Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL COVID E IL RITORNO ALLA NORMALITÀ (di Davide Cavaliere)

A più di un anno dalla caduta delle principali e più odiose norme anti Covid-19, è possibile tentare un’analisi retrospettiva, demolendo alcune convinzioni consolidate. 

La pandemia ha fatto emergere con prepotenza tutti i difetti del sistema italiano: la politica si è limitata a gestire l’apparato e ha demandato le decisioni agli specialisti. Questi ultimi, inebriati dal potere, hanno travalicato i limiti del proprio ruolo, passando dall’indicare opzioni sanitarie all’assumere prerogative politiche. La pesante burocrazia nazionale ha invaso tutto lo spazio sociale elaborando e imponendo norme, codici e dichiarazioni. I media sono sprofondati nella marea di notizie sensazionalistiche circa la pandemia, facendo pedissequamente propria la posizione governativa. 

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In questo scenario, caotico e disorientante, i gruppi «anti-sistema» più o meno ideologizzati hanno approfittato della situazione per rafforzarsi e alimentare il disagio indotto dalla inefficienza dello Stato. Invece di presentare la gestione della pandemia per quello che è stata veramente, ossia il prodotto di una scarsa cultura liberale e di una macchina statale ancora percepita come onnipotente, i cosiddetti «anti-sistema» hanno preferito diffondere narrazioni strampalate e false, prima fra tutte quella riguardante un presunto «piano» denominato «Great Reset». 

Non si è trattato, ovviamente, di un «piano globale» elaborato da oscure élite finanziarie. La gestione della pandemia, infatti, non è stata lineare, come ci si aspetterebbe dall’attuazione di una strategia elaborata e attuata con scrupolo, ma caotica e confusionaria, che si è infine risolta nell’imposizione generalizzata della vaccinazione, ossia con una soluzione grossolana e coercitiva caratteristica delle burocrazie più ottuse. 

Cionondimeno, la convinzione che ci si trovasse al centro di un programma totalitario di lungo periodo, portato avanti da figure occulte in odore di satanismo, ha convinto molti di essere dei «risvegliati» (woke) in lotta contro oscuri potentati globali. L’opposizione all’odioso green pass ha strutturato l’identità di numerosi soggetti che, una volta cessate le restrizioni, hanno tentato di continuare la battaglia al sistema sostenendo la Russia di Putin nella sua aggressione dell’Ucraina o demonizzando i piani green dell’UE – considerati come ulteriori tasselli del suddetto piano globale. 

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Gli «alternativi», nel momento in cui hanno aderito a tesi improbabili e fantasiose purché fossero contrarie all’odiato «mainstream», si sono rivelati ben poco lucidi, proprio come coloro che si sono sottomessi alla narrazione terroristica circa la pandemia. Si può essere certamente (e giustamente) orgogliosi di non aver ceduto a regole demenziali e isteriche, a patto, però, di non sposare tesi o ideologie altrettanto irrazionali e manichee solo per narcisismo della ribellione

Quanti hanno fatto del COVID-19 una fede, non sono coloro che, per quieto vivere o conformismo, si sono sottoposti alla vaccinazione, bensì quelli che l’hanno avversata. La difficoltà di alcuni a uscire dal periodo pandemico la si evince anche dal linguaggio, dal sistematico utilizzo di termini come «tridosato» o «sierato»

L’arrogante gestione della crisi sanitaria dovrebbe aver insegnato una sana diffidenza nei confronti dello Stato, non di uno Stato in particolare, ma dello Stato moderno in quanto tale, primo e unico responsabile della compressione delle libertà individuali nel biennio 2020-2022, limitazioni non certo attribuibili a un mostro immaginario chiamato capitalismo globalista

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Credere di essere al centro di grandi macchinazioni mondiali è tanto semplice quanto rassicurante: in primo luogo, perché fornisce risposte semplici a problemi complessi; in secondo luogo, perché conferma gli individui nella loro impotenza illuminata: conoscono obiettivi e nomi del grande piano, non se la sono «bevuta», ma non possono fare nulla per ostacolarlo dato che tutti gli altri appartengono al «gregge tridosato». 

Per due anni, siamo stati costretti a discutere solo di COVID-19. Green pass e vaccini ci hanno distolto dalla nostra vita quotidiana. Ma ora che il mostro è alle spalle, quanti lo hanno avversato imparino che c’è dell’altro, che non tutto può essere letto col prisma della pandemia, che il pensiero non è solo binario («pro vax» o «no vax») e nessuno trama nell’ombra nuovi e più perfetti piani di dominio. Da qui passa il ritorno alla normalità.

Davide Cavaliere

L’AUTORE 

DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais e Franco Marino, del giornale online “Il Detonatore”.

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