Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

UN LIBRO PER RESISTERE ALLA VIOLENZA, SENZA CEDERE ALLA TENTAZIONE DEL BENE (di Davide Cavaliere)

Nel 2015, dopo gli attentati islamisti alla sede di Charlie Hebdo e al supermercato ebraico Hypercacher, nelle librerie francesi uscì il libro di Tzvetan Todorov intitolato Insoumis, «ribelli», tradotto in italiano col titolo Resistenti – titolo fuorviante poiché fornisce al libro una connotazione di «sinistra» che non possiede. 

In esso vengono raccontate otto figure, da Etty Hillesum a Nelson Mandela, da Aleksandr Solzenicyn a Edward Snowden, che hanno condotto proteste solitarie contro regimi totalitari o democrazie difettose, contro diktat che ritenevano moralmente ingiusti o abusi di potere. 

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Tutte le biografie analizzate dallo studioso franco-bulgaro si caratterizzano per un netto rifiuto del manicheismo. I ribelli non dividono il mondo in amici e nemici, buoni e cattivi, ma «evitano di escludere dal cerchio dell’umanità i propri avversari o di rovesciare su di loro un odio inestinguibile». Sottoposti a prove terribili, il lager, il carcere, l’esilio, «rifiutano di sottomettersi sia agli avversari che li minacciano sia ai propri demoni interiori»

Non si tratta di santi o di individui dotati di capacità fuori dal comune, ma di persone ordinarie e imperfette, animate però da due grandi forme di amore: «l’amore per gli esseri umani e quello per la verità». Esemplari in tal senso sono le figure di Nelson Mandela: «Mandela era il primo a non voler essere considerato un santo» e della resistente antinazista Germaine Tillion: «era molto schietta e irriverente nel parlare, e nel lager fece una cosa che non ci si sarebbe aspettata in condizioni simili, ovvero riportò alla luce le canzoni della sua infanzia». 

Molto importante per i problemi attuali è il ritratto che Todorov traccia dell’informatico americano Edward Snowden, che ha svelato l’attività di spionaggio illegale condotta dal suo paese a danno dei cittadini statunitensi ed europei: «nel suo agire è mosso dalla rettitudine morale e dal rispetto della propria coscienza oltre che dal patriottismo: ha la sensazione di compiere il proprio dovere». Snowden, per sua stessa ammissione, non vuole «vivere in un mondo in cui tutto quello che faccio e dico è registrato»

In questo periodo segnato da forti tensioni politiche e rancori reciproci, di fronte a misure restrittive sproporzionate e autoritarie, la lettura del testo di Todorov può essere di grande conforto. Le vicende riportate ricordano quanto sia importante resistere al potere e alla barbarie, anche quella tecnologica, senza farsi trascinare dall’odio verso il nemico. Il Dalai Lama racconta – dice Todorov – la storia di un altro rappresentante della stessa religione, abate vicario di un monastero tibetano, che arrestato dai cinesi e rinchiuso per diciott’anni, inizialmente in prigione, poi in un campo di lavoro, dopo la liberazione se ne andò in esilio, fuggendo dal grave pericolo di «perdere la mia compassione per i cinesi». 

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La volontà di pacificazione si deve risolvere nell’oblio dei crimini commessi in passato? No. Un esempio positivo viene dal Sudafrica di Mandela e della Commissione per la verità e la riconciliazione: «invece di condannare i colpevoli di crimini razzisti, la Commissione suggerisce loro un’alternativa: riconoscere pubblicamente la propria colpevolezza ed esprimere rimorso nei confronti delle vittime». Se il Sudafrica di oggi precipita nella violenza è a causa dell’abbandono del progetto di Mandela, in favore di un rinnovato tribalismo e razzismo anti-bianco. 

Ecco la lezione degli Insoumis: resistere alla violenza, al potere arbitrario, al crimine istituzionalizzato, senza cedere alla «tentazione del bene». Riconoscere che tutti noi, come afferma il pacifista israeliano David Shulman, siamo capaci «di odio, di parzialità, di manicheismo». Avere contezza di queste forze oscure è il primo passo per non cedervi e il solo modo per instaurare una giustizia duratura.

Davide Cavaliere

L’AUTORE 

DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais e Franco Marino, del giornale online “Il Detonatore”. 


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