Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

SIAMO UNA TERRA SVENTURATA CHE HA BISOGNO DI EROI (di Franco Marino)

Bertolt Brecht ha detto: “Beati i popoli che non hanno bisogno d’eroi”.
In effetti, quando si è fortunati, i grandi avvenimenti, le grandi tragedie, i grandi pericoli provocano l’istinto di sopravvivenza dei giganti in grado di affrontarli. Hitler e Mussolini, giganti della storia indipendentemente dalla visione che si può avere di loro, erano due scappati di casa che trovatisi di fronte all’alternativa tra una vita di stenti e dichiarare guerra al sistema che li aveva costretti a ciò, decisero di dichiarare guerra al sistema. Ma nei periodi di pace, quando la guida dello Stato è qualcosa di banalmente amministrativo e quando i cittadini si occupano di problemi minori (che sul momento, in mancanza di altri, reputano di grande importanza) inevitabilmente i governanti sono privi di carisma e appaiono vittime, come proporzioni, delle miserabili dimensioni dei problemi che sono chiamati a risolvere.
La colpa di questi anni contrassegnati dalla grave crisi socioeconomica che ci ha contraddistinto, molti l’hanno dato al capitalismo, altri al socialismo. Nessuno si è mai però chiesto se forse non sia la qualità umana dei protagonisti ad essersi deteriorata.

In Gran Bretagna, che pure è terra di giganti del pensiero politico, abbiamo avuto Nigel Farage che ha lottato per la Brexit, salvo dimettersi quando fu indetto il referendum, James Cameron che l’ha promosso salvo poi ritirarsi quando la Brexit sembrava arrivare, Theresa May, che pure appartiene alla destra britannica, ha fatto di tutto per sabotarla e alla fine la patata bollente se l’è presa il pittoresco Boris Johnson. Che peraltro ha soltanto diretto un percorso già tracciato da altri e che certamente non ha cambiato il futuro di un Regno Unito che nell’UE ci è sempre stato molto a modo suo.
Non meglio è andata in Italia dove i giganti della politica attuale sono capaci solo di creare followership, di riproporre ciò che Montanelli diceva: “Sono il loro capo dunque li seguo”, di generare un consenso da tifoseria per poi sfarinarsi quando “arriva ‘o tuosto”, come diciamo a Napoli.

La situazione attuale a mio avviso è chiarissima. Siamo finiti nel mirino di autentici criminali il cui obiettivo è mandare in crisi le economie di mezzo mondo, affinchè i governi nazionali tassino i propri cittadini e tolgano loro diritti sociali e libertà personali. Quando una situazione è di questo tipo, tutto ciò di cui si ha bisogno è un eroe, uno che si assuma l’enorme responsabilità di individuare chi è il responsabile di una situazione di questo tipo e, a rischio della vita e della libertà personale, farlo fuori assieme alle sue propaggini culturali, sociali e politiche.
Questo è uno dei motivi per cui io non ho mai disprezzato le Brigate Rosse. Piaccia o meno, Curcio e i suoi avevano la convinzione che il paese fosse caduto nelle mani delle plutocrazie e che per liberarsene occorresse fare violenza a coloro che di questo sistema erano i tutori. Sbagliarono ovviamente nell’identificare nell’URSS il sol dell’avvenire. Ma il metodo era giusto: quando sei nelle grinfie degli oppressori, spargere sangue e commettere crimini deve essere l’ultimo dei tuoi problemi.
Naturalmente, oggi si pensa ai brigatisti come dei criminali ed esaltati e basta. Ma non si considera mai che il concetto di “crimine” ha una valenza puramente giuridica senza alcuna continuità spaziotemporale. Ciò che riteniamo criminale qui ed ora non lo è presso altre latitudini e altre società, con un altro corpo giuridico.
Dichiarare guerra ad uno stato potrà essere criminale, folle, stupido e quel che volete voi. Ma richiede una certa dose di eroismo.

Della criminalizzazione acritica della violenza ho parlato giorni fa. Oggi sto semplicemente denunciando la criminalizzazione dell’eroe. Ispiratore di tanti poemi, abbiamo l’eroe forte e impetuoso Achille e quello furbo e astuto Ulisse. Mentre se io oggi mi presentassi al proscenio e dicessi che sono pronto a dichiarare guerra al nemico e che voglio salvare il mio paese, mi ritroverei metà persone che mi darebbero dell’esaltato e l’altra metà che vorrebbe denunciarmi. Ma nessuno in grado di dirmi come si esca da questa situazione.
Come non bastasse, mentre sentiamo che il mondo come l’abbiamo conosciuto sta cambiando, non sappiamo in che direzione lo stia facendo, i governanti sono perplessi quanto noi e, non che guidare questi sviluppi si aggrappano disperatamente al passato, cercano di mantenerne in vita le istituzioni e ripetono stancamente gli stessi slogan di moda venti o trent’anni fa. Il Ventesimo Secolo, per molto tempo definito “il secolo breve” (dal 1914 al 1989) non solo in realtà si è rivelato lunghissimo ma non si sa neanche quando finirà.
E qui viene da pensare a ciò che profeticamente – cito a memoria quindi mi si perdonino eventuali errori – disse Kierkegaard: “la nave è in mano al cuoco di bordo, e le parole trasmesse dal megafono del comandante non ci dicono più la rotta ma quel che mangeremo domani”.
Siamo in attesa di un futuro inconoscibile e inquietante, mentre continuiamo a vivere un’epoca mediocre, guidati da uomini mediocri, e sentendoci mediocri noi stessi.
O forse, come sempre ci ricorda Kierkegaard, l’uomo è spaventato dalla presa di coscienza dell’immensità di cosa egli è capace di fare e diventare.
Siamo una terra sventurata che ha bisogno di eroi. Possibilmente non terroristi ma veri rivoluzionari capaci di accettare l’idea di rischiare la vita e spargere sangue. Cinici ma per un nobile disegno.

FRANCO MARINO

3 commenti su “SIAMO UNA TERRA SVENTURATA CHE HA BISOGNO DI EROI (di Franco Marino)

  1. Credo di poter dire: finalmente! È anni che esprimo gli stessi concetti e sento solo il vuoto attorno. Ora vedo che essitono altre menti affini che vedono il problema, e i mezzi per affrontarlo.

  2. Verità spiattellata in faccia ai perbenisti! Ora il prossimo passo sarebbe farlo capire alla massa, o se non altro, ad un congruo numero di cittadini. La vedo dura, per ora, ma tra un po di miseria “FORSE”.

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