Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

L’ESPERIMENTO SOCIALE, PER SINGLE, DELL’ANELLO VERDE (di Matteo Fais)

È un mondo che diviene giorno dopo giorno sempre più strano, pieno di solitudine, nevrotico e ridicolo. La paura dilaga, soprattutto oggi che siamo bombardati, grazie ai social e YouTube, di storie di violenze, femminicidi, serial killer e pazzi di ogni tipo. 

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Poi, ovviamente, c’è il clima da caccia alle streghe fomentato dalle femministe, per cui sembra che tutti gli uomini siano violentatori e ogni donna sia stata vittima di stupro almeno 10 volte in una vita. Un fatto di cronaca particolarmente efferato, che prima si leggeva una volta, sul giornale comprato al mattino, oggi viene rilanciato, durante tutto l’arco del giorno – per giorni -, da 5000 amici su Facebook e, poi, su Twitter, assumendo le dimensioni di uno stupro etnico.

Il risultato di questa congerie sociale e antropologica è un aumento esponenziale di persone sole e profondamente disperate. Del resto, ad avvicinare una donna in spiaggia, al bar, in biblioteca, si rischia di passare per molestatori, stalker, potenziali assassini, maniaci. Già a dire “ciao” ad una, ci si sente vagamente viscidi e laidi. Sui social, peggio che mai, perché esiste la concreta possibilità, anche mandando un semplice messaggio, chiedendo di incontrarsi per un caffè – mica avendo inviato una dick pic in chat -, di vedersi sputtanare coram populo, con uno screenshot e 28 mila commenti di gente che insulta.

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Le app di dating, poi, per dirla alla napoletana, sono un pacco. Salvo forse in grandissime città, è difficile che conducano a qualcosa più di una scopata ogni 6 mesi, se va bene – escluso il caso di quei pochissimi belli che si spartiscono le femmine volontariamente inseritesi nel catalogo umano. L’unico risultato, a furia di swipe senza successo, è la nevrastenia e l’autolesionismo, sbattendosi il cellulare in faccia.

In sostanza, tutti coloro che non hanno grandi giri di amicizie, che non si sono sistemati tra superiori e università, o non gravitano entro ambienti particolarmente dinamici, non sanno che pesci pigliare, dove andare per conoscere anima viva. Persino le palestre, oramai, sono frequentate unicamente da fantasmi che aspirano solo a farsi video da postare su Instagram.

È in tal contesto che è nato l’esperimento sociale denominato Pear ring, prendendo piede soprattutto nei grandi centri urbani. La questione è molto semplice: una startup fornisce un anello verde, il quale sta a indicare la propria singletudine, oltre alla disponibilità ad essere avvicinati da eventuali partner per fare conoscenza. Gli iscritti, poi, possono partecipare a feste di gruppo organizzate appositamente per far incontrare altre persone prive di legami sentimentali.

È incredibile, eppure questo è il punto a cui siamo giunti: far incontrare le persone è divenuto il business per qualcuno. Abbiamo social, smartphone, locali, strade, piazze, malgrado ciò molti non ci riescono, restano esclusi dal gioco e devono pagare l’iscrizione a un club per poter dire ciao a una tipa, per non essere guardati di traverso e con pietà per un semplice saluto.

Certo, comunque, questo sistema non è del tutto privo di logica: perlomeno, è sicuro che chi prende parte al gioco desidera avere un dialogo. È molto più sciocco mescolare nello stesso locale gente che desidera solo di essere lasciata in pace con chi è, invece, a caccia di un incontro.

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A ogni modo, a rischio di suonare molto simili al vecchio che borbotta “Non c’è più religione, signora mia”, non si può non sottolineare l’assurda situazione che stiamo vivendo. In un mondo globale, non è possibile vivere avendo paura di parlare anche con il proprio vicino, mentre su una chat possiamo interagire con uno che si trova all’altro capo del mondo. 

Matteo Fais 

Canale Telegram di Matteo Fais: https://t.me/matteofais

Instagram: http://www.instagram.com/matteofais81

Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14

Chat WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi. Di recente, ha iniziato a tenere una rubrica su Radio Radio, durante la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana, intitolata “Il Detonatore”, in cui stronca un testo a settimana.

Un commento su “L’ESPERIMENTO SOCIALE, PER SINGLE, DELL’ANELLO VERDE (di Matteo Fais)

  1. Sarebbe più onesto e sensato indossare un anello (tipo Rosso) che segnali il mio desiderio di essere lasciato in pace. Perché? Una tipa che indossi un anello verde può raddoppiare il dolore di un rifiuto (sì, è verde, ma non per te). Che si facciano avanti loro, ste stronze…

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