Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

SU DRAGHI NON HO PREGIUDIZI (di Franco Marino)

Diceva Einstein che è più difficile spezzare un atomo di un pregiudizio. A parte la mia ignoranza abissale su tutto ciò che riguardi la fisica, il celeberrimo scienziato mi avrebbe apprezzato perchè io di pregiudizi non ne ho. Una persona razionale guarda i fatti sulla cui base decide di sostenere persino il Diavolo in persona, anche se avesse passato fino al giorno prima la sua vita in convento. Con questo presupposto valuterò se l’azione di Draghi sia meritevole di sostegno, ben conscio che se questi leggesse la premessa di questo articolo si farebbe una risata e si chiederebbe “Franco Marino chi?”.

Da quel che si intuisce arriveranno 200 miliardi. Sulle perplessità in merito ai debiti ho scritto altre volte e dunque risparmierò lo spiegone. Oltretutto non bisogna criminalizzare i debiti, se creano nuove fonti di ricchezza. Il debito dell’imprenditore che si indebita di 100.000 euro e ne guadagna 200.000 euro, è benedetto. Se quel debito però non produce guadagni, rimane debito. E mentre il fatturato è aleatorio, il debito no.
Qui nascono le perplessità. Il nostro paese, tra una cassa del mezzogiorno e le casse del tocco, della controra, della mezzanotte, delle sei di sera, lungi dal rimpinguare un PIL da zona retrocessione, ha ammucchiato 2700 miliardi di debiti. I perchè si riconducono alla stramaledetta mentalità statalistica che, incoraggiata da una dottrina cattolicoide che ritiene i soldi lo sterco del diavolo e da quella comunista secondo la quale il profitto è un furto, come una zavorra grava su qualsiasi italiano che voglia aprire un’impresa.
Come partita IVA dal lontano 2001, se non fossi italiano, mi sentirei uno dei tanti individui normali che hanno qualcosa da produrre e cercano un mercato a cui proporle. Ma sono italiano e mi tocca sentirmi un eroe, parte di una consorteria. Noi partite IVA, appellati come evasori, ladri, traffichini, padroni, sfruttatori – e per carità, qualcuno sarà anche così – e pur tuttavia siamo quelli che tengono in piedi questo paese.
Personalmente, il mio problema non sono le tasse: se il governo mi dicesse “Devi pagare il 50% del tuo fatturato per tenere in piedi ospedali, scuole, pensioni etc.” a parte sincerarmi che i soldi vadano dove devono andare, non avrei problemi. Ciò che spendessi sotto forma di tasse, mi ritornerebbe sotto forma di consumi.
Le domande che pongo dunque ad una classe politica sono: la mia attività verrebbe protetta dalla concorrenza di aziende straniere che hanno altre regole? Posso cacciare a pedate chi invece di lavorare per me mi usa come mucca da mungere per non fare nulla? Sono al riparo dal primo sbirro in toga che, solo perchè gli sono antipatico, decide di rendermi la vita un inferno? Sono al riparo dal primo mafioso che decide che oltre alle tasse da pagare, devo anche sfamare i carcerati della sua famiglia? E assodato di dare all’erario il 50% di ciò che guadagno, devo pagarlo attraverso un fisco chiaro, semplice e lineare o temere una virgola fuori posto e ritrovarmi una cartella esattoriale da 30.000 euro?
Questi quesiti più comuni angosciano noi imprenditori, lavoratori autonomi, liberi professionisti. Se a sostenere Draghi in modo decisivo fosse un centrodestra fatto da Berlusconi (quello vero, non la macchietta degli ultimi anni) Salvini e la Meloni, in grado di vincere con una netta maggioranza le elezioni, non avrei dubbi. Ma la maggioranza che sostiene Draghi è fatta da partiti che vogliono abolire la prescrizione, la cui visione della giustizia non è ispirata dall’elementare principio di civiltà giuridica che un imputato è innocente sino a sentenza passata in giudicato ma che un innocente è un colpevole mai scoperto; che ritengono il posto di lavoro inviolabile, anche quando occupato da un palese incapace, scansafatiche; che espongono la mia impresa alla concorrenza di cinesi che sfruttano i loro lavoratori e di americani che drogano le proprie multinazionali a colpi di bond e dunque da gente che pretende che una cinquecento gareggi con una Ferrari, salvo poi perdere e dare la colpa al pilota. E che ritengono disonesto, sfruttatore, sovranista psichico chiunque non sia d’accordo.

Se Draghi mostrerà di agire in questo senso, non bisogna avere pregiudizi: andrà ascoltato e valutato con serenità. Ma dopo quarant’anni che sento, leggo, vedo che “bisogna stimolare la produzione, incentivare la libera iniziativa, riformare la giustizia”; che vedo spendere soldi che nutrono le solite correnti politiche; che vedo noi imprenditori esposti ad ogni tipo di rischio e nel mentre osservo gli statali non correrne manco mezzo, anche quando palesemente vanno lì solo per scaldare la poltrona; e soprattutto quando vedo che gli azionisti di maggioranza del governo sono gli stessi che hanno provocato la malattia, non mi viene naturale avere fiducia.
Il problema non sono i 200 miliardi, non è Draghi. Semplicemente, gli italiani devono cambiare mentalità. Capire che ogni pasto dato a chi non lo merita è un pasto tolto a chi lo ha meritato. Che il denaro o equivale a beni e servizi o è carta e dunque debito. Che un imprenditore trattato come un delinquente o non apre la sua impresa o, se la apre, la delocalizza. Condannando i suoi lavoratori a mendicare un posto da fame, magari presso qualche “prenditore” impunito perchè protetto da qualche partito. Che è giusto che ci sia uno stato ma come arbitro. E che solo una sana economia di mercato e un temperato liberalismo, possono far prosperare il paese. Se i 200 miliardi stimolano questo cambio di mentalità, sono soldi benedetti.
Ma ci credo poco. Le facce sono sempre le stesse e, quel che è peggio, hanno anche le stesse teste.

FRANCO MARINO

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