parla, un potenziale lettore muore. Perché? Molto semplice: lo fa sentire un idiota e lo avvilisce. Sia chiaro, non che il lettore medio – cioè il non lettore – non lo sia. Il fatto è che, a tenerlo a debita distanza dalla materia letteraria, si ottiene solo di incancrenire la sua ignoranza, fino a renderla irrecuperabile. Il risultato è l’aumento degli abbonamenti Netflix e, in ambito librario, l’incremento delle vendite per Ilary Blasi.

Adesso, per esempio, sono da poco tornati in libreria, in ristampa, I Sonetti di William Shakespeare, per conto dell’editore Einaudi, a cura di Lucia Folena. Come indurre l’uomo comune a leggerli? Sarebbe inutile fare una recensione a uso e consumo della persona di cultura, la quale, dalle scuole dell’obbligo alla maturità, avrà già imparato ad apprezzare l’autore inglese e possiederà diverse traduzioni della sua opera.

In ultimo, non esiste argomento migliore, nella sua semplicità, del metterlo al cospetto della bellezza dei testi in questione. Si può ben parlare di tutta la vicenda relativa al fair youth e la dark lady, oppure discutere il metro e la strategia retorica, ma è ben possibile che tutto ciò, per quanto importantissimo per lo studioso e l’appassionato, non muova un’anima che una verso la libreria o la spinga a entrare su Amazon per fare l’acquisto.

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I versi, in fin dei conti, si dovrebbero spiegare da sé, senza l’intermediazione sacerdotale di chi, ogni volta, si frappone tra lettore e autore, proponendosi come l’unico interprete degno della parola di quest’ultimo.

Quel che ha da dare Shakespeare è tutto qui: “Da dove hai il dono di abbellire il male,/ così che nel più abietto dei tuoi gesti/ c’è tanta forza e indubbia abilità/ che il tuo peggio per me oltrepassa il meglio?/ Da chi imparasti a far che più ti amassi/ quanta più causa tu mi dai di odiarti?”. Inutile spiegare, in tempi in cui l’amore tossico e malato è così di moda, perché questi versi possano ancora avere un attrattiva su di noi, dopo secoli.

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Questa traduzione della Folena, peraltro, rende magnificamente, con quel gusto un po’ retrò – o forse sarebbe meglio dire vintage? –, una lingua inglese oramai datata. Interessante, infatti, il suo modo di trasporre il famoso verso “Shall I compare thee to a summer’s day?”, ovvero “Dovrei paragonarti a un giorno d’estate?”, che lei rende nella forma del “Dovrei io compararti a un giorno estivo?”. O quando combina la morte e l’ombra in questa felice soluzione: “E non ti toccherà l’ombra fatale/ se in versi eterni crescerai nel tempo”.

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Ma, davvero, in ultima istanza, al fruitore comune, quello che non prenderà mai in mano il The Cambridge Companion to, o un qualche saggio di Harold Bloom sulla faccenda, non resta che rimanere alla bellezza che emerge finanche a una lettura superficiale – e diceva bene Hegel, quando sosteneva che non ci sia niente di più profondo di ciò che sta in superficie.

Dunque, ciò che serve è tutto lì, nei versi che dicono “Quando, inviso a fortuna e ad occhi umani,/ solo piango la mia desolazione/ e turbo il sordo ciel coi miei lamenti,/ mi guardo e maledico il mio destino,/ e vorrei somigliare a chi ha speranza,/ e avere tratti belli, tanti amici,/ l’arte d’uno, dell’altro l’orizzonte,/ disilluso da ciò di cui più godo”, oppure in quelli che fanno “Vecchie angosce ritornano ad affliggermi/ e tristemente da un dolore all’altro/ faccio il conto dei gemiti trascorsi”. Se, poi, niente di ciò che avete letto vi ha toccato, nessuno potrà farci niente. Bisogna semplicemente arrendersi.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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