Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

CERCASI DISPERATAMENTE UN ERDOGAN ITALIANO (di Franco Marino)

Al di là delle insignificanti schermaglie di questi giorni, di Draghi che messo lì dalla finanza internazionale chiama dittatore un signore eletto dai suoi cittadini e del pasticcio sulle sedie che mi sono rifiutato di capire, il male peggiore da evitare, quando si parla di politica è il “fumettismo”, quel meccanismo infantile di dividere la geopolitica in buoni e cattivi.


L’allergia a questo modo malsano di discutere di vicende internazionali, serve a tenerci al riparo sia dall’idiotesca russofobia, sia dalla russofilia, molto ben radicata soprattutto a destra, di chi – non sapendo nulla nè di Putin nè di Russia – guarda alla Russia e a Putin, ma anche alla Cina, come cavalieri bianchi che salverebbero volentieri l’Europa, magari gratis.
Ringrazieremo sempre Putin per aver salvato la Siria dalla sua “trasformazione in Libia da parte degli americani e del terrorismo islamico”, per dirla col leader politico più popolare degli ultimi vent’anni. Ma l’osservatore distaccato e acuto non dimentica mai di osservare come nell’ambito internazionale non ci sono buoni o cattivi ma solo banditi che nella misura in cui riescono a congiungere la propria dipendenza da una droga chiamata potere con la capacità di fare le mosse giuste per il bene della propria comunità, sono “buoni” o “cattivi” per il proprio paese. Putin non è un benefattore e naturalmente, come prezzo per il sostegno dato ai siriani, assieme all’Iran scriverà la nuova costituzione siriana. Che potrebbe essere foriera alla liquidazione di Assad. Tutto questo per dire che non è valutando quelle di Severgnini e Saviano su Putin per ciò che sono, cioè fesserie, che automaticamente riabiliteremo quelle della Osipova e della buonanima di Giulietto Chiesa.
Il mio antiamericanismo, per esempio, si è sempre poggiato su prassi perfettamente razionali, ossia la considerazione prettamente matematica di come oggi gli USA siano, anche se non ufficialmente, nostri nemici. Tuttavia se scrivessi che “gli americani sono l’impero del male” e mi aspettassi l’arrivo dell’angelo Vladimir dal Cremlino, più che essere da ricovero, varrebbe la pena smettere di seguirmi.


E’ con questo spirito che ho sempre guardato con molto interesse la politica di Erdogan perchè il leader turco esemplifica alla perfezione il corto circuito del sovranismo istituzionale italiano, finito sotto tutela americana.
Perchè Erdogan è riuscito a mettere d’accordo sia la destra che la sinistra e questo spiega sia perchè – non riconoscendo credibilità a NESSUNO schieramento politico italiano – faccia il tifo per l’arrivo di uno come lui in Italia, sia perchè oggi in particolare il sovranismo istituzionale non sia più credibile.
Per sovranisti istituzionali intendo la Lega e Fratelli d’Italia. Che sembrano non considerare come non abbia minimo senso farsi difensori delle tradizioni cattoliche del proprio paese se un minuto dopo si condanna la Turchia per la sua progressiva islamizzazione e contemporaneamente non si dice nulla sulla svolta confessionale – peraltro del tutto legittima – di Israele la cui laicità è un lontano ricordo.
Ha fatto molto scalpore, a tal proposito, la decisione lo scorso anno di riconvertire il museo kemalista di Santa Sofia, considerato un avamposto laicista, in una moschea. Ma la Turchia è un paese sovrano e ha tutto il diritto di decidere se virare verso l’islamizzazione o meno. E soprattutto, il fantomatico progressismo kemalista non ha e non ha mai avuto niente di autenticamente progressista ma si è semplicemente risolto in quell’insopportabile intolleranza ateista del tutto analoga all’intolleranza anticristiana che si sta manifestando in Italia, che in Turchia si manifesta in chiave antislamica e che infastidisce anche un laico mangiapreti come me. Per circa ottant’anni, i turchi sono stati bombardati da messaggi che lungi dall’avere una connotazione meramente laicistica, sono stati veri e propri manifesti contro l’Islam. Fin quando tutto ciò coincideva col benessere del paese, perchè gli americani avevano interesse a tenere in piedi il debito turco, molti hanno ben volentieri rinunciato ad Allah. Quando con la crisi dell’economia turca – che comunque ha fondamentali molto migliori di quelle europee – è parso chiaro come i valori del laicismo fossero strettamente connaturati con le ritorsioni occidentali contro il sentire comune del popolo turco, i turchi hanno associato la povertà e la crisi alla laicità e alla democrazia.
Che è la stessa cosa che accade in Italia con i diritti civili. Non appena si è capito che l’antirazzismo, l’omosessualismo, il femminismo e l’antifascismo si associavano agli interessi della classe dominante, ecco che si sono avuti rigurgiti razzisti, omofobi, antifemministi e fascisti da parte delle classi più in difficoltà. In Turchia è accaduta la stessa identica cosa. Con Erdogan che ha soltanto colto l’occasione per liquidare il kemalismo, trasformando la Turchia da repubblica parlamentare a presidenziale.Qualcosa che allarma molti in Occidente ma che, se si rimane nella realtà, pura e semplice, che esula da ogni fumettismo, ci dice che Erdogan vuole rifare la Grande Turchia esattamente come io vorrei rifare la Grande Italia e come un israeliano vuole fare la Grande Israele. E va in Libia e in Somalia proprio come dovremmo fare noi italiani.

Proprio i patrioti, invece di tacciarlo come un criminale (facendo così il gioco del deep state americano) dovrebbero comprendere il suo orgoglio patrio meglio di chiunque altro. Se Erdogan fosse italiano, inizierebbe – proprio come tanti patrioti – a reclamare l’Istria, la Corsica, la Libia, Nizza e via discorrendo. Essendo italiano, rivendicherebbe le nostre tradizioni cattoliche come un Salvini qualsiasi, contro le derive ateiste. Allorchè voi mi direste che Islam e Cattolicesimo sono diversi tra loro ma questo non c’entra nulla. Non sta scritto da nessuna parte che se noi rivendichiamo le nostre origini cristiane, Erdogan non debba rivendicare quelle islamiche del suo paese. La sua forma mentis è quella lì: Allah, patria e famiglia. E se ci definiamo patrioti, dobbiamo renderci conto che c’è un Erdogan in ognuno di noi. E che non ha minimo senso difendere le radici cristiane dell’Europa se poi condanniamo Erdogan che difende quelle islamiche della Turchia. Ma, c’è poco da fare, in Italia noi sappiamo solo dividere la geopolitica in buoni o cattivi, rinnegando ciascuno il proprio spirito critico.


Erdogan non è nè il Bene Assoluto nè il Male Assoluto. E’, come tutti i grandi leader politici, un bandito che se ne strafotte delle anime belle e pensa unicamente agli interessi del suo paese, come fa Putin, come fa Trump, come fa Assad. Qualcosa a cui in Italia non siamo più abituati da ormai troppo tempo. E che dunque ci suona strano.
Cercasi disperatamente un Erdogan italiano. Non perchè ci sia simpatico o perchè sia un galantuomo ma perchè ne guadagneremmo noi italiani.

FRANCO MARINO

Un commento su “CERCASI DISPERATAMENTE UN ERDOGAN ITALIANO (di Franco Marino)

  1. Quelle della Osipova erano cretinate agli steroidi, tanto erano grosse e ottuse. Il dibattito pubblico ha solo guadagnato dalla sua scomparsa.

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