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L’EDITORIALE – LA PSICHIATRIZZAZIONE DEL DISSENSO – PROGRESSISTI DA UNIONE SOVIETICA (di Davide Cavaliere)

In Unione Sovietica, il dissenso politico era trattato come una malattia psichica. Agli oppositori del potere comunista, talvolta, venivano diagnosticate finte malattie mentali e, da quel momento, li si rinchiudeva in manicomio per un tempo illimitato. Uno dei primi ospedali psichiatrici in cui venivano trattenuti i prigionieri per cause politiche fu quello di Kazan’ dove, in trent’anni, morirono milleottocento reclusi. Oltre tremila passarono a miglior vita nella struttura manicomiale dell’isola di Svijažsk. 

A combattere e smascherare quelli che venivano definiti “meccanismi psicopatologici del dissenso” fu il celebre dissidente antisovietico Vladimir Bukovsky, vittima della repressione psichiatrica del totalitarismo marxista.

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Un’eco sinistra di questi fatti si è udita a Fano, nelle Marche, dove un diciottenne che, a scuola, si è rifiutato di indossare la mascherina è stato prelevato con forza dalla polizia e sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio. Al momento, la vittima, si trova rinchiusa in un reparto psichiatrico.

Il giovane si stava opponendo in modo non-violento alle assurde norme sanitarie imposte dallo Stato, come quella che ingiunge di indossare la mascherina in aula per cinque ore consecutive o all’aperto. La protesta dello studente avrebbe dovuto interrogare, almeno, il preside della scuola e il corpo docente, ma si è preferito farlo internare trattandolo da squinternato.

Siamo in presenza di un inquietante ritorno, quello della psichiatrizzazione del dissenso. Chiunque metta in dubbio la narrazione ufficiale sulla presunta pandemia, viene trattato come un “matto” da ricoverare, ovviamente, per il “suo bene”.

Nel novembre dello scorso anno, nel salotto televisivo di Giovanni Floris, su La7, Barbara Gallavotti, una biologa affiliata a quel rottame positivista noto come “Cicap”, nascondendosi dietro al neuroscienziato Bruce Miller, affermò che quanti mettono in dubbio la narrazione ufficiale sul Covid, i marchiati a fuoco detti “negazionisti”, sarebbero “dementi”.

Tempo addietro, nel cinquantaduesimo rapporto del Censis, si faceva riferimento a un esecrabile “sovranismo psichico“, definito dall’enciclopedia Treccani: “Atteggiamento mentale caratterizzato dalla difesa identitaria del proprio presunto spazio vitale”. Nel 2018, un tribunale francese ha ordinato che Marine Le Pen si sottoponesse a una perizia psichiatrica nell’ambito di un’indagine in cui veniva accusata di aver diffuso immagini delle violenze commesse dallo Stato Islamico.

La psichiatra forense alla scuola di medicina di Yale, Bandy X. Lee, intervistata su “Scientific American”, disse che Trump e i suoi sostenitori fossero soggetti da curare: “Le ragioni – sostenne la Lee – sono molteplici e varie, ma nel mio recente libro di servizio pubblico, Profile of a Nation, ho delineato due principali pulsioni emotive: la simbiosi narcisistica e la psicosi condivisa. La simbiosi narcisistica si riferisce alle ferite dello sviluppo che rendono magneticamente attraente la relazione leader-seguace. Il leader, affamato di adulazione per compensare una mancanza interiore di autostima, proietta una grandiosa onnipotenza, mentre i seguaci, resi bisognosi dallo stress sociale o dalle lesioni dello sviluppo, desiderano una figura genitoriale. Quando a tali individui feriti vengono assegnate posizioni di potere, suscitano patologie simili nella popolazione che creano una relazione ‘serratura e chiave’. ‘Psicosi condivisa’ – che è anche chiamata ‘folie à million’ quando si verifica a livello nazionale o ‘illusione indotta’ – si riferisce alla contagiosità dei sintomi gravi che va oltre la normale psicologia di gruppo. Quando un individuo altamente sintomatico è posto in una posizione influente, i sintomi della persona possono diffondersi nella popolazione attraverso legami emotivi, aggravando le patologie esistenti e inducendo deliri, paranoia e propensione alla violenza, anche in individui precedentemente sani. Il trattamento è la rimozione dall’esposizione”.

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Chiaro no? Trump, con la sua patologia narcisistica compensatoria, avrebbe indotto una psicosi generale nei suoi elettori tutti, ovviamente, alla ricerca di una figura genitoriale, deve essere rimosso. Più che una diagnosi “scientifica” sembra una riedizione della psichiatria farlocca dei sovietici, con qualche elemento freudiano in più. Sorprende che nulla del genere sia venuto alla luce quando le folle andavano in visibilio ed eleggevano Barack Obama.

I progressisti, ovvero i nuovi bolscevichi trinariciuti, stanno adottando i vecchi metodi: trasformare in mente malata ogni mente pensante.

Davide Cavaliere 

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