Il Detonatore

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MALENA “LA PUGLIESE”, EX PORNOSTAR, PUBBLICA UN TESTO CHE È PURA SODOMIA LETTERARIA (di Clara Carluccio e Matteo Fais)

Non un testo scritto con i piedi e neppure a cazzo, essendo opera di una donna, ma con lo strap-on. Praticamente, vera e propria sodomia letteraria. La compianta Moana Pozzi si sarebbe strappata le autoreggenti di fronte a tanta estrogena piattezza. Lei che si elevò sopra milioni di frigid housewives dicendo “Non tutte possono fare quello che faccio io”, oggi troverebbe più audace una qualsiasi performer di Onlyfans che la sua collega Malena “La pugliese”. 

Probabilmente assalita dall’irrazionale e ingiustificato timore di una precoce dipartita, la pornostar di seconda fila è corsa a scrivere un libro di memorie altrettanto inspiegabile: Pura. Il sesso come liberazione (Mondadori). Si tratta del volume sulla rivendicazione del piacere femminile meno aggiornato dei nostri tempi: “So che posso avere rapporti sessuali anche al di fuori dell’amore canonico” – ma dai, chi l’avrebbe mai detto! Roba che, a momenti, veniva scritto trent’anni fa anche su Cioè

L’autobiografia di Malena

La neofita della scrittura in guepiere apre motivando la scelta del titolo: “Pura, incontaminata, che presenta intatte le proprie caratteristiche. Una definizione che ho sempre trovato stupenda […] Pura è il modo in cui mi sento io”. Sì, vabbè, praticamente altissima, purissima e pure extra vergine. 

Le sue esperienze si sequenziano, narrativamente parlando, con monotona linearità, da svogliato temino di scuola elementare – se un ghostwriter c’era, a livello di intreccio, ha dimostrato le capacità di un questurino che raccoglie una testimonianza. Ogni tappa o riflessione è così prevedibile che ci si aspetta l’invito per la recita di fine anno, di modo da poterle fare pure l’applauso. C’è l’esplorazione del proprio corpo e la consapevolezza che si raggiunge con i primi sgrillettamenti (“Le volte che provavo a toccarmi non riuscivo mai a provare un vero piacere […] Avvertivo piuttosto qualcosa che all’inizio associavo al disagio, ma che poi ho presto identificato come “mancanza”). Seguono i primi rapporti sessuali a due che colmano la lacuna iniziale, ma l’annoiano alla svelta (“La routine rapporto orale-pecorina-missionario non faceva per me”). Passa quindi in modalità threesome, con le tipiche rotazioni donna-uomo-uomo e uomo-donna-donna. Ma, anche questo, non è bastevole.

Entra nell’ambiente libertino degli scambi di coppia iniziando, finalmente, a soddisfare la sua natura espansiva, fino a un’epica orgia nuziale fresca di taglio della torta: “Tutte facemmo sesso con lo sposo, ma il vero fulcro della serata fu la sposa. Ciascuno di noi le diede piacere, con la bocca, le mani o il sesso […] una prima notte di nozze che per noi rappresentava la normalità”. Come prevedibile, l’estetica e l’immaginario che fanno da background a questo testo vanno ben oltre il pornografico, per rasentare il trash da casalinga in calore: “Tutto quello che accadde da quel momento in poi lo ricordo attimo per attimo, quasi fossero fotogrammi di un film tipo Pretty Woman”. Ma non manca neppure la Malena stile posta del cuore che dispensa i saggi consigli della nonna alle ragazze più ingenue e timorate di Dio: “Alle donne che mi raccontano di compagni divenuti freddi e distratti, spesso consiglio di dedicarsi a un lungo e intenso rapporto orale, fatto con passione e desiderio autentico”.

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Scontata la presenza di nomi e dimensioni di tutti gli uomini della sua vita. Ennio, il primo bacio. Domenico, il primo orale. Il povero Sergio, l’infelice incontro che segnò la sua giovinezza: “ce l’aveva davvero piccolo”. Erasmo, il tombeur de femme, il “Richard Gere pugliese, un’esperienza intensa e totalizzante che segna lo spartiacque nella sua vita, gettando le basi per quella che, più avanti, diventerà Malena (“La verità è che da quella sera in poi ci sarebbe stato per me un prima Erasmo e un dopo Erasmo […] Lui mi sbloccò fisicamente e mentalmente”). I lettori non possono che esprimere riconoscenza e unirsi in un sentito “grazie, Erasmo!”. E poi Vito “un egoista della peggiore specie” ma “dotato”, Cesare, Donato e anche Sandra – di lei sappiamo che, sul piano olfattivo, “emanava un odore di sesso che avrebbe risvegliato gli ardori di un prete novantenne”.

Uno stile descrittivo piatto come il petto di una ragazzina ancora non sviluppata, privo di qualsivoglia trasporto che non percepisca unicamente l’interessata: “Sentivo l’enorme erezione premere contro il palato e le guance, a volte dovevo prendere respiri profondissimi con il naso per continuare senza interruzioni”. La sua visione dell’erotismo è da lezione di yoga, meno inebriante di una trasmissione di cucina: “il buon sesso è puro distillato di benessere, ed è un diritto dell’essere umano, di ogni essere umano”.

Lei, che rifugge la routine, ci bistratta con le sue ripetizioni. “Brutale” è il termine che usa con maggiore frequenza: “brutale constatazione”, “rapporto sessuale brutale”, “dolore brutale”, “odore brutale”. E poi ancora “la realtà mi veniva riferita in tutta la sua brutalità”, “un gesto carico di brutalità”. Quando, poi, inizia il doveroso incensamento a colui che l’ha scoperta e inserita nel gruppo di puledrine del suo maneggio, il Rocco Nazionale, Malena sciorina una varietà di aggettivi che il lettore si era ormai rassegnato a sentir ripetere da 150 pagine: “il leggendario Rocco Siffredi”, “un carisma naturale”, “un distillato di uomo forte”, “di una padronanza assoluta”, “un vero maschio”, “raggiante”, “un vero e proprio mito”, “il re dell’hard”, “una bella voce, calda e gentile”, “appassionato amatore”, “straordinario” e, naturalmente, “dotato”. Il lieto fine che commuove il lettore e ripaga Malena del puerile millimetraggio iniziale del povero Sergio. 

E come non menzionare l’incontro, nel primo giorno sul set, con la collega Silvia Dellai, sua madrina e istruttrice di igiene: “Mi accompagnò sotto la doccia e m’insegnò a effettuare un lavaggio interno che consentisse di girare qualsiasi scena anale”. Che altro dire, eccelsa letteratura sull’igenismo erotico – manca solo il consiglio di usare anche la mascherina ed esibire prima il green pass.

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Ma il vero limite di Malena, come donna e autrice, il bromuro contenutistico che placa ogni erezione e castiga ogni fantasia, è la sua strenua difesa del sesso inteso come “libero e felice”, “naturale”, “gioia ed energia pura e pulita […] ricca e felice. Tutto il suo percorso di vita, così perfettamente in linea con quello di qualsiasi altra che abbia dai quaranta ai quindici anni oggigiorno, infatti, si snoda senza contrasti, conflitti e salti mortali emotivi. Come personaggio narrativo, l’ex pornostar è un diagramma piatto, la perfetta antitesi del conturbante essere dostoevskiano, una Madame Bovary che non ha mai conosciuto la tragedia, una Teresa Raquin da rianimare eroticamente con qualche lacerazione interiore. 

Il sesso, nella sua ottica, è più o meno come la ginnastica che fa bene al corpo e alla mente, brucia l’adipe in eccesso, favorisce il rilascio di endorfine. Insomma, ha tutto tranne il fascino del perverso. È una pericolosa centrale nucleare che muta in un’aiuola di innocue margherite. Manca lo sgomento della brava ragazza che scopre la turpe delizia dell’essere troia; il diletto inconfessabile di maneggiare, con mani e fica, l’oggetto proibito che schifa e ammalia; di dare un dispiacere atroce al padre tanto amato aprendo ogni orifizio a uno che, per lui, non sarà mai un buon partito. Magari, magari questa ragazza (s)perduta nel mondo letterario ci portasse a spasso con lei sul sentiero della perdizione, ci facesse sperimentare l’ambivalente attrazione per la femmina che ci è stato insegnato non si dovrebbe mai sposare, la puttana, quando però è la sola a farci realmente godere! Invece, 228 pagine, per dirci che non esistono sante e mignotte, e che chi fa sesso campa cent’anni. Meglio una sana astinenza letteraria!

Clara Carluccio e Matteo Fais

Canale Telegram di Matteo Fais: https://t.me/matteofais

Chat WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.


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