Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LA BALLA DEL SOVRANISMO ALIMENTARE: NON ESISTE LA “TRADIZIONE”, SOLO LE “TRADIZIONI” (di Matteo Fais)

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Se parli con un milanese, almeno da qualche decennio a questa parte, è possibile ti dica tutto il bene possibile dei Sardi e della Sardegna, dove si presume sia stato in vacanza – probabilmente, non li considera neppure più terroni. Il problema è che, per lui, i Sardi sono un blocco unico, senza differenze tra Sassari, Cagliari, Nuoro e Oristano. Per chi vive nel capoluogo dell’Isola, invece, i Sassaresi sono una specie a parte e viceversa. I Sardi, insomma, sono un’invenzione dei “continentali”, come li chiamano qua in mezzo al mare.

Un ragionamento vagamente simile vale per ciò che riguarda la cucina italiana. Dunque, da questo punto di vista, Alberto Grandi, il professore di Storia dell’Alimentazione intervistato dal “Financial Times”, che tanta indignazione ha suscitato sullo Stivale, ha ragione: il sovranismo alimentare è una colossale minchiata storytelling da fratellini d’Italia che cercano di deviare il discorso dai problemi reali. Non esiste un cibo italiano, nel senso di diffuso lungo tutta la Penisola e le Isole – di più: non è mai esistito.

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Pertanto, è vero, la tradizione italiana è una balla mostruosa. Il problema è che la pars destruens di Grandi – che sì, a occhio e croce, nasconde la consueta smania antitaliana dei sinistri – non si spinge fino a dire tutta la verità, ovvero che non esiste una tradizione, ma infinite tradizioni culinarie, proprio come non esistono gli Italiani, ma solo i Sardi, i Siciliani, i Piemontesi, i Marchigiani, o meglio ancora Cagliaritani, Palermitani, Torinesi, e Anconetani.

È così, inutile raccontarsi cretinate. Basta spostarsi di cinque chilometri, nella stessa provincia, che il piatto tipico conosce una variazione, esattamente come il dialetto del luogo muta leggermente per certe parole. Paradosso dei paradossi, dunque: non esiste una tradizione, perché ne abbiamo talmente tante da aver perso il conto.

A livello culinario e linguistico, una regione è un universo e una provincia un mondo. E sì, la cucina, ha ragione il Professorone, è in continua evoluzione. Un piatto povero come la Panada sarda – una base di pasta chiusa, quasi un calzone più strutturato e grosso – è nato per contenere patate, anguille e pomodori secchi. Oggi, te la fanno con qualsiasi cosa, anche in versione vegana. In breve, su una base così semplice, ogni casalinga, che non sappia più che cavolo inventarsi per saziare marito e figli, può sbizzarrirsi con la fantasia.

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Tra parentesi, è una stupidaggine quella secondo cui solo noi sappiamo cucinare e abbiamo i prodotti migliori. Se prendete delle cozze cilene e le preparate come Dio comanda, inserendole poi in una pastasciutta, le potete spacciare per sarde persino con i Sardi – che, poi, sia un crimine inquinare tanto, portando un mollusco dal Cile all’Italia, è tutto un altro paio di maniche.

Basta con questo campanilismo del menga. Si cucina in tutto il mondo e noi non siamo i soli che sanno usare il cervello in connessione con le mani. L’inventiva non è prerogativa esclusiva di questo piccolo lembo di terra. Di umiltà, nessuno ha mai fatto indigestione e il sushi, di qualsiasi tipo sia, è un piatto enormemente più elaborato, difficile e gustoso della polenta – ah, il baccalà non esiste in Veneto.

Poi, che la farina di grilli o la carne sintetica siano una follia che solo i maniaci del clima potevano proporre è tutto un altro paio di maniche. Non serve essere dei nazionalisti esaltati per capirlo.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi. Di recente, ha iniziato a tenere una rubrica su Radio Radio, durante la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana, intitolata “Il Detonatore”, in cui stronca un testo a settimana.

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