Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

SIMPATIE PER HAMAS E FRUSTRAZIONE SESSUALE (di Davide Cavaliere)

Ogni comunicato di Hamas si conclude con queste parole: «È un jihad per la vittoria o il martirio». Questa è una sintesi delle idee che hanno reso i guerrieri jihadisti una forza combattente così formidabile nel corso di numerosi conflitti.  

Lo jihadista ha due sole vie: vincere, e poi può prendersi cura delle proprietà e delle donne di coloro che ha sconfitto, oppure perdere, ossia venire ucciso (martirizzato), nel qual caso trascorrerà l’eternità con le celebri vergini del paradiso islamico. Il culto della «guerra santa» è questa caricatura della mascolinità che piace soprattutto agli uomini deboli.

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Il Corano fa una promessa a coloro che ottengono un posto in paradiso: «In verità, il giusto è la conquista, giardini recintati e vigne, donne coetanee dal seno grande e una coppa piena» (78:31-34). Diversi hadith, ovvero aneddoti della vita di Maometto, approfondiscono questo tema, promettendo schiave sessuali ai «martiri» della jihad. Il paradiso islamico è popolato dalle urì o huri, delle donne perennemente vergini e prive di ciclo mestruale dedite esclusivamente al «riposo del guerriero».

Questa idea carnale della beatitudine eterna è presa con la massima serietà da molti musulmani. Nel 2020, uno studioso islamico di Gaza, Ahmad Khadoura, ha persino descritto nel dettaglio le gioie che attendono gli uomini musulmani in paradiso, mettendo l’accento sulla rafforzata virilità del membro. Khadoura non stava inventando nulla, ma estrapolava il tutto dalla tradizione islamica.

L’Islam, come si evince chiaramente da questi aspetti, è una religione per maschi e, in particolare, per giovani uomini sessualmente avari. Un culto della mascolinità, anzi, una vera e proprio idolatria della stessa, che lo apparenta ai regimi nazisti e comunisti, con le loro sfilate di operai e soldati in divisa. Come ha scritto Éric Zemmour nel suo pamphlet L’uomo maschio: «Virilità d’avanspettacolo. Tutto questo bisogno di esibire è un sintomo di debolezza. Tutta questa virilità, fascista o comunista, è un abbaglio da omosessuali».

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Confondendo la nobile nozione di mascolinità con la bestialità, la sete di sangue, il dominio e l’esaltazione della violenza e della brutalità, l’islamismo, proprio come i suoi gemelli totalitari, rende un pessimo servizio proprio alla virilità che vorrebbe celebrare. Eppure, proprio grazie a questo culto demenziale della forza e del ratto a scopi sessuali, i gruppi jihadisti islamici come Hamas attraggono uomini deboli, che desiderano compensare la loro mancanza di impeto o che intendono negare e reprimere le loro inclinazioni omosessuali.

Basti pensare a Ernst Röhm, il capo delle truppe d’assalto tradito e assassinato da Hitler durante la Notte dei lunghi coltelli nel 1934. Hitler si dichiarò scioccato dall’omosessualità di Röhm, dimenticando opportunamente che era conosciuta e accettata da anni tra la leadership nazionalsocialista. È bene anche ricordare la pratica del bacha bazi diffusa in Afghanistan, per cui un maschio più anziano prende un ragazzo, spesso un bambino, come compagno sessuale. Alle truppe americane, sovente accusate di «imperialismo», è stato vergognosamente ordinato di ignorare questa pratica diffusa in tutto il paese.

I convertiti all’Islam in Occidente, ma anche i semplici simpatizzanti di Hamas o Hezbollah, tendono a essere giovani frustrati, attratti dal falso senso di superiorità e forza che l’Islam offre loro, nonché mezzi uomini insicuri che non riescono a immaginare di conquistare una donna se non ricorrendo alla forza o alla coercizione.

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La falsa mascolinità offerta dalla jihad è particolarmente attraente nella nostra epoca di uomini deboli. Quando l’Occidente era culturalmente forte, i convertiti all’Islam erano praticamente inesistenti, ma in quest’epoca di evirazione culturale sono diventati comuni. Il kickboxer Andrew Tate, che ha una visione comicamente degradata della mascolinità, è un convertito all’Islam. Tate, omosessuale o meno che sia, è una classica figura in stile Röhm, che abbraccia una caricatura della virilità, che a malapena nasconde un odio (e probabilmente una paura) per le donne.

Ai «queers for Palestine» si affiancano maschilisti dipendenti dal Cialis. Verrebbe da ridere, se non fosse che soggetti simili, storicamente, costituiscono il bacino umano da cui attingono gruppi terroristi e movimenti totalitari.

Davide Cavaliere

L’AUTORE 

DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais e Franco Marino, del giornale online “Il Detonatore”.

2 commenti su “SIMPATIE PER HAMAS E FRUSTRAZIONE SESSUALE (di Davide Cavaliere)

  1. Cavaliere è un povero pazzo. Una frangia fanatica di una religione non definisce un credo nella sua totalità e complessità.

  2. Da maschio non posso fare altro che rilevare l’assoluta veridicità di quanto espresso in questo articolo. In “genere” il maschio, in quanto tale, teme la figura femminile che non vive il confronto della “potenzialità sessuale” e qualche volta la usa per metterlo in difficoltà, pertanto ogni qualvolta il maschio ha la possibilità di esercitare la summenzionata potenzialità lo fa accrescendola con un impeto di orgoglio, fatto del tutto estraneo alla naturalezza del rapporto con l’altro sesso.

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